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venerdì, dicembre 02, 2005






Prendimi così...prendimi adesso.......

fantasticato da LaMela | il mio blog | alle 22:01 | commenti (1)


Categoria: peccato

 

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domenica, maggio 29, 2005

Pubblico qui l'inizio della storia che sto scrivendo sul mio blog, se vi piacciono i racconti lunghi e non vi viene a noia il mio modo di scrivere, sarei lieto di accogliervi nella mia piccola casetta per leggere il resto del libro che sto pubblicando a puntate.

Se volete mi trovate su http://kokkino.splinder.com

Schiava

 

 

Perdonerete il mio povero parlare di schiava ma la mia vita non e’ stata improntata sulla erudizione e sulla nobiltà di casta, io sono solo una povera schiava, presa da ragazzina in Gallia dagli invasori romani e portata in una villa fuori dalle campagne di Roma per servire i miei nobili padroni.

Come potrete facilmente intuire non sono io a scrivere, non ne sarei capace, ma sto solo raccontando le mie avventure al vecchio greco quasi completamente cieco che dorme nella stalla dei Padroni e li allieta con le sue strane storie di gesta antiche.

Mentre racconto credo di avere circa sedici estati di vita, posso però sbagliarmi in quanto non ricordo praticamente nulla dei miei primi anni di vita, i primi ricordi che ho della mia nuova vita sono della casa di mio padre data alle fiamme dai centurioni dell’imperatore e di un lungo e freddo viaggio a piedi incatenata dietro ad un carro con tanti altri che un tempo erano i miei amici e parenti del villaggio e che adesso non vedo più da lungo tempo, la mia vecchia vita è morta, bruciata con il mio villaggio e finita per sempre.

Ho sofferto in quel periodo la fame e la sete, il freddo mi ha quasi ucciso e sono viva solo grazie ad una vecchia donna che mi ha dato i suoi poveri cenci prima di morire durante il viaggio.

Sono stata portata in una grande piazza e fatta salire su un piccolo palco, ricordo tanti volti di gente che urlava arrabbiata, ricordo l’imbonitore che mi toglieva le vesti per mettere in mostra i miei piccoli seni acerbi e tutto il mio corpo, ricordo le frustate perché cercavo di coprirmi con le mani il piccolo ciuffo di morbidi peli che spuntava morbido sotto al mio ombelico, ricordo la mia Padrona che dopo avermi comprata mi ha fatta legare dietro alla sua portantina dorata e mi ha portata nella sua bella magione.

Ricordo di essere stata trattata bene dagli altri schiavi, rifocillata, lavata e vestita con una morbida tunica bianca, una corda rossa mi cingeva la vita, la veste si apriva di continuo sul mio petto ma mi dissero che mai e poi mai dovevo cercare di richiuderla per coprirmi.

Piansi a lungo, ero sola, disperata ed abbandonata, non avevo più fame però e mi lasciarono dormire e riposare per tutta la notte; il mattino dopo venni portata nel patio e fatta sdraiare in terra a pancia in giù, non capivo nulla di quello che mi dicevano, venni afferrata da quattro schiavi che mi tennero bloccate le gambe e le braccia e, mentre una vecchia mi carezzava i capelli sussurrando parole incomprensibili ma colme di dolcezza, sentii un dolore lancinante alla spalla, il fuoco mi bruciò lasciando, indelebile per tutta la vita, il marchio dei miei padroni sulle mie carni.

Piansi a lungo, rintanata in un angolo della stalla non volli mangiare ne bere per due giorni fino a che la vecchia che mi aveva carezzato mentre mi marchiavano non venne da me, sussurrò ancora dolci parole, quasi una nenia che mi fece scuotere dal mio stato di torpore e profonda tristezza; mi prese per mano, mi condusse nel retro della casa e mi lavò accuratamente togliendo il fango e le erbe che mi erano state messe sulla bruciante ferita, riprese a carezzarmi la schiena e i seni, la lasciai fare quasi felice del trattamento umano che almeno lei mi riservava, sentii la sua mano scivolare sulla mia pancia, carezzarmi le gambe e con un morbido tocco farmele aprire un poco.

Ebbi un sussulto quando il suo dito entrò in me e la guardai esterrefatta per il suo ardito comportamento, la udii dire a voce alta una parola che non scorderò mai più nella mia vita, disse VERGINE.

Imparai in fretta le mie mansioni, dovevo stare nell’angolo della camera della mia Signora e precipitarmi con la caraffa dell’acqua ogni qual volta lei avesse avuto sete, quando non ero nella sua stanza aiutavo le altre donne in cucina ed intanto cercavo di imparare quella strana lingua che mai avevo udito prima; la vecchia mi divenne amica, mi fece da madre in quei mesi e mi insegnò tutto quello che sapeva, mi raccontò che li in fondo la vita non era nemmeno tanto male, soprattutto quando il Padrone era in guerra; la Padrona in fondo non era cattiva, non ci faceva frustare mai più di una volta al mese e faceva uccidere dalle guardie chiunque cercasse di toccarmi in una certa maniera, ma questo successe solo due volte, poi tutti capirono che io ero riservata alla festa per il padrone quando egli fosse tornato dalla campagna militare.

Ed alla fine tornò. Maestoso, con scudo ed armatura leggera, il gladio che tante battaglie aveva vissuto era addormentato sulla sua coscia, gli stendardi garrivano al vento salutando il suo ritorno ed una maestosa aquila romana tutta d’oro lo precedeva.

Lo osservai di sottecchi sollevando appena la testa, io schiava prostrata al suo passaggio, era un bell’uomo, forte, maestoso, il suo viso scintillava di gioia per il ritorno anche se i suoi occhi erano colmi della malinconia di cento battaglie e di mille vite spezzate, per un istante i nostri sguardi si incrociarono, abbassai gli occhi ma vidi che mi guardava sorridendo, o forse pregustava solo il mio corpo che sapeva sarebbe stato presto suo.

Scese da cavallo ed entrò nella sua casa mentre i soldati che lo avevano scortato tornavano alla loro guarnigione dopo aver bevuto una coppa di vino al miele portata loro dagli schiavi.

Non lo vidi per due giorni, non avevo accesso alle stanze private se non quando venivo espressamente chiamata, aiutai gli altri schiavi ad approntare la grande festa che si sarebbe tenuta  quando il padrone si fosse riposato, osservavo i miei compagni che di tanto in tanto mi lanciavano una fugace occhiata di sottecchi a metà tra il divertito ed il compassionevole e mi domandavo, anche se inconsciamente gia sapevo, quando sarebbe stato il momento di aprirmi al mio signore e Padrone.

E venne la sera della festa.

La luna piena illuminava con i suoi tenui raggi il giardino addobbato a festa con gli stendardi delle vittorie del mio padrone, le fiaccole spandevano luce da ogni angolo creando strani giochi di luci e di ombre, il mio padrone, comodamente adagiato sul divano al centro del giardino ed attorniato dai suoi familiari ed amici mangiava e beveva felice ed ogni tanto mi gettava uno sguardo quando gli versavo il vino o gli porgevo la frutta.

La festa finalmente finì, gli invitati andarono nelle loro stanze ed io mi accingevo ad aiutare gli altri schiavi a ripulire quando la padrona mi chiamò con un cenno. Il cuore mi batteva forte, mi precipitai ai suoi piedi inginocchiandomi con la testa china, mi carezzò la testa poi prese la mia mano alzandosi e facendomi alzare ordinandomi di seguirla, ormai non ero ancora del tutto padrona della lingua ma capivo tutto perfettamente e riuscivo a farmi capire pur commettendo ancora qualche errore.

Seguii la mia padrona fino alla sua stanza da bagno, una schiava anziana la aiutò a slacciarsi la tunica e lei si immerse in un caldo bagno di acqua profumata dai petali di rose che vi galleggiavano, mi fece un cenno, anche io lasciai scivolare ai miei piedi la mia veste rimanendo completamente nuda, ormai non mi vergognavo più del mio corpo, sapevo di essere bella e giovane e godevo degli sguardi che mi venivano lanciati; mi immersi con lei nell’acqua ed iniziai a lavarla mentre anche io godevo della dolce carezza del bagno che stavamo facendo insieme.

Lei mi trasse a se prendendomi per le spalle, sentii il suo caldo respiro avvicinarsi alle mie labbra, sentii la sua dolce lingua insinuarsi nella mia bocca per esplorarla senza imbarazzo, sentii le sue mani carezzarmi i piccoli seni ed i capezzoli inturgiditi dal tocco dell’acqua e di lei, sentii la sua mano scivolare più giù ed un suo dito insinuarsi dentro di me per un attimo, ne dedussi che voleva accertarsi che fossi ancora vergine ma non ne doveva nemmeno dubitare, tutti sapevano che ero destinata al Padrone e nessuno mai avrebbe osato prendermi prima di lui.

Uscimmo dal bagno, nuda e bagnata la seguii a capo chino verso le stanze centrali della casa, arrivammo alla stanza dove Lui ci aspettava, osai un istante alzare lo sguardo, era li, nudo ed anche lui ancora bagnato steso sul letto, i suoi possenti muscoli guizzavano alla luce delle torce, le sue cicatrici risaltavano sulla sua pelle e il suo sesso giaceva a riposo quasi pregustando l’attesa che ormai volgeva al termine.

La mia padrona si sdraiò al suo fianco sul grande talamo e mi fece cenno di raggiungerla li; con un lieve imbarazzo e con molta paura, timidamente mi misi al suo fianco interponendola tra me ed il mio Padrone, lei prese la mia mano e la poggiò sul suo sesso invitandomi a toccarla.

Non lo avevo mai fatto ad un’altra donna ma la cosa non mi dava assolutamente fastidio, è vero che gli usi ed i costumi dei Romani erano diversi dai miei ma in fondo la mia Padrona era molto bella ed attraente e, anche volendo, non potevo permettermi il lusso di negarle nulla, avevo visto troppe volte gli altri schiavi frustati picchiati, venduti o ancora peggio uccisi senza possibilità alcuna di essere trattati diversamente da una bestia.

Sentii le mie dita che si bagnavano del desiderio della mia padrona, ad un suo cenno esplicito, senza che lei dicesse nulla, mi accoccolai inginocchiata ai suoi piedi affondando il viso e la lingua dentro lei iniziando a darle piacere; sollevai un istante lo sguardo restando esterrefatta ad osservare il grosso membro del mio Padrone che iniziava ad affondare nella bocca della sua consorte ma non smisi un solo istante di baciare il morbido sesso di lei cercando di fare del mio meglio per soddisfarla; cercando di non farmi notare feci scivolare la mano in mezzo alle mie cosce iniziando a toccare delicatamente il mio sesso eccitato e umido.

 


fantasticato da Kokkino | il mio blog | alle 09:10 | commenti (1)


Categoria: peccato

 

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mercoledì, maggio 18, 2005

L'amministratrice.

Come tutti i venerdi, alle quattro del pomeriggio, avevo già finito di lavorare e mi trovavo in casa per poi recarmi al supermercato a fare la spesa settimanale. Ero ancora in bagno quando sento suonare il citofono, era l’amministratrice del nostro condominio. Mi infilo i pantaloni e una camicia e vado ad aprire la porta. "Mi scusi signor Rossi non volevo disturbarla, sto lasciando delle comunicazioni nelle cassette della posta e visto che sono abbastanza urgenti ho pensato di consegnarle personalmente ai condomini che sono in casa" – "Di cosa si tratta?" – "E’ il mio nuovo indirizzo. Da lunedì mi trasferisco a Bologna, se c’è bisogno potrà trovarmi in Via Verdi, 15 al piano terra" – "Va bene, grazie" – "Mi scusi di nuovo…ma lo sa che è veramente carino il suo appartamento? Tutto così in ordine…c’è qualcuno che viene per le pulizie o fa da se?" – "Faccio da me, comunque credo sia in ordine soltanto quello che si vede." – "In che senso?" – "Oltre quella porta c’è il bagno, poi la camera da letto e non sono esattamente così in ordine come il soggiorno". Mentre parlavo lei, una donna di circa trentotto anni, si era seduta sul divano accavallando le gambe mentre stava assorta ad ascoltarmi. Poi ha cominciato a raccontarmi che stava separandosi dal marito. E mentre lo diceva usava un tono di voce che tradiva la sua soddisfazione di essere nuovamente libera. "Scusi la mia confidenza, ma mi pare di capire che non vede l’ora di tornare a divertirsi come una ragazzina." – "Non esattamente come una ragazzina, come una donna" – "Forse suo marito …la trascurava un po’?" – "Sarebbe più esatto dire un po’ troppo".

A questo punto mi sembrava evidente che a quella donna gli mancasse da un pezzo la sua razione quotidiana di cazzo. Non sapevo come comportarmi, così ho iniziato a farle qualche complimento di circostanza. "Lo sa che la vedo più sorridente di due anni fa quando l’ho conosciuta. Anche i suoi occhi sembrano sprizzare felicità" – "Grazie. Anche i tuoi sono molto belli, sembrano quasi quelli di una donna?" – "Signora…anzi vedo che possiamo darci del tu" – "Certo Ivan, dimmi" – "Non vorrei sembrare troppo modesto ma devo considerarlo un complimento oppure…" E così dicendo mi sono avvicinato a lei, l’ho guardata fissandola negli occhi poi ho preso il suo viso tra le mani e baciato la sua bocca. Le sue labbra dischiuse, stupendamente truccate con un rossetto tenue e circondate da un filo dorato di matita, aspettavano solo di accogliere la mia lingua. Di succhiarla per poi farla entrare nella bocca dove ha cominciato ad intrecciarsi con la sua. Mentre ci frugavamo con lingua nelle nostre bocche con una mano avevo cominciato a carezzarle i fianchi, le cosce dure e sode come colonne mentre con l’altra le palpavo un seno attraverso la stoffa della camicetta. La sua mano destra intanto mi carezzava la nuca, mentre l’altra stava già frugando dentro i miei pantaloni per poi stringersi attorno al cazzo già turgido e umido sulla punta. Era un po’ gelida la sua mano, ma si è scaldata subito dopo avermelo afferrato. Il suo viso intanto si era improvvisamente colorito, avvampato. Doveva avere una fame abbastanza arretrata in fatto di sesso.

La sua mano continuava a carezzarmelo, scendeva delicatamente fino alle palle poi nuovamente risaliva lungo l’asta, mentre io intanto le avevo sbottonato la camicetta restando per qualche istante sorpreso dai suoi seni abbondanti e sodi come due meloni maturi intarsiati nel reggiseno di pizzo bianco. Le ho fatto togliere la camicetta poi il reggiseno. Aveva due capezzoli scuri e così duri che aspettavano solo di essere succhiati. Mentre con la lingua le leccavo i capezzoli ho pensato di fare un gioco erotico con il mio cazzo in mezzo a quell’abbondanza di carne soda e calda che erano le tue tette. Le ho chiesto di distendersi sul divano poi sono salito a cavalcioni sopra di lei ed ho cominciato a strusciarle il cazzo turgido e duro come non mai in mezzo alle sue mammelle. Il calore che sentivo e la morbidezza di quell’abbraccio erano una vera delizia. La punta del pene ormai si era scoperta e dopo essere stata raggiunta dalla sua lingua ora entrava e usciva dalla sua bocca, lucida e bagnata della sua saliva. Avrei voluto continuare, ma la voglia di godere, sborrare nella sua bocca era più forte di ogni razionale ragionamento. Era la voglia di vedere il mio sperma latteo e caldo coprirle le labbra, la lingua poi di riempirle la bocca. Ho sentito la contrazione dei muscoli dei glutei e del pene mentre il mio sperma percorreva velocemente la cavità interna dell’asta per poi schizzare violento ed improvviso nella sua gola. Mi sono svuotato con un gusto inimmaginabile in quella caldaia bollente di carne rosa, mentre lei famelica con lenti movimenti della sua lingua leccava la mia cappella poi la inghiottiva nuovamente pompandoci sopra con movimenti ritmici della testa come volesse succhiarmi fino all’ultima goccia. Ed infine, soddisfatta, dopo averlo afferrato con la mano lo strofinava come un pene di gomma per carezzarsi il viso.


fantasticato da cortese-mente | il mio blog | alle 19:23 | commenti


Categoria: peccato

 

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lunedì, aprile 18, 2005

La fine d'agosto.

Era verso la fine dell'estate quando Donatella era venuta ad abitare nell’appartamento accanto al mio. Finora aveva vissuto in una villetta in affitto, molto signorile, l'aveva scelta per ritrovarsi con i suoi amici, organizzare feste. La sua casa era il punto di riferimento di un gruppo di amici che contavano nella società, poi il suo uomo l'aveva lasciata per tornare dalla moglie e lei improvvisamente si è ritrovata sola. Le visite degli amici si erano fatte sempre meno frequenti e non avrebbe avuto più alcun senso continuare ad abitare una casa troppo grande, troppo vuota per lei. Così aveva cercato un piccolo appartamento in città. Che Donatella fosse un poco originale l'avevo capito quasi subito quando la vidi telefonare mentre si masturbava. Da quella volta però non l’avevo più rivista per un paio di settimane. Poi qualche giorno fa ho sentito suonare alla porta, era lei:

"Ciao Davide, disturbo? Ti ho cercato un paio di sere fa, ma avevi il telefono occupato e il cellulare spento."

"Si è vero, mi dispiace ma avevo un brutto raffreddore, sono andato a letto subito dopo cena e ho staccato telefono e telefonino" -

"Avevo due biglietti per il concerto e pensavo ti sarebbe piaciuto passare una serata insieme"

"Mi dispiace moltissimo, ma se siamo ancora in tempo potremmo utilizzarli venerdi prossimo" -

"Va bene, credo che la tournee ci sia fino a sabato. Però adesso avrei bisogno di un amico che venisse questa sera ad aiutarmi. Dovrei appendere i quadri alle pareti. Per il momento sono ammucchiati sul pavimento del soggiorno, non so se riusciremo ad appenderli tutti, questo appartamento mi sembra così piccolo anche se poi ci sono quattro stanze" - " Se per te va bene ci possiamo vedere dopo le nove" - " Direi che va benissimo, facciamo... dopo le 9. Per il momento ti ringrazio, ciao Davide" - "Ciao Donatella a questa sera".

Alle nove di sera, come stabilito mi trovavo con la valigetta degli attrezzi in mano davanti alla porta dell’appartamento di Donatella.

Come al solito la porta di casa era socchiusa, suono al campanello e vedo Donatella venirmi incontro. Ci salutiamo, lei mi invita ad entrare, mi mostra le altre stanze, poi ci sediamo sul divano per qualche minuto a parlare. Quindi dopo aver deciso dove appendere i quadri iniziamo a piantare i chiodi. Per ogni quadro che veniva appeso Donatella mi raccontava la sua storia, da chi l'aveva ricevuto, in quale occasione glie lo avevano regalato, il valore affettivo e l'urgenza di vederlo appeso dal momento che non avremmo sicuramente finito in una sola sera.

All'improvviso vedo Donatella che viene verso di me con qualcosa che non è un quadro, si tratta di uno specchio veneziano, con un sorriso mi chiede di prendere un gancio robusto per sistemarlo in camera da letto sulla parete, sopra un antico comò. Visto il valore del mobile e degli oggetti che si trovavano sopra chiedo di poggiarli momentaneamente sul letto. L'ultimo oggetto che prendo tra le mani è un libro dalla rilegatura rossa e le scritte dorate, molto voluminoso ed elegante. Dopo averlo afferrato, istintivamente leggo il titolo sulla copertina restando un po’ sorpreso: 'Dizionario Erotico'. Inutile dire che da quel momento ho cominciato a farmi mille domande: "Come mai teneva quel libro con disinvoltura e bene in vista nella sua camera da letto? Lo teneva sempre li oppure ce l'aveva messo quella sera? Voleva mandarmi un messaggio ben preciso oppure l'aveva semplicemente dimenticato sopra il comò?"

In ogni caso l'ho preso con le mani porgendoglielo come qualunque altro oggetto. Mentre lei l'afferrava come si fa con le cose preziose, notavo un leggero rossore sulle sue guance. Dopo aver sistemato lo specchio chiedo di poter usare il bagno per lavarmi le mani, il quesito del 'Dizionario Erotico' non mi abbandonava un istante, chissà cosa stava passando per la mente di Donatella. Poi sento la sua voce: "Davide, quando hai finito di lavarti le mani vieni qui in soggiorno, direi che per questa sera ci siamo già stancati abbastanza".

Entro nella stanza e Donatella, seduta sulla poltrona vicino l'angolo, mi chiede di sedermi indicandomi il divano di fianco al piccolo tavolo. Poi all'improvviso mi fa una domanda inaspettata: "Che idea ti sei fatto due settimane fa, la prima volta che ci siamo conosciuti?" - "Ho pensato di avere di fronte una ragazza di trentacinque anni, indipendente, sicura, con cui era piacevole conversare su qualunque argomento" - "Tutto qui? E del mio trucco tutt'altro che leggero, il rossetto molto acceso quasi volgare sulle labbra?" - "Ho sempre pensato che per una donna truccarsi sia soltanto un modo per farsi notare, per essere più desiderabile. Per il resto è solo una questione di gusti. Non ho mai giudicato una donna soltanto dalle apparenze"

Mentre Donatella continuava a farmi domande notavo che i suoi capezzoli si erano induriti, tanto da sollevare la leggera stoffa della camicetta di cotone.

Poi mi ha detto di avere dei segreti della sua vita privata, tali da non poterli rivelare neanche alla sua migliore amica. Dell'attrazione che provava verso gli uomini, soprattutto quelli maturi. Tanto da ritenere me anche troppo giovane nonostante avessi sette anni più di lei.

Più Donatella parlava più i suoi capezzoli sollevano il profilo del suo seno, ormai mi stavo eccitando solo ad ascoltarla. L'espressione del suo viso era alterata, quasi innaturale, ho fissato per un istante la sua bocca, le labbra che si muovevano, i due piccolissimi nei sulla destra tra il labbro superiore e il naso. E' incredibile come a volte certe piccole imperfezioni rendano più seducente la bocca di una donna. Ormai mi stavo eccitando al punto che sentivo dolore dai testicoli, non riuscivo più a starmene seduto. Mi sono alzato e ho continuato ad ascoltarla restando in piedi mentre il mio cazzo già bello duro si faceva notare dai jeans che lo imprigionavano come una tortura. La bocca di Donatella era più eccitante di qualsiasi stimolo visivo, la sua voce era di una sensualità irresistibile. In quel momento la mia fantasia ha cominciato ad andare oltre ogni possibile realtà. C'era in me il voglia di mostrargli fino a che punto aveva stimolato il mio desiderio. Ma il buon senso e la ragione tenevano a freno ogni mia mossa. Poi, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, ho abbassato la lampo dei pantaloni estraendo come un frutto maturo il mio sesso, turgido, imperioso pulsante di desiderio. La reazione di Donatella è stata quasi sorprendente, ha infilato una mano nei miei pantaloni, alla base del pene e carezzandomi delicatamente i testicoli con la mano si è avvicinata con viso alla cappella rossa e gonfia ed ha ingoiato quasi completamente quel bastone di carne nella sua bocca.

Era un cazzo l'oggetto del suo desiderio, era quello che gli mancava, probabilmente in quel momento lo avrebbe succhiato a chiunque. Ha cominciato a farmi un pompino quasi con foga, il mio cazzo era ormai nella sua bocca e lei gustava ogni millimetro di quell’asta lucida e durissima.Poi lo ha fatto uscire continuando a bagnarlo con la lingua per tutta la sua lunghezza, sembrava che volesse misurarlo. Poi nuovamente affondava la bocca fino quasi a sfiorarmi i coglioni, non pensavo che una bocca potesse accogliere completamente un cazzo come il mio, forse più lungo di altri. Sentivo sul glande, ormai ingrossato come la cappella di un fungo, il calore incredibile delle sua lingua mentre lo faceva scivolare fino all'inizio della gola. La nostra eccitazione era diventata incontrollabile, mentre mi pompava ha cominciato a spogliarmi, slacciandomi completamente i pantaloni e facendoli cadere fino a metà delle caviglie. In quel momento, sentendomi improvvisamente nudo, quasi fosse un segnale, come avessi sentito il desiderio di concludere il suo gioco erotico ho sentito l'irrefrenabile voglia di godere nella sua bocca. Donatella al primo getto caldo di sperma ha per qualche istante fermato il movimento della sua testa, in attesa del secondo violento getto del mio seme, poi l'ha ingoiato con incredibile disinvoltura leccando la punta del cazzo fino a succhiarne l'ultima goccia.

Ho scostato la sua bocca dal mio sesso per baciarla e le nostre lingue hanno iniziato una schermaglia di colpi con le punte, si intrecciavano, si cercavano. Ci frugavamo nelle nostre bocche.

Ho cominciato a baciarla sul collo ma lei intanto stava cercando di sfilarsi la gonna sollevando le natiche e frugando febrilmente sul suo fianco sinistro dove si trovava la lampo di chiusura. E' restata per un attimo a cercare il gancio della gonna poi spazientita l'ha arrotolata fino ai piedi chiedendomi di strappargliela di dosso. L'ho subito accontentata lasciandogli solo le mutandine di pizzo nero.

"Sul letto Davide, andiamoi in camera da letto"

L'ho sollevata dalla poltrona e dopo pochi passi l'ho lasciata cadere sul letto facendola sobbalzare sulle lenzuola.

Nella camera da letto di Donatella tutto era ispirato all'erotismo.

Letto d'ottone, armadio veneziano, abat-jour orientali, mobili intarsiati. Quella stanza sembrava ispirata al Vittoriale di D’Annunzio, tutto pareva insolito, anche l'arredamento, però quando Donatella fu completamente nuda su quel letto, illuminata dalla debole luce blu di un abat-jour, credetti di non aver mai visto prima una scena così erotica.

Le sue cosce pallide sembravano di un colore irreale così come i suoi seni e i capezzoli che svettavano imperiosi in mezzo a due corolle rosa scuro. Non immaginavo avesse quelle mammelle. Il corpo di Donatella era il massimo che un uomo potesse desiderare, nonostante lei non fosse molto alta aveva un fisico da sogno.

Non ho mai visto un'altra donna starsene nuda, su un letto con la stessa disinvoltura mostrata da Donatella. Ogni sua movenza sembrava studiata come se si trovasse su un set cinematografico. Il letto era per lei il suo luogo preferito, lì si sentiva come una gatta nella sua tana. Si era distesa sul letto e girata leggermente su un fianco, aveva allargato le cosce piegando le gambe e mettendo il piede sinistro accanto all'altra coscia. Sembrava quasi una posizione già studiata in precedenza, poteva offrire il suo sesso ai miei baci mentre lei affondava il suo viso tra mie gambe. Era una sorta di 69 dove ciascuno poteva vedere il proprio sesso mentre veniva eccitato dalle carezze dell'altro.

I peli ricci e scuri che circondavano le grandi labbra erano corti, quasi avesse per quel boschetto la stessa cura che aveva per i suoi capelli o le sopracciglia. Ho iniziato a giocare con i suoi peli arriciati, poi con il pollice e l'indice ho schiuso quel fiore di carne insinuando la mia lingua nella sua fessura, mentre con l'altra mano, dopo averla inumidita nei suoi umori ho iniziato con movimenti circolari dei polpastrelli ad eccitare il suo buchino. Intanto Donatella si stava dedicando al mio cazzo. Dopo aver fatto scendere verso il basso, stringendola con la mano, la pelle che copriva la cappella aveva iniziato a leccare il glande indugiando sulla punta con la sua lingua umida ed avvolgente.

Io intanto continuavo a leccare la sua fica, avevo come l'impressione di nutrirmi di lei dei suoi umori, tanta era l'abbondanza del suo miele. Poi Donatella si è tolta da quella posizione appoggiandosi con la schiena sui cuscini del letto e allargando al massimo entrambe le gambe aiutandosi con le mani. Sembrava quasi volesse avvicinarsi con la bocca per quanto possibile alla vagina. Se avesse potuto l'avrebbe leccata anche lei. Intanto io alternavo i colpi della mia lingua passando dalla fica al culo dove avevo già infilato un dito. Donatella osservava, gemeva, poi con la mano ha cominciato a sfregarsi le grandi labbra e delicatamente il clitoride con un movimento lento, circolare. Ormai aspettava solo di ricevermi dentro di lei. Ho sollevato le sue gambe, poggiando le caviglie sulle mie spalle poi ho puntato il cazzo ormai turgido e teso contro il buco del suo culo. Ma lei con un gesto improvviso, l'ha afferrato con la mano indirizzando all'interno della sua rosa carnosa. Poi ha cominciato a muovere il bacino scegliendo il ritmo della penetrazione. I suoi occhi guardavano fisso nei miei, aveva uno sguardo appassionato, i suoi occhi scuri erano di una sensualità incredibile, mentre le sue mammelle si muovevano ad ogni mio colpo di reni. Poi ho sentito nuovamente la sua mano che afferrava la mia verga e dopo averla sfilata dalla fica la indirizzava facendola entrare completamente nel suo culo. Era lei a condurre il gioco, sembrava rispettasse una sequenza anche nelle penetrazioni. All'improvviso ha cominciato a dire frasi sconnesse: "Fottimi... spaccami il culo... non credevi fossi così troia? Dai..più forte…"

A questo punto ho afferrato le sue natiche con entrambi le mani, l'ho sollevata dal letto accelerando il mio movimento dentro le sue viscere, il mio cazzo entrava ed usciva da quel turbine caldo. Poi al culmine, rendendomi conto di quanto fosse troia Donatella, ho sfilato il cazzo dal suo culo, schizzandogli due getti di sperma sul suo viso. Donatella aveva ormai perso ogni controllo e incurante che il mio uccello fosse appena uscito dal suo culo, lo ha ingoiato con la sua bocca fino alle palle succhiandolo e leccandolo con avidità incontrollabile. Avrebbe voluto ricominciare ma ormai si erano già fatte le due di notte e alle sette doveva presentarsi al lavoro.


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mercoledì, aprile 13, 2005


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sabato, aprile 09, 2005

La ragazza della porta accanto.

Nel mese di luglio a Comacchio fa molto caldo e alle tre del pomeriggio, quando sono in ferie, preferisco starmene disteso sul letto al fresco del mio appartamento. Quel sabato pomeriggio mi ero appena addormentato quando venivo svegliato all’improvviso da un chiacchiericcio femminile. Sentivo che proveniva dall’appartamento accanto al mio, era una voce di donna. Ho subito pensato che probabilmente stesse parlando con qualcuno del palazzo di fronte. Mi sono affacciato alla finestra ed ho visto che però non c’era nessuno né sui balconi né alle finestre. Ma allora perché quel tono di voce così alto? Scocciato e anche incuriosito mi sono infilato i pantaloni e le ciabatte per andare a chiedere alla scocciatrice se potesse abbassare un po’ il suo tono di voce. Stranamente la porta di casa della mia vicina era socchiusa e dalla voce non sembrava neanche fosse lei. Infatti quando poi mi sono avvicinato alla porta, dallo spiraglio aperto, ho visto che si trattava probabilmente della nuova ragazza delle pulizie. Dalla voce doveva essere veneta, si capiva chiaramente da alcune frasi dette ogni tanto in dialetto. Ho bussato alla porta ma lei, di cui vedevo soltanto le gambe perché seduta sul divano, continuava imperterrita nella sua conversazione. Probabilmente stava parlando con un uomo, l’argomento del discorso infatti era una festa dove avevano trascorso insieme la serata. Ho leggermente spinto la porta cercando di vederla in viso e con mia grande sorpresa ho scoperto che mentre telefonava si stava carezzando in mezzo alle gambe. La leggera minigonna a pieghe bianca era sollevata, il perizoma nero scostato dalla mano e potevo vedere il suo boschetto di peli scuri arricciati dove affondavano le dita. Sono rimasto qualche minuto in silenzio dietro la porta, indeciso su cosa fare. Mi ero eccitato, avevo il cazzo gonfio e indurito che faceva fatica a stare nei pantaloni. Poi ho sentito che ha chiuso la telefonata continuando però ad accarezzarsi la figa e ora che anche l’altra mano era libera aveva cominciato a palpeggiarsi il seno infilandola sotto la leggera camicetta gialla. Ormai dovevo prendere una decisione o andarmene, visto che aveva smesso di telefonare, oppure entrare. Il mio cazzo ormai era diventato duro e rigido come un bastone. Senza fare rumore ho aperto lentamente la porta cercando di sorprenderla mentre si masturbava e con mia sorpresa ho sentito la sua voce: "Sbrigati ad entrare e chiudi la porta". Improvvisamente mi sono accorto che mi aveva visto attraverso lo specchio appeso sulla parete di fronte.

Senza smettere di carezzare il suo corpo mi ha sorriso e fissato con gli occhi. Lo sguardo languido e libidinoso di quella ragazza era chiaramente un invito a scoparla. Senza dire una parola mi sono avvicinato, ho abbassato la lampo dei pantaloni mostrandogli il mio cazzo in tutta la sua bellezza, già teso e duro a pochi centimetri dalla sua bocca. Lei alla vista di quel bastone di carne si è passata la lingua vogliosa sulle sue labbra inumidendole poi mi ha afferrato il cazzo come fosse il cono di un gelato ed ha cominciato a leccarlo delicatamente sulla punta. Lo ha avvolto girandoci attorno alla cappella la sua lingua bagnata di saliva, poi continuando a leccare è scesa verso le palle mentre con le dita continuava a massaggiarlo lentamente per tutta la sua lunghezza. La sua bocca era calda e umida ed il mio cazzo duro e lucente reagiva con contrazioni della cappella e dei muscoli ai suoi baci, era duro e gonfio come non mai. Le labbra morbide e carnose di quella ragazza mi stavano facendo raggiungere vette di un piacere sublime mai immaginate, il suo viso era di una bellezza erotica sconvolgente. Il mio cazzo continuava ed entrare e uscire dalla sua bocca, la sua lingua stava leccando ogni millimetro della mia asta, lo inghiottiva poi nuovamente fuori riprendeva a leccare a pompare a succhiare. Sentivo che ormai stavo per raggiungere il culmine del piacere del godimento, ormai avevo un solo desiderio sborrare, svuotarmi, riempire di sperma la sua bocca. E finalmente con una contrazione incontrollata dei muscoli uno schizzo di sperma usciva all’improvviso raggiungendo la sua faccia, le sue labbra, subito seguito da un secondo poi da un terzo schizzo. Le sue leccate improvvisamente si facevano più furiose, fameliche, avide del mio seme caldo e gustoso. Leccava e inghiottiva tutto quello che sapeva di me. Continuava a baciarlo lo strusciava sulle sue guance, sul collo sui seni, sui capezzoli turgidi e diritti. Poi si è sfilata la minigonna e tolta la camicetta, si è sdraiata languidamente sul divano e si è girata di spalle su un fianco mostrandomi uno spettacolo inatteso. Aveva un culo stupendo, le più belle natiche mai viste. La sua pelle era solo leggermente abbronzata e le sue cosce morbide e armoniosamente rotonde rendevano lo spettacolo che avevo di fronte unico e sconvolgente. Delicatamente mi sono avvicinato a lei, l’ho arrarezzata, poi ho afferrato le sue natiche stringendole e palpaldole con entrambe le mani, sentendo la morbidezza dei suoi glutei riempirmi i palmi delle mani…ho iniziato a leccare con la punta della lingua il suo buchino, scuro e stretto, inumidendolo con la mia saliva. E senza staccare per un attimo la mia lingua dalla sua pelle sono sceso sulle labbra umide e carnose della sua fica. Il suo miele colava sulla mia bocca, sulle mie labbra, sulla mia lingua. Bevevo e leccavo i suoi umori. Continuavo a leccare, su e giù dal culo alla fica girando la punta dura della lingua intorno al clitoride ormai gonfio ed eccitato. Poi ho preso il suo clitoride tra le labbra e ho cominciato a succhiarlo. Senza staccarmi un attimo premevo forte la lingua contro il suo clitoride metre succhiavo, succhiavo. Anche le sue dita avevano cominciato ad entrare e uscire dalla sua fica, scivolavano nel suo miele e rovistavano l’interno della sua vagina. Il suo respiro si era fatto più affannoso e profondo, la bocca era spalancata come quella di una cagna in calore. "Scopami! Voglio il tuo cazzo…scopami". Sono entrato dentro di lei, il mio cazzo è scivolato nella sua fica, calda e avvolgente. Ho cominciato a scoparla sentendo il calore della sua vagina bollente sulla cappella. Il mio cazzo scorreva deliziosamente dentro di lei mentre la sua testa sbatteva sul divano da tutte parti, si aggrappava ai cuscini, si girava verso di me continuando ad eccitarmi ed incitarmi. I suoi orgasmi si susseguivano inaspettati e violenti facendogli perdere ogni ragione. Non avevo mai visto una donna godere così intensamente mentre scopava, sembrava incredibilmente irreale quello che stava succedendo, ma lei era li sotto di me ed io continuavo con colpi di reni sempre più forti, sempre più decisi a fare entrare, uscire poi nuovamente entrare il mio cazzo sempre più in fondo nella sua fica. Poi le ho fatto cambiare posizione, chiedendogli di girarsi supina e con le gambe aperte in modo che potesse vedermi mentre la prendevo. La mia attenzione però è nuovamente tornata al suo buchino, la mia lingua umida ha ricominciato a leccarlo e le mie dita a penetrarlo a frugare dentro, mentre lei riprendeva a strapazzarsi la fica con la mano muovendo delicatamente le dita attorno al clitoride per poi infilarle nella fessura delle sue labbra rosa e carnose, mentre io desideravo, volevo il suo culo. Con il cazzo, ormai teso a massimo, ho cominciato premere la punta sul suo buchino già umido finché l’ho sentito cedere, allargarsi, dilatarsi per accogliermi dentro. Lo sentivo stringersi sulla cappella poi cedere, finché la mia asta è entrata completamente dentro il suo culo ed ho sentito il calore bollente delle sue viscere mentre le dita della sua mano entravano ed uscivano dalla sua fica. I suoi seni sobbalzavano ad ogni mio colpo di reni, il mio ritmo si era fatto man mano più sostenuto e il mio cazzo scorreva sempre più in profondità dentro di lei. Poi la sua voce: "Spaccami, riempimi, sborrami dentro…voglio sentirti godere dentro di me". La mia reazione è stata quasi immediata, i miei glutei si sono contratti, ho sentito il mio sperma uscire dai coglioni percorrere il canale interno del mio cazzo e riempire il suo culo mentre con le mani stringevo i suoi fianchi verso di me premendo con forza il suo corpo contro il mio bacino. Poi mi sono sfilato da lei schizzando le ultime gocce di sperma sul suo viso, sui seni, sui capezzoli, che lei ha spalmato come fosse una crema idratante sul suo corpo, sulla sua pelle di seta morbida e burrosa. Poi l’ho guardata, le ho sorriso e le detto: "Ciao, io sono Ivan, abito nell’appartamento della porta accanto. Sei stata fantastica" – "Ciao Ivan, sono Donatella la nuova vicina, anche se mi piace scopare non sono la…ragazza delle pulizie. Però puoi passare a trovarmi quando vuoi, sei stato superbo".


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mercoledì, aprile 06, 2005

 

Ornella la mia donzella.

Appena entranti nella stanza ti ho presa in braccio e lasciata cadere sul letto facendoti sobbalzare sulle coperte. Mi sono abbassato i pantaloni e un attimo dopo stavo già spostando il tuo perizoma nero per infilarti le dita nelle labbra rosse del tuo bocciolo già umido del tuo miele. Il tuo viso è rosso, accaldato, mentre con le braccia cerchi un appoggio dietro di te. Avvicino la mia asta turgida e lucente ai petali della tua rosa carnosa. Le labbra rosse della tua fica si schiudono alla pressione della cappella che poi strofino sul tuo clitoride gonfio ed eccitato. Ti mordi le labbra quando inizio a scoparti, sempre più forte. Il tuo respiro si fa affannoso, niente mi ferma quando decido di volerti. Sento la tua voce che mi supplica di scoparti, ti liberi della camicia e il tuo seno comincia sobbalzare al ritmo dei miei colpi. Con movimenti circolari delle dita ti masturbi mentre io ti infilo il mio cazzo sempre più in fondo e con le dita ti penetro anche dietro. Voglio anche il tuo buchino, come l’ultima volta quando ti ha presa da dietro. Poi sento che anche tu desideri finalmente quello che volevo. Sollevi le natiche e ti giri per guardarmi quando punto il mio pene turgido e lucente dei tuoi umori contro il tuo culo. Inizio a spingere, ti allargo le natiche con entrambe le mani e il mio cazzo teso e durissimo comincia a scivolare dentro di te. La penetrazione anale è quella che ti fa perdere ogni controllo, cominci ad ansimare sempre più forte. Poi cambio posizione e ti faccio sedere sul bordo del letto, ti sollevo le gambe riprendendo a scoparti nel buchino, in modo che possa vedere anche la tua mano bagnata del tuo miele mentre affonda nella tua fica. Mi sfilo e avvicino la mia asta alla tua bocca, l’accogli tra le tue labbra, inizi a leccarla girandoci attorno con la lingua. Ti soffermi sulla punta, mentre con la mano accarezzi i testicoli. Lo senti pulsare nella tua mano, è duro e caldissimo. Lo spingo dentro la tua bocca e lo lasci entrare piano, scivola lentamente, fino in fondo alla tua gola. Mentre è nella tua bocca inizi a succhiarlo, lo abbracci con la lingua e con le labbra. Lo fai scivolare fuori e poi lo accogli nuovamente nella tua bocca, ricominci finché non sento che sto per venire. Vorrei fermarti, sento di essere al punto di non ritorno, ma ti lascio continuare finché con una contrazione improvvisa dei muscoli un getto atteso e violento ti riempie la bocca e la gola di sperma. A quel punto lo afferro con la mano e te lo porgo da leccare. E tu lecchi avidamente, lo strofini sulle tue guance, suoi tuoi seni, sui capezzoli bruni e diritti. Riprendi a leccare, poi ti guardi i seni bagnati di me, sei bellissima, mi piace vederti nuda con la tua pelle e la bocca bagnati di me.


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venerdì, marzo 25, 2005

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oggi questa è per l'immagine del peccato...

(foto: Natalia Sidorenko)


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