Sono quella che sono/ sono fatta così/ se ho voglia di ridere/ rido come una matta/ amo colui che m’ama/ non è colpa mia se non è sempre quello/ per cui faccio follie/ sono quella che sono/ sono fatta così/ che volete ancora/ che volete ancora da me
Sono fatta per piacere/ non c’è niente da fare/ troppo alti i miei tacchi/ troppo arcuate le reni/
Troppo sodi i miei seni/ troppo truccati gli occhi/ e poi/ che ve ne importa a voi/ sono fatta così/ chi mi vuole son qui
Che cosa ve ne importa/ del mio proprio passato/ certo qualcuno ho amato/ e qualcuno ha amato me/ come i giovani che s’amano/ sanno semplicemente amare/ amare, amare…/ che vale interrogarmi/ sono qui per piacervi/ e niente può cambiarmi
Sono quella che sono- J. Prévert
Mi si è presentata con un forte accento americano, così adorabilmente sguaiato. Ed ho subito pensato che a nessun altra creatura sarebbe calzato così perfettamente il suo nome, Donna, e nessun altra potrebbe mai portarlo in modo più femminile. Eravamo in un locale ed i miei amici, dopo averla vista tutta sola al bancone hanno cominciato con le loro teorie maschiliste sulle “tardone” (…come se poi fosse una prerogativa solo degli uomini e del vino quella di migliorare col tempo!). Si è fatto subito avanti da lei Marcello ( “…una così o è una troia o è una che si è separata da poco, ma insomma, che si faccia pagare o no, non dovrebbe fare troppe storie nel darla via!”), e mi sono gustata da lontano la scena. Lui ha resistito cinque minuti e dopo averla stordita con le sue chiacchiere le ha poggiato una mano su un fianco e poi, convinto del suo successo ha cominciato lentamente a scender sul culo. Lei lo ha fulminato con uno sguardo che, sarebbe stato meglio per la dignità di Marcello, se gli avesse allungato un sonoro schiaffone. Lui è ritornato da noi con in lui masculo orgoglio ferito ed io ne ho approfittato per andare da lei e porgerle delle tardive scuse.
E’ così che ho conosciuto Donna. Ricordo ancora l’abitino azzurro che aveva addosso quella sera, roba da far sudare anche le pietre. Mi diceva di star tranquilla, che gli italiani sono così, dei grandi chiacchieroni con la fissa delle tette, e che in generale gli uomini sono così. Non me la sentivo in quel momento di dover fare l’avvocato del diavolo. Eppure non mi è mai sembrata neanche un minuto una “frustrata” e neanche una che se la tira. Non era rancore quello che le illuminava gli occhi, solo una specie di strana rassegnazione, “ho capito come va il mondo, e scusate se è poco”. Quando gli altri stavano andando via mi ha allungato una cartolina, con un angelo disegnato, “It’s seems so sad!” ho detto guardandolo. Mi ha sorriso lieve ed ha replicato che no, non lo era, è solo uno dei quadri della sua mostra e che le farebbe tanto piacere se l’andassi a visitare. Marcello poi non ha perso occasione per rinfacciarmi che era geloso di me e profondamente stizzito. “Prima impara a trattar le donne e poi ne riparliamo”, ed ho chiuso così il discorso con lui.
Il giorno dopo per curiosità mi sono presentata all’indirizzo che c’era scritto sulla cartolina. Il locale era piccolo ma gremito di gente. E’ stato il silenzio surreale a colpirmi. All’ingresso c’erano delle foto di Donna, lei che cammina su una spiaggia, lei che dipinge, lei che si affaccia da un balcone fiorito. Leggo qualcosa su di lei: la sua vita sembra tratta dal “Libro Cuore”: nata a Seattle, suo marito è scappato di casa, suo figlio è morto durante una tempesta in barca, lei si è salvata. E’ guarita da una malattia ed ha cominciato a disegnare angeli. Purtroppo faccio parte di una generazione a cui hanno propinato disgrazie già nei cartoni animati mattutini e una volta cresciuti, siamo tutti decisamente irritati dal pietismo. Mi guardo intorno diffidente ma poi ammetto che i suoi quadri mi piacciono davvero tanto. Mi sbuca alla spalle e mi abbraccia, come se fossimo due grandi amiche, “Sono così contenta di vederti!”, mi prende per mano e mi trascina a fare il giro dell’esposizione. Ha indosso dei pantaloni ed una mogliettina, tutta di bianco vestita sembra un angelo uscito dai suoi quadri, ha poco a che vedere con la bomba sexy dell’altra sera, ma è innegabilmente, tanto, troppo affascinante. “Sai vorrei dipingere anche te”, mi sussurra nell’orecchio mentre sono affascinata da un angelo con la tunica arcobaleno. Scoppia in una risata cristallina dopo aver visto la mia faccia, evidentemente sbalordita. “Hai qualcosa di angelico…”, bah, Donna, se lo dici tu… “e sento la tua old soul!”. Potrei esser tua figlia, Donna, e dici che ho “l’anima vecchia”? Cosa ci trovi in me, Donna? Cosa vuoi? Le lascio il mio recapito, sentiamoci in questi giorni, sì, sì volentieri, davvero.
E qualche giorno in effetti è passato da quando sono venuta a trovarti, hai pensato bene di chiamarmi proprio stasera. “Sono dalle tue parti, posso venire a trovare te?” con quella vocina da bambina, e quel italiano maccheronico, irresistibile. Trovi sul tavolo resti di una cena cinese presa al take away, una stecca di fondente già mangiata per metà, una bottiglia di Marzemino quasi finita ed un'altra di scotch doppio malto appena aperta. Speravo non facessi troppi commenti sulle mie disastrose abitudini alimentari ed alcoliche, ma te la sei cavata comprensiva con un “Giornata difficile?”. Sì Donna, più di quanto tu possa immaginare. Mi sono accasciata sul divano, senza troppa voglia di stare a fare gli “onori di casa” e ti sei seduta accanto a me. Ho poggiato il viso sulle tue spalle ed hai cominciato ad accarezzarmelo, affettuosamente. Mi hai arruffato i capelli e dato un bacio sulla guancia. Ed hai estratto dalla borsa un blocco dove hai cominciato a buttar giù i tuoi schizzi. Sono rimasta stesa sul divano, a guardarti fisso con gli occhi sgranati. Che bella che sei, Donna. Ti mordi le labbra quando sei concentrata e poi sorridi per dirmi che va tutto bene. Nessun uomo potrebbe resisterti, io non ci riesco! Mi sono persa in questo genere di pensieri e sicuramente li avrai captati tutti. Poggi per terra blocco e matita, “Ma io ti piaccio?”, non riesco a risponderti, non perché non sappia la risposta, ma mi hai preso troppo di sprovvista. E per fortuna non mi dai il tempo di inventar balle, mi prendi di nuovo la testa fra le mani, ma questa volta è per un bacio sulle labbra. Sento il tuo respiro, i tuoi capelli sulla mia fronte, il tuo profumo. Amo la tua lingua, la morbidezza della tua pelle. Continui a baciarmi mentre mi spogli, mi sfili il reggiseno ed io faccio lo stesso con te. Mi sembra di scoppiare, hai delle tette enormi e magnifiche. Le accarezzo con le mie guance, ne succhio i capezzoli e passo la lingua nell’incavo. Le stringo e continuo a succhiarle, sono in estasi. Anche tu mi tocchi le tette, ma sei più dolce, quasi adorante. Mi fai sentire una donna splendida. Lecchi i miei capezzoli e poi scendi giù fino al bacino. Me lo massaggi, mi culli mi sbottoni i pantaloni e me li sfili. Mi scosti le mutandine e cominci a succhiarmela. Anche io voglio succhiartela, Donna, vorrei poter avere un cazzo solo per sborrarti dentro. Prendo la tua fica fra le mani, è bellissima e tutta depilata da sotto. Sopra ci sono degli adorabili riccioli biondi che aggroviglio fra le mani e tiro un po’ mentre ci affondo la lingua dentro. Sei dolcissima e così bagnata. Vorrei passare il resto della mia vita fra le tue cosce e stare sempre lì ad annusartela e berti tutta. Mi dici di girarmi e faccio finta di non sentirti. Ed allora cominci a farmi un ditalino. Hai infilato dentro due dita e le muovi sempre più forte, ci infili in terzo e con l’altra mano mi spingi sul clitoride, lo premi, me lo massaggi. Vengo donna, vengo. Eccoti il mio orgasmo, eccoti tutti i miei umori sulle tue mani. Ti faccio stendere e ti struscio la mia fica sulle gambe, sulle cosce. Allunghi un piede e continui a masturbarmi così, mentre ti sono sopra a leccarti le tette. Allungo una mano e ti scopo così anche io, mentre ti succhio i capezzoli ti ritrovo sempre più fradicia sulle mie mani. Godi angelo mio, voglio sentirti cantare di piacere. Mi fermi e mi lecchi le dita. Io ti lecco l’alluce che sa ancora di me. Mi arrotolo accanto a te. Ti accarezzo la pancia e ti stringo. Incrociamo le gambe e restiamo attorcigliate. Continuo a strusciarmi addosso a te, non riesco a smetterla, sono sempre più eccitata. Ne vorrei ancora e ancora. E tu ricominci a masturbarmi, con il palmo della mano spingi sul mio stomaco, mentre le dita mi fanno scoppiare la fica. Ci siamo addormentate così sul mio divano piccolissimo e mi è sembrato un sogno. Il dormiveglia è solo una scusa per annusarti e stringerti ancora più forte. E dirti che sei mia e bellissima, bellissima e mia, come per convincermene.
Due giorni, dopo mi è arrivato a casa una rosa bianca ed un pacco enorme. E’ la tela che hai disegnato per me. E’ un angelo steso, completamente nudo. Da un lato ha un arco e dall’altro delle frecce. Mi riconosco in quei capelli sparpagliati su un cuscino e in quegli occhioni verdi, sgranati, che sembra stiano ancora aspettando qualcosa.