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domenica, novembre 19, 2006

“Che terribile nottata, sempre sveglio…/senza la presenza benedetta/ del tuo caro corpo accanto a me,/ senza la bocca tua tanto baciata/ malgrado la tua astuzia illimitata/ e l’ininterrotta malafede,
 
 senza la tua bocca tutta falsa/ ma così franca allorché ci penso, che consolarmi sa sotto l’aspetto e sotto la specie di una fragola/-e, buona commedia!- di un parlare/ molto plausibile sicuramente,/
 
e soprattutto senza il pentacolo/ dei tuoi sensi, senza il miracolo/ unico e molteplice, fiore e frutto, dei tuoi occhi implacabili di strega/ dolci e implacabili alla tua maniera…/Oh, mio Dio, che terribile nottata!”
 
Canzoni per lei-P. Verlaine
 
“…forse tu non sai chi sono io!”, dio quanto trovo divertente chi infila questa frase nei suoi discorsi, soprattutto nella fase della presentazione. Ero lì lì per scoppiare in una grassa risata ma hai subito continuato, perorando la tua causa “…se lo sapessi, se sapessi quanto sono importante non faresti così tanto la preziosa!”. Qualcuno dovrebbe spiegare a certi giovinastri dal petto depilato che organizzare eventi mondani non vuol dire essere Senatori a vita o premi Nobel per la pace. “Personalmente penso che tu sia un grande, un grandissimo spocchioso”. Giro i tacchi e subito mi hai tirato un braccio, in modo decisamente poco galante. Mi hai allungato un bigliettino da visita ed un ingresso gratis per quello che prospettano l’evento del secolo. Oh oh oh! Dovrei forse sentirmi onorata? Il fatto è che spesso, in passato, ho scelto uomini interessanti, spesso brillanti, più che dei tori delle grandissime vacche. Ciò che mi attirava era quello che sembrava essere forza, confidenza in se e la loro libertà. E soprattutto le loro tecniche per spogliarmi velocemente. Poi però ho capito che il gioco non valeva la candela ed ho iniziato una cura “disintossicante”. Capiti nel momento sbagliato, ciccio.
La sera dopo un sms. Numero sconosciuto, come testo una lunghissima fila di puntini di sospensione. Per curiosità ho confrontato il numero con quello del tuo biglietto da visita. Proprio non demordi, eh? Rispondo con una serie altrettanto lunga di punti interrogativi. La tua risposta non tarda ad arrivare: “In quello spazio sei autorizzata a pensare tutto quello che vuoi. Mi piacerebbe sapere però cosa hai pensato”. Che palle ‘sti giochetti da asilo. “Ho pensato che chi manda messaggi vuoti soffre di grosse crisi di egocentrismo”. Un altro tuo messaggio, arrivato con calcolato ritardo “Avrei preferito che avessi pensato qualcos’altro. Comunque non sei andata troppo lontana.” Allora sei davvero più grave di quanto temessi! Ho iniziato il mio silenzio stampa, decretando che no, decisamente, non ne valeva decisamente la pena. La situazione mi ha comunque innervosito e non capisco perché, infilo il cappotto sul pigiama e afferro le sigarette, convinta nel farmi una passeggiata per sbollire un po’. Esco dal portone come una furia e la mia testa ha un incontro ravvicinato del terzo tipo con un petto muscoloso. Un paio di bicipiti mi stringono e prima che iniziassi ad urlare come un’aquila sento “Oh, miss preziosa!”. Mi scappa un “Cazzo!Tu che ci fai qui?”. Mi guardi divertito. Ripeto la domanda, in modo più educato ma sottintendendo che ora, oltre che come egocentrico ti avrei bollato anche come maniaco pedinatore. “A quanto pare siamo vicini!”. Che fortunella che sono… “Volevo proprio invitarti a cena…”. Sei anche decisamente inopportuno. Vorrei poterti spiegare che se una donna ha una stima decisamente bassa di te e del tuo Q.I. ci saranno poche possibilità che lei ti dica di sì. Ma poi penso che tutto sommato è una situazione divertente. Miss Preziosa però deve cambiarsi e non ci pensa neanche a proporti di farti salire da lei, quindi resti giù a farti ghiacciare il culo, un po’ di freddo e di attesa agli uomini non hanno mai fatto male. Il risultato di un velocissimo make up è a dir poco sorprendente (è inutile, l’odore del sesso è sempre il miglior afrodisiaco), un abbigliamento da “mi-tiro-ma-non-troppo-e-comunque-non-lo faccio-per te” fanno il resto. Camminiamo un po’ e ci ritroviamo davanti ad un portone. Nessun insegna, nessuna luce, a meno che non sia un ristorante così esclusivo da preferire l’anonimato, dovrei dedurre che per “invito a cena” intendevi qualcosa fatto da te. Mi preparo al peggio, pizze surgelate e gelato in cassetta. Invece scopro che sei un ottimo cuoco e che quando la smetti di darti delle arie sei anche persino gradevole.
Casa tua però è esattamente, come temevo, quella di una grandissima vacca più che quella di un toro. Continua pure con i tuoi esperimenti culinari, ti lascio solo, ti dispiace se sto un po’ sul divano? Il tempo di stendermi e patatrac, crollo a dormire, colpa di queste giornate in cui non ho il tempo manco per respirare. Ecco però cosa succede ad addormentarsi a casa di “conosciuti”: si viene svegliati da una lingua in gola e da due mani che ti strizzano le tette. Con una zampata mi tiri via la maglietta, mi sembra decisamente troppo tardi per obiettare. Però ho cominciato a prenderci gusto a succhiarti le labbra. Profumi di buono. Anche la tua maglietta è via, posso strusciare le mie tette sul tuo torace, magnifico, glabro. La tua pelle sembra ebano,comincio a leccarti i capezzoli e ad accarezzarti il petto. Tu fai lo stesso. E giù via anche la gonna, ho addosso solo autoreggenti e scarpe, altissime, che non sembri intenzionato a sfilarmi. Comincio a frugare con la mano nei tuoi pantaloni, dio se sei arrapato! Ti sono grata per questa splendida erezione, per il tuo cazzo che già mi fa impazzire. E lo prendo subito tutto in bocca e ti accarezzo le palle. Succhio, succhio, succhio. E poi ti bacio la cappella, succhiandone solo la punta mentre ti faccio una sega. “Che gran porca che sei!”. Sì dimmelo, ancora. Ci guardiamo negli occhi, mi piace vedere che ti faccio impazzire. Mi sposti dal tuo cazzo, stavi davvero per scoppiare, se voglio so essere davvero terribile. Mi apri le cosce e mi apri la fica con entrambe le mani, cominci a leccarmela lentamente, prima solo il clitoride, masturbandomi. E poi ci affondi tutta la lingua dentro, mi apri ancora di più e me la succhi. Grido. Ti supplico di scoparmi. E tu mi infili un dito in culo. Per poi farmi girare a pecora e cominciare a sfottermi da dietro. Il buchetto è già così aperto…Mi fai male, mi fai malissimo, giuro non ce la faccio. Ma tu continui, finché il tuo cazzo non è completamente in culo. Muovo il bacino, Mi sembra di non resistere. E mi blocchi, poggiando una mano sulla mia nuca, immobilizzandomi come una cagna in calore, mordo cuscini e voglio piangere di piacere. E con l’altra mano cominci a masturbarmi la fica, facendomela venire più bollente. Non riesco più ad opporre nessun tipo di resistenza, ed arriva il mio orgasmo, paralizzante, un eccitazione fortissima, un interminabile giramento di testa. Mi senti gridare, pregarti di non smettere più, che voglio essere la tua troia. E mi vieni dentro, la tua sborra nelle viscere e mentre mi scoppi dentro cominci a sculacciarmi le chiappe con entrambe le mani. Mi prendi dai fianchi, non mi consenti neanche il minimo movimento e lascio che ti svuoti dentro di me.  
Non appena molli la presa mi rifugio immediatamente in bagno, due giri di chiave nella toppa e mi siedo sul cesso. Mi sento intontita e comincio un po’ ad odiarmi. Nulla di male per carità, ma davanti ad un cazzo del genere perdo completamente la testa. Mi infilo nella doccia e passo qualche minuto sotto l’acqua piacevolmente bollente. Quando esco dal bagno ti ritrovo sul divano, addormentato. Ti studio come si fa con un insetto morto al microscopio, la tua pelle sembra meno perfetta, la tua faccia è quella di un ragazzotto un po’ stupido. Gli uomini come te mi stimolano ma solo per poco, non riuscirei mai ed esserti devota. In cucina è pronta quella che doveva essere la nostra cena. Il mio corpo è tutto un piacevole dolore. Raccolgo in fretta i miei vestiti, cerco di ritrovare una parvenza di normalità. Sgattaiolo via senza salutarti, senza lasciare un segno della mia presenza.
Capiti male ciccio, te lo ribadisco. Ora so che non sono più attirata dai tipi come te. Che sapere che preferisco gli uomini che mi spogliano lentamente!

fantasticato da DolcaMorgana | il mio blog | alle 14:39 | commenti


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