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venerdì, luglio 22, 2005

Gli'occhi sbarrati i denti coperti.....
da un esistenza estrema...............
al di fuori del mondo che...............
sento i cani morti....................
urlare alle mie ossa...............
regalo sperma al mondo...........
poesia agli assassini.............
..........................................
è la fine del mondo...........
la fine del deccesso..............
.............................................
e questo buio giardino di fiori........
è sempre più spento.......................
in questo buio giardino di luglio
fa sempre più buio.......................

..........................................................
è la fine di tutto..............................
la fine del niente...........................
una fine da froci............................
........................................................
sento i cani morti .......................
urlare alle mie ossa ..................
regalo sperma al mondo..........
poesia agli assassini.................


fantasticato da AlleGroRaGAzZoMOrTo | il mio blog | alle 03:23 | commenti (5)


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mercoledì, luglio 20, 2005

Dolcissimo, possente/ Dominator di mia profonda mente;/ Terribile, ma caro/ Dono del ciel; consorte/ Ai lùgubri miei giorni,/ pensier che innanzi a me sì spesso torni.
[…]
Come solinga è fatta/ La mente mia d’allora/ Che tu quivi prendesti a far dimora!/ Ratto d’intorno intorno al par del lampo/ Gli altri pensieri miei/ Tutti si dilegùar. Siccome torre/ In solitario campo,/ Tu stai solo, gigante, in mezzo a lei.
“Il pensiero dominate”-Giacomo Leopardi
Mi è anche scappato un ridicolo “scusa” dopo averti baciato. Non che la cosa ti avesse dato poi tanto fastidio, è che è stato un gesto improvviso, assolutamente senza premeditazione. Tutta colpa tua, ovvio, e di quegli occhietti furbetti. Di solito mi innervosiscono le persone con gli occhi azzurri, non riesco mai a capire a cosa stanno pensando! Ma mentre parli serio i tuoi brillano ed è come se mi dicessero che vorresti fare altro, altrettanto seriamente. Affascinata dai tuoi modi, di come mi stringi quando mi abbracci, di come mi dici “succhia” quando poi mi porgi la lingua. Mi piace sentire la tua voce eccitata che me lo chiede, la gente che passa ci guarda stranita e a me piace immaginare che quel tuo ordine…E allora comincio a succhiarti le dita e ti sorrido. Sembra la giusta fine quella di ritrovarsi così ora, per due persone che si conosco da un po’ ma che per una serie infinita di plausibilissimi motivi non hanno mai apporfondito la loro conoscenza. Ma potrebbe anche essere uno splendido inizio, non trovi? Mi piace vederti eccitato, lo ammetto, mi piace pensare di poterti piacere. “Ci vediamo più tardi, no?” Le carezze non accennano a fermarsi, continuano vogliose e investigative, rapide mentre cercano di sfuggire gli occhi indiscreti dei curiosi. “Sì, forse è meglio…” convieni anche tu, e sei dolce quando per salutarmi mi baci gli occhi.
Il resto del pomeriggio è una specie di veglia, stesa sul letto lascio scorrere nella mia testolina le tue espressioni e le tue parole, alzo un po’ il volume del mio Mp3 quando, chiudendo gli occhi, immagino come potrebbe evolversi la serata con te e lo faccio accarezzandomi con due dita il clitoride. Sono eletrizzata, lo ammetto e questo è il miglior modo che conosca per rilassarmi mentre faccio progetti. Il cellulare mi vibra sul fianco, lo avevo poggiato accanto al letto dopo aver messo la sveglia: mi conosco e so che succede quando poi mi rilasso troppo…Ma è un sms: posto e ora e la clausola finale “fatti bella per me…”. Ora si che sono eccitata.
So quanto ami ballare e il locale in realtà non è una vera sorpresa: ambiente intimo e caldo, musica latinoamericana, luci soffuse. Sono in ritardo, come al solito, e trovare già li i tuoi abbracci e i tuoi sorrisi mi scalda il cuore. Poi mi squadri, fingendo uno sguardo da professore severo. Passo l’esame? Gambe in bella mostra,  una canottierina senza reggiseno e sandali altissimi e incrociati sulla gamba, so che ti piacciono, uso le mie “armi” come meglio posso, non me ne volere, il fine giustifica i mezzi no? Si, esame superato. Mi trascini in pista e mi avvinghi con le braccia il bacino, sei bravo davvero oh! Mi lascio guidare e quando tentenno dò la colpa a ‘sti maledetti trampoli. Ci fermiamo in un angolo e mentre respiro il tuo dopobarba schiacci il mio bacino ad una colonna. “Allora che mi fai?”. Mi piace giocare a fare la fatalona anche se magari poi non sono così tanto credibile. “Tu che ti faresti fare?” faccio finta di pensarci su un po’ “Tutto…” miagolo mentre le mani tiaccarezzano vicino alla cinta. “Davvero…” aggiungo, quasi per mettermi alla prova, so che sei uno che prende tutto molto alla lettera. Paghi al bancone le nostre due consumazioni. Sei serio, ora, di nuovo quello sguardo, e quella voglia pazzesca. Mi appoggio di spalle al bancone e approfitto della penombra per prenderti fra le mie mani la tua, così grande e calda, e dopo averla accarezzata e stretta con i miei palmi me la porto al seno. Con l’altro braccio mi cingi le spalle, mi accogli in un abbraccio possente mentre ti ho portato la mia mano al seno. Ti faccio strusciare il palmo, lo premo sul mio petto e con la mia mano comincio a seguire le tue carezze. Muovo il bacino, seguendo la musica e la tua mano all’impovviso è diventata più pesante su di me. Stringi il mio seno con tutta la mano, forte, “mi fai male” ti mordicchio all’orecchio ma sai benissimo che non ti sto chiedendo di smetterla. Il modo in cui te l’ho detto è una supplica a continuare, assuefatta dalle tue mani e da questo dolore così dolce e d eccitante. Un colpo basso, il tuo, stuzzicare la mia vena sottilmente masochista. Lo stesso principio che mi fa bagnare all’idea di essere completamente tua e di dover dipendere da te. “Dimmi che sono il tu padrone…”, è quasi rabbia la tua.
“…padrone…”, momromoro mentre mi fai poggiare la tua mano sull’uccello. Lo stringo e continuo a strusciarci sopra la mano, meravigliata quasi di sentirlo così  duro. Mi prendi per mano e mi tiri verso di te, cammino ale tue spalle con il mio passo incerto e ti vedo sgusciare fuori da una porta di servizio. Sguardo severo ed eccitato, mi dici di seguirti. La porta si affaccia in un vicoletto buio, ci sono degli alberi e delle macchine parcheggiate, è eccitante farsi cullare dalla penombra. Mi porti vicino all’albero e mi spingi verso l’albero, il mio sedere aderisce al tronco e quando mi sollevi la gonna il mio sedere si struscia contro la corteccia. Rompo il silenzio surreale che si è creato lanciando un piccolo urlo. Mi tappi la bocca e poggi l’altra mano sul mio collo, facendomi male. Deglutisco a fatica, so che non potresti mai farmi male davvero ma ho paura. Mi spingi e mi fai strusciare il culo, mi fa male ma rimango zitta, voglio piangere. Mi divarichi le gambe, il tuo cazzo è fuori dai pantaloni, splendido e gonfio. E’ fra le mie gambe, me lo strusci sul clitoride durissimo. “Sei bagnatissima…che porca che sei…”. E’ impossibile nascondere che tutto mi eccita da morire. Premi sulla gola, come se mi volessi strozzare. Sembra che tutto ora dipenda da te. Ti decidi ad infilzarmi col tuo cazzo, ti mordo il palmo, te ne sono grata. Comincio a gemere e a pregarti di scoparmi forte. E allora decidi di smettere. Mi fai inginocchiare, spingendomi dalle spalle. Sono scomodissima, il terreno ai miei piedi mi graffia le ginocchia e mi fai male mentre le tue mani mi spingono dalla nuca il cazzo in gola. “…e fammelo bene ‘sto pompino…!”. Ti diverte così tanto vedermi soffrire? Ti piace farti odiare?…e farti desiderare così tanto?
“…e tu scopami!”, un coraggio inaspettato e sfacciato, il mio.
Mi sollevi, le braccia sono tese e tese verso l’albero, mi ci appoggio di peso mentre mi prono e ti do il culo. Mi appoggi il cazzo fra le natiche, mi avvicino sempre più al tronco ad ogni piccolo colpo, il mio seno aderisce completamente quando me lo hai infilato il culo, facendomi malissimo. Il petto è raschiato, straziato, continua la tua presa dal collo, a volte mi sembra di non riuscire a sopportare il dolore. Ed ogni volta che mi sembra di esser arrivata al mio massimo grado di sopportazione non ho la forza di fermarti. Non voglio. Il mio orgasmo, piango quasi, mentre la testa mi gira per l’eccitazione e sono sempre più malferma sui miei tacchi. Togli la mano dal collo, libera, sono libera, penso per un attimo. I tuoi colpi di cazzo sono sempre più sicuri, più secchi, mentre mi sfondi vorrei gridare. Poi il tuo seme nelle mie viscere, fiotti caldi, appaganti per me.

Ti adoro. Ti adoro. Adoro averti sopra ancora un po’, le tue mani finalmente dolci che accarezzano le mie, ti appoggi anche tu al tronco, ma mi stringi, siamo come in bilico. Ed il tuo cazzo è ancora dentro di me.

[parto in questi giorni per un pò. Non so se fino a ferragosto avrò tempo e modo di un altro "saluto". Un enorme bacio a tutti di buone vacanze a tutti:)]


fantasticato da DolcaMorgana | il mio blog | alle 22:03 | commenti (3)


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domenica, luglio 03, 2005

[…]
E’ incredibile che io ti cerchi n questo/ o in un altro luogo della terra dove/ è molto se possiamo riconoscerci./ Ma è ancora un’età, la mia,/ che s’aspetta dagli altri quello che è in noi oppure non esiste.
L’amore aiuta a vivere, a durare,/ l’amore annulla e dà principio. E quando chi soffre o langue spera, se anche spera/ che un soccorso s’annunci di lontano,/ è in lui, un soffio basta a suscitarlo./ Questo ho imparato e dimenticato milel volte,/ ora da te mi torna fatto chiaro,/ ora prende vivezza e verità.
La mia pena è durare oltre quest’attimo.
“Aprile-Amore”-Mario Luzi
 
Ci si può affezionare ad una persona mai vista, si può addirittura essere attratti da qualcuno senza mai averne sentitoil suo odore. Il bello di internet fra l’altro è anche questo. Nella migliore delle ipotesi poi, quando ci si incontra si può dare piacevolmente per socntato una fase preliminare. “Si va dritti al sodo”, verrebbe da dire se la frase non fosse così banalmente spoetizzante. Voleva essere un saluto il mio, un abbraccio prima che tu te ne andassi. Poco tempo a disposizione e situazioni rocambolesche, rinnovando il mio primato di saper far girare le palle alle persone in una maniera esasperante ed iperbolica, approfittando del fatto che poi nessuno riesce davvero ad arrabbiarsi con me per troppo tempo. La bocca verso il tuo viso alla ricerca di un bacio, e tu mi hai baciato esattamente come adoro che lo si faccia: prendendomi tutta, stringendomi, desiderandomi. “…Con la testa fra le sbarre come su un qualsiasi lungomare a pomiciare di pomeriggio presto”. Mi ha fatto ridere quel “pomiciare” detto da te. Sai quelle parole che non immagini in bocca di qualcuno? Aveva un qualcosa di tenero. E di animale. Con la maglietta sollevata mi hai stretto i capezzoli fortissimo e hai continuato a baciarmi e a succhiarmi la lingua, mi hai spinto col bacino verso il muro, quasi per farmi sentire la tua erezione. Pensavo alla gente che passava in quel momento e che sbirciava questa strana coppia così variamente assortita intenta a “pomiciare” e mi veniva da ridere. Poi sei dovuto ripartire. Continuiamo a sentirci nei limiti del possibile di una personcina così lunatica e di un uomo così impegnato. E prima di rivederci di nuovo mi dici anche che mi hai preso un regalo. Sono curiosa come una scimmia, inutile che te lo venga a spiegare, poi per fortuna le cose le dimentico e mi passano da sole.
Ci rivediamo, la tua macchina che strombazza nel traffico e quando salgo, ti saluto baciandoti e penso che hai il gran dono di mettere a loro agio le persone. Chiacchieriamo, decidiamo che piega far prendere alla serata e subito me ne esco col mio “…guarda che ho fame!” come a voler mettere le mani avanti e la conseguente necessità di chiuderci per un po’ in un locale. Annuisci e mi stringi la mano, è una specie di “vediamo un po’ come va”. Sono così egocentrica da considerare importante il modo in cui mi si ascolta, e tu sai darmi i consigli giusti, non perdi un attimo i miei gesti sfuggenti e mi dici delle gran belle cose parlando del mio futuro, di come potrebbe essere, di come potrei essere io fra un po’. Ma non è solo questo: mi piace il modo in cui mi metti al corrente della tua vita e il modo affettuoso che hai di parlare di tutti. Appoggio la testa sul tavolo, fra le braccia conserte, mi accarezzi i capelli e dici che sono bella con uno sguardo tale da non poterti tacciare per una volta di essere un “paraculo”. E sono anche così insicura da aver bisogno di sentirmelo dire sempre, da confermare le cose e farle diventar certezze. Mi accarezzi le braccia con le punta delle dita, guardandoti con la coda dell’occhio immagino addosso le tue carezze.
Usciamo, il tempo di fregare una sigaretta dla tuo pacchetto e il tuo corpo spinge contro il mio, la schiena aderisce allo sportello di una macchina parcheggiata, io sorrido incuriosita e intimamente contenta di questa tua “metamorfosi”. Sembra che non ci sia più niente da dirsi, ma era questo quello che volevamo no?Uno strano “allora dove andiamo?” che non aspetta una risposta. La macchina comincia a girare a zonzo per le strade della citta, la mia testa che affonda fra le tue gambe e i movimenti che vanno più veloci solo dopo che ci siamo fermati in una stradina. Mi piace sentire i tuoi gemiti mentre ti succhio il cazzo, mi chiedo dove sia finita quella placida tranquillità che c’era a tavola, ti desidero tanto lo sai? Le tue mani cominciano con i giochetti, di quello che sa farsi desiderare tanto, di quello che stuzzica il clitoride e mi fa eccitare come una cagna, di quello che si fa pregare. Ti prego, ti prego, ti prego, reggo poco alla provocazioni io, voglio essere penetrata, scopami, ficca due dita dentro, sono una troia bagnata. Non che tu non abbia capito la situaizone. E’ che ti diverte vedermi così, ora. Con la mia sicumera sparita, a puttane l’aria da fighetta che si fa desiderare. Mentre continuo col mio pompino ti prendo la mano, cerco le tue dita e cerco di portarmele in fica. Non lo fai, stronzo, potrei odiarti davvero e il ditalino comincio a famelo da sola mentre faccio strusciare il pube alla tua mano. E no, così non vale. Ora sì che ti odio davvero, ma sto buona nel mio canutccio, accovacciata su di te mentre ti continuo a spompinare. Frughi nel cruscotto, mi copri la testa con un braccio, penso che magari sta passando qualcuno. E allora il ditalino cominci a farmelo. “Il mio regalo…” e lancio un urlo intensissimo di piacere pazzesco. Mi copri la bocca, “ma che sei matta?!”, e mi metti davanti agli occhi il tuo dito, inguainato da una specie di guanto trasparente, con tanti aculei morbidissimi di lattice. Ecco cos’era…Mi viene da ridere, “Ancora, dai ancora ti prego davvero!” L’entusiasmo è quello di una bambina, mica vorrai togliermi il regalo prorpio ora? Resto nella mia posizione, accucciata sul sedile, ma più discreta nei miei gemiti mentre ti dai un gran bel da fare con quel coso. Sarà che poi ci metti anche un bel po’ di tuo ma…mi sembra che anche le cosce siano bagnate, mi sembra di non aver mai goduto così tanto. Io continuo, più godo e più mi dedico al tuo piacere, strana perversione. Oltre alla bocca ho aggiunto le mani, ho cominciato una sega in contemplazione del tuo cazzo, lo bacio, lo lecco e poi vado su e giù con le mani mentre ti lecco il cazzo. “Aspetta aspetta…”, è un intimazione mica tanto gentile, la macchina sembra scoppiare del mio odore e tutto è furtivo ed eccitante. Mi chiedi di fermarmi un po’ e di rallentare, mi scosti la testa ma sembro non avere pace finchè non vado più veloce nella mia sega. Allora non hai più il coraggio di fermarmi, ti prendo in faccia e ricomincio a succhiare. Nella penombra della stradina ci siamo solo noi,  mi appoggio al sedile e sorrido, impagabile la visione della tua faccia beata. Mi lecco le dita guardandoti fisso negli occhi, per la prima volta nella serata riesco a reggere il tuo sguardo, i nostri visi vicinissimi e gli odori che ci confondono i sensi, mentre continuo a leccare il tuo sperma. Mi avvicino di nuovo al tuo cazzo e lecco ancora, sta passando un’altra coppia ora e me lo ripeti anche ora“Tu sei matta…”
A proposito caro, passata la “botta ormonale” di solito riattacco il cervello. Mi infili il tuo regalo nella borsa, e faccio finta di esserne indignata. “Cosa dovrei pensare di un tipo che conosco da poco e mi fa regali da un porno shop?” e poi mi viene da ridere, sono sinceramente poco credibile. Come le pippe mentali che capita che la sottoscritta si faccia se becca il preservativo di qualcuno alla prima uscita. Perbenismi e retaggi e paranoie che durano davvero il tempo di una risata. “Dovresti solo pensare che ti ho desiderata…”. Eccolo il paraculo.
Sfilo i miei slip. Abbasso il tuo sedile e ti sono addosso, ti accarezzo le braccia ma poi stringo forte i polsi. Sollevo la gonna, la mia fica te la metto in faccia. Dentro ci affonda tutta la tua bocca ed io mi muovo su di te. Mugolii. La tua barba che raschia le cosce, continuo a muovermi, la tua lingua continua a farmi impazzire affondando dentro. Mi mordi il clitoride ed io ti stringo i polsi, li graffio e sembri aver capito. Continui  a scoparmi con la lingua  e con piccoli movimenti del mento. Lascio al presa delle tue mani, la testa mi gira da impazzire e mi appoggio al sedile, restando a pecora su di te. Che continui a leccarmi fino a farmi scoppiare sul tuo viso.
Desiderami più spesso, allora.

fantasticato da DolcaMorgana | il mio blog | alle 19:49 | commenti (12)


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