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Le cose che amo che desidero che vorrei accadessero...

 

 


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martedì, giugno 21, 2005

CAMMINA, CAMMINA ...

... La meta s'avvicina ...

La lotta è ancora dura ...

... ma presto troverò la cura ...

... per rilanciar la palla

e rimanere a galla ...

e anche il mio segreto

dovrò mettere a tappeto ...

... e poi scavare a fondo

persino nel mio mondo ...

Pronto a fare sforzi

per prepararmi pure agli scherzi ...

... perché la vita ...

... è così strana

che si deve sempre star in campana ...

... e correre veloce

per non cedere alla voglia

di fermarmi

proprio lì ...

sulla soglia ...


fantasticato da Menelao | il mio blog | alle 18:27 | commenti (3)


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venerdì, giugno 17, 2005

22qr.jpg

 

difficile scegliere...


fantasticato da iperio | il mio blog | alle 10:11 | commenti (5)


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mercoledì, giugno 15, 2005

[continua...]

[…]Oh! Come, come, a quelle dita avvinto,/ rimpiansi il mondo e la mia dolce vita!/ O voce imperiosa dell’istinto!/ O voluttà di vivere infinita!/ Le dita liberai da quelle dita,/ e guadagnai la ripa, ansante, vinto…
Ella sola restò, sorda al suo nome/ rotando a lungo nel suo regno solo./ Le piacque alfine ritoccare il suolo;/ e ridendo approdò, sfatta le chiome,/ e bella ardita palpitante come/ la procellaria che raccoglie il volo.
Non curante l’affanno e le riprese/ dello stuolo gaietto femminile,/ mi cercò, mi raggiunse tra le file/ degli amici con ridere cortese:/ “Signor mio care, grazie!” e mi protese/ la mano breve sibilando:-Vile!-
“Invernale”-Guido Gozzano
La casa di Emanuele è irritante. Irritante nel modo in cui può esserlo una pubblicità del “Mulino bianco”, irritante esattamente quanto lo è lui, un bambino a cui la mammina ha spiegato proprio bene cosa deve fare, sempre. Ecco, è la classica persona che mi sta epidermicamente sulle palle e nenache troppo simpaticamente, ma probabilmente il mio spirito masochistico non ha limiti. Il fatto strano e nuovo è che ora mi sta sulle palle anche Gabriella, mi sta sulle palle l’altro Big Jim, mi sta sulle palle tutta questa situazione e anche per quel che mi riguarda mi prenderei a schiaffoni. Non c’è che dire.
-Allora…che ti sembra la cosa?…avevo ragione?-brava Gabri, sempre più provvidenziale.
Silenzio. Se parlo esplodo.
-…cioè, secondo me sono pure un po’ moscetti…

I “moscetti” sono in cucina che ridacchiano, non hanno neanche la compiacenza di chiudere la porta. Lei invece mi è addosso, a cavalcioni su di me dopo avermi fatto sedere su un divano, esattamente come aveva fatto con Emanuele in macchina. Mi stringe i fianchi con le gambe e le sue braccia mi imprigionano il collo, mi blocca, si struscia addosso e mi lecca le labbra, e poi scoppia a ridere. Sa che non le resisto. Allora comincio ad accarezzarla, le stringo forte il culo fra le mani, ne accarezzo la sua dolcissima rotondità e lei comincia a mugolare baciandomi. Le infilo il mio dito in culo, all’improvviso e con rabbia, lei risponde mordendomi le labbra ma comincia ad eccitarsi parecchio, muove rimtimcamente il suo bacino verso di me, è un gesto istintivo il suo, non pensa al fatto che non sono Emanuele e comunque non sono un uomo, se solo potessi la sfonderei però…Ha gli occhi chiusi e anche io comincio a strusciare le mie tette sul suo petto, sollevo un po’ il busto e aspetto che cominci a succhiarmi i capezzoli. Io invece i suoi glieli stringo forte e poi ricomincio a penetrarla con le dita il culo, tutto con il chiaro intento di farle male, volontariamente. Quasi non mi riconosco nei miei gesti così brutali, io che l’ho sempre adorata, io che in ogni mia carezza nutro per lei una devozione quasi mistica. La tensione erotica è fortissima, indicibile, ma la verità è che tutto si è ridotto biecamente ad una sorta di schermaglia, a dei dispetti. Lo pensa anche lei, lo capisce anche lei, e allora mi fa stendere sul divano e finisce di spogliarmi con dolcezza, poggio i miei polpacci sulle sue spalle, divarico le gambe e aspetto la sua lingua. Mi morde piano le labbra, stuzzica il clitoride e poi comincia a leccarmi, con untempismo perfetto, proprio quando mi sembrava di scoppiare e avrei cominciato con il matra dei miei ti prego…La riconosco e lei riconosce me, con tutto quello che mi piace, la lentezza quasi esasperante della sua leccata a cui seguono colpetti di lingua, affondi, mi fa impazzire, sempre…Chiudo gli occhi e me la godo così fra le mie cosce ma mentre stiracchio le braccia sento due mani sulle mie tette, reagisco di soprassalto, mi muovo bruscamente e Gabriella perde l’equilibrio. Dietro di lei che leccava a pecora si è prontamente posizionato Emanuele, probabilmente stava aprendo la sua fica con le dita o probabilmente si stava limitando a godersela così. Il suo amico invece dietro di me non ha saputo resistere alla tentazione di voler partecipare, a quanto pare. I due non hanno perso tempo e sinceramente la cosa un po’ mi dispiace, mi ero completamente scordata della loro presenza. Il cervellino di Gabriella si muove a mille, invece. Dopo essersi liberata dalla stretta delle mie gambe è a pecora che va incontro al belloccio c’è che dietro di me. Gli abbassa i pantaloni e non fa fatica a ritrovarsi un cazzo parecchio duro in bocca. Sì brava, dobbiamo giocare? Giochiamo!…Ma io Emanuele non lo tocco, finisco a pecora anche io con il viso vicinissimo al tuo che glielo stai cominciando a succhiare, ti guardo e tirandoti dai capelli ti costringo a baciarmi, in bocca il suo sapore, lo riconosco, mi piace, e mi piace succhiare la tua saliva. E così il pompino riprendo a farglielo io, a gattoni con le sue mani che mi carezzano la schiena, appoggi il tuo bacino dietro il mio e mi spingi, inarco la schiena e cerco il contatto col tuo seno. Emanuele avrà continuato a farselo venir duro gustandosi le due amichette ma poi il suo spirito da enfant prodige viziato avrà avuto la meglio. Ecco perché poi Gabri se l’è ritrovato alle sue spalle, a farsi mettere le dita nella fica con la nuca che preme sul suo cazzo. Strana scena, succhiavo chiudendo gli occhi per poi riaprirli incuriosita dai mugolii, sembra un trenino, di quelli che si fa alle feste e mi viene da ridere. E nonostante Gabriella sia così meravigliosa mi stacco da lei, continuo a non voler aver a che fare con loro due…Pudore?Naaaaaa. Io e lui ci spostiamo goffamente, lo spingo più in la rimanendogli sempre avvinghiata, lui mi prende per mano e apre la porta della stanza da letto. Il letto è grande, la stanza è esattamente come il resto della casa e finisco a pecora con le mani che poggiano sulla spalliera mentre mi perdo in divagazioni architettoniche. Mi piace il suo cazzo, come sa farmi desiderare di essere penetrata, bravo tesoro, anche la posizione, manco te l’avessi chiesta…tendo le braccia e spingo il mio bacino verso di lui, lo muovo io, do io il ritmo. Un girdo, acuto, e poi le mie suppliche di continuare. In quel momento arrivano anche Emanuele e Gabriella, restano sulla porta a baciarsi ed entrambi sono nudi, entrambi splendidi, lui con un’erezione pazzesca, lei che lo tocca mentre restano un po’ a guardarci. Si piazzano sul letto accanto a noi, Gabriella mi sorride eccitata, ha il potere di eliminare ogni freno inibitore, penso che non ci sia niente di più bello che vederla mentre gode ed ascoltarla, anche se non sono io la fonte del suo piacere. Si stende accanto a me e Emanuele è sopra di lei che comincia a penetrarla, siamo così vicine sul letto che possiamo anche toccarci. E lo facciamo. Io, a carponi sposto il mio busto verso di lei, che schiva il viso di Emanuele per baciarmi. Mi stringe la mano con fare materno e poi chiude gli occhi, solleva il bacino per andare incontro al cazzo di Emanuele. Comincia a muoversi alla cieca, eccitata, ed io non smetto nenache un secondo di accarezzarla, Emanuele sembra scoppiarle dentro, all’improvviso, posso vedere la faccia di lui diventata improvvisamente goffa, quasi spontanea, lei sempre più bella, con un’eccitazione ferina sul viso, roba che non finirei mai di guardarla. E continuo a godere per i colpi di bacino, la fica sembra davvero scoppiarmi, cerco di appoggiarmi a lei ma due mani mi afferrano dalle spalle e mi ribaldano, il cazzo del belloccio è nella mia bocca, comincio a succhiarlo con forza accarezzandogli le palle finchè non mi arriva in bocca. Mi accarezza la testa e poi entrambi scompaiono dalla stanza, stupiti, imabrazzati. Io abbraccio Gabriella e la bacio, lei ricambia le mie moine ancora un po’ eccitata. Piagnucolo che me ne voglio andare e lei mi dà man forte, “che coglioni”.


fantasticato da DolcaMorgana | il mio blog | alle 11:35 | commenti (5)


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lunedì, giugno 06, 2005

Quelle ninfe, le voglio perpetuare. / Chiare così le loro carni lievi/ Che nell'aria volteggiano assopita/ Di folli sonni.
O se le donne di cui parli/ Fossero solo augurio dei tuoi sensi/ Favolosi!/ Sfuggiva l'illusione,/ Fauno, dagli occhi azzurri e freddi, come/ Sorgente in pianto, d'una, la più casta: / Ma l'altra, dici tu ch'essa è diversa,/ Tutta sospiri, come calda brezza/ Del giorno nel tuo vello? [..]e il solo vento/ Fuor delle canne pronto ad esalarsi/ Prima che sperda il suono in una pioggia/ Arida è, all'orizzonte, senza ruga,/ Senza moto, il visibile, sereno,/ Artificiale soffio: ispirazione/ Che torna al cielo.
 […]  Altro che quel nulla/ Dolce dal loro labbro divulgato,/ Il bacio, che assicura a bassa voce/ Delle perfidie, il petto mio, intatto/ Da prove, testimonia un misterioso/ Morso, dovuto a qualche dente augusto;/ Ma basta! un tale arcano a confidente/ Elesse il giunco gemino ed immenso/ Che s'usa sotto il cielo.
”Il pomeriggio di un fauno” - S. Mallarmé
Una volta Gabriella mi ha anche chiesto se quella che provo per le donne è semplice attrazione o eccitazione. A me è venuto da ridere, sarà che non ci vedevo poi questa abissale differenza, sarà che temo più di ogni altra cosa parlare di quello che provo per quella sensazione di non saperne nulla, o in generale di non riuscire a mettere in riga ciò che so. Allora ho cominciato a baciarla e a stringerle piano il seno, per farle capire quanto lei mi piaceva, e per fortuna mica mi ha più chiesto se da lei ero attratta o eccitata! Poi però entrambe cadiamo alla tentazione più che umana di dover dare un alibi a ciò che ci piace e i nostri sono sempre che è curiosità, che è più che normale esser attratte da persone dello stesso sesso, che questo periodo và così. Siamo innanzi tutto due amiche, mi attira questo sì, la sua intelligenza, mi piacciono le persone che hanno la battuta pronta e che fanno bene e a proposito citazioni. E poi è appurato, le figlie uniche hanno almeno un gatto, leggono troppo e scopano tanto. Io e Gabriella siamo innanzi tutto due buone amiche. Non migliori amiche chè questa ettichetta mi ha fatto venire sempre l’orticaria. Ci conosciamo da poco, ci siamo conosciute per caso e ci siamo ritrovate subito a parlar di noi, so quanto può esser difficile farlo, ogni volta che lo faccio con qualcuno e che mi apro totalmente tutto mi si ritorce contro, in passato è stato lo stesso anche per lei ,eper questo, in un certo senso, di lei mi fido. Amiche abbastanza da andare a cinema insieme e divorare oscenamente pop corn e giuggiole, da poter avere consulenze su come agghindarmi, amiche abbstanza per darle una pacca sul culo e fare la scema dicendo che è bona, da poterle stare accanto nuda. Da averla addosso, e farmi scopare dalle sue mani, da trovare in lei una parte di me, una specie, da dirle che la sua fica mi fa impazzire, da guardarci insieme un film porno e riderci su se arriva l’imbarazzo e di sentire le sue tette che schiacciano le mie quando ci abbracciamo ed eccitarci anche solo per questo.
Ci aggiorniamo davanti ad un caffè sulle ultime vicessitudini, per fortuna che ora è estate e si può stare fuori e nessuno ti fa guarda storto se fumi. Se il pomeriggio è particolarmente bello come questo e la testa è libera da pensieri vari, nonostante tutto, tutto è più piacevole e si chiacchiera socchiudendo gli occhi, come due gatte intente a godersi il sole. “Ehi, ciao Gabri!”   e lei risponde con un sorriso mentre io cerco di capire di chi è la voce con una torsione del busto. Il belloccio avanza e poi raggela facendosi passare il sorriso. Piccolo il mondo eh? Cala un paradossale mutismo su noi tre, è che magari non pensavi che io e lei fossimo amiche, e che non ci vedevamo da tempo e che…Poi cominciamo vacui discorsi sul più e sul meno, un saluto veloce ed imbarazzato e il belloccio sparisce per le strade della città.
-“Che coglione!” mi scappa proprio. Si da il caso che lui sia stato una situazione in sospeso da cui per inciso non ci sono uscita un granchè bene.
-“Ah perché…anche tu…con lui…?”-lei raggela un attimo –“pure io, dai!”
La scena ha davvero del paradossale, da un momento all’altro potremmo tirar fuori un album dalle borse e cominciare a dire “questo ce l’ho, questo mi manca”.
-“…sì bè, coglione forte!” mi spalleggia e ridiamo come due sceme. Nessuno ci può togliere il sano gusto di sparlare di una conoscenza. Conoscenza in senso biblico, s’intende! Il nostro caffè continua accompagnato da tanto altro chiacchericcio.
 -…e stasera tirati tutta che ti faccio vedere io!- me lo dici pure, stronza, mentre passo da casa tua e poi da te mi spari anche un “Indovina chi passa fra un po’?” .Tesoro, tu si che sai dire le cose nel momento più opportuno! Vatti a fidare delle donne!…ed io che per tutta la serata non avrei fatto altro che morderti i capezzoli.
-Mi ha chiamato Emanuele l’altro giorno, dopo che ci siamo lasciate…
Combattuta se esordire con un altro “quel coglione!” che ormai mi viene naturale associare al suo nome o se mostrare una ammissibilissima punta d’invidia. Mi legge nel pensiero.
-E dai su!…Mi ha chiesto che stavi combinando e da quanto ci conosciamo,  insomma aveva voglia di uscire, dice che portava un amico, vallo a capire quel coglione, ma a quanto pare ha buone intenzioni.
Non ho voglia di appurare con chi e soprattutto in cosa consistano queste buone intenzioni. Sì ecco un po’ incazzata lo sono pure. Per fortuna sono puntuali, scendiamo, in macchina le presentazioni, mi si presenta subito l’amico, non c’è che dire insieme sono una vera coppia di bellocci da esposizione. La macchina va a zonzo, Gabriella ed Emanuele sono seduti dietro che cominciano ad avvinghiarsi, mentre fra me e il tipo c’è del sincero imbarazzo, mi calo nella parte di chiacchierona simpatica con l’aria provocante di quella che già ci prova, ma è più per ripicca verso Gabriella. E invece tu caro di cosa ti occupi? Mentre con la coda dello occhio guardo quella cretina che impegnata in un bacio molto molto eccitante, di quelli suoi, si è gia fatta mettere una mano sulla tetta. Ci fermiamo in una stradina, Emanuele scende dalla macchina ed entra in in un portone “vengo subito!” ci tranquillizza mentre io ne approfitto della sua assenza per avvicinarmi al suo amico. Gabriella ci guarda mentre gli poggio la testa sulla spalla e poi comincio a baciarlo, è chiaramente il dispetto di una bimba contrariata ma a lui pare faccia solo piacere, mentre gli lecco le labbra comincio a stringergli il cazzo e a strusciare le dita sulla sua patta. Emanuele è rientrato in macchina e nonostante si sia perso la scena si accorge di qualcosa, Gabriella gli sale addosso a cavalcioni, lui sembra sparire nel sedile posteriore, io invece non perdo tempo e sbottono i pantaloni del suo amico e comincio subito a spompinarlo. Lui è abbastanza incuiriosito da quello che sta accadendo dietro, lo sento armeggiare con lo specchietto ed è allora che lo succhio più forte, sono qua caro, godi, godi…ma in realtà la scena eccita anche me, non avevo mai visto la mia amica “in azione” e ammetto che la cosa ora mi intriga tantissimo, visto che è anche lei china sul cazzo di Emanuele. E’ una sfida? Dai dillo, ti odio…Si è messa in modo tale che entrambe possiamo guardarci ed è stupendo così. Sento dei gemiti, non distinguo la voce maschile, sicuramente entrambi i bell’imbusti sono eccitati, stupiti dalla cosa, ma è il nostro, il mio e di Gabri, il piacere più bello, perché complice. Lui comincia a toccarmi, infila la mano sotto la gonna, le dita scostano le mutandine e cominciano a farmi un ditalino fantastico. Inizio a gemere, dimenticando che in macchina ci sono altre persone, se prima fingevo un silenzio più o meno rispettoso ora non mi contengo davvero più…e lui mi sborra in bocca, mentre è dischiusa per i miei gemiti, mi spinge la testa sul suo cazzo e con entrmabe le mani mi ferma la nuca. Glielo succhio ancora un po’ e poi sento che anche dietro si sono dati abbastanza da fare, Gabriella armeggia con dei fazzoletti e poi cala il silenzio. Io e lei ridiamo, di quelle risate complici che sanno mettere in soggezione chi ne è fuori. La situazione è così strana e piacevolemtne elettrizzante…
Emanuele rompe il silenzio dicendo che se vogliamo stasera possiamo andare da lui, diciamo che va bene e cominciamo a chiacchierare malcelando fibrillazione.
[continua…]

fantasticato da DolcaMorgana | il mio blog | alle 18:22 | commenti (8)


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