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mercoledì, aprile 27, 2005
si contorceva del moto perpetuo del corpo... scivolavo affine nel suo essere... senza sosta tremando al suo respiro pieno.. dalla mia schiena, dalle reni... pervaso dal calore dal desiderio di sentirmene parte la spinta il ritorno... continuo, fluente lei tutto carne passione sangue e fremito possesso ancora.. dentro... fino alla voce che m'ha donato la pace... incontenibile ribellione del corpo... esplose con me.. parossistico amplesso... e restammo l'uno dentro l'altra...a respirare fantasticato da spin_age | il mio blog | alle 19:28 | commenti (3)
Occhi da orientale che raccontano emozioni
Ci sono i rimpianti con quel loro fastidiosissimo retrogusto. E poi ci sono i rimpianti, quelli che grazie al beneficio del dubbio ti permettono di appoggiarti con fiducia per colmare con la fantasia ogni di lacuna. E poi sì, lo ammetto, mea culpa, comincio sempre a rifugiarmi nei miei pensieri sul treno, nel metrò, nelle sale d’aspetto, tutti i luoghi in cui si è autorizzati a non dedicarsi ad alcuna occupazione, appena seduta. Nel medesimo stato in cui mi soprendono le mie fantasie si produce nella mia mente uno spasmo di felicità. Ho sempre l’impressione di abbandonarmi a un piacere fisico, come se il cervello, sotto l’effetto continuo di immagini più o meno plausibili, più o meno accadute, di immagini sempre identici e di identici ricordi, potesse godere, quasi fosse un organo sessuale pari agli altri.
Ad Istanbul ci ero già stata da piccola e tornarci ora è una specie di sogno che si rimaterializza. Appena arrivati è subito la volta del Grand Bazaar, Daniele, il ragazzo che ci fa da guida si prodiga con le solite raccomandazioni per turisti. Attenti alle borse e alle macchine fotografiche, trattate sui prezzi, non andate da soli, prendete dei punti di riferimento. Ah, è meglio che le ragazze non fumino in pubblico così. E a questa consiglio rispondo aspirando spavalda il fumo della mia Marlboro. Ci dividiamo in gruppetti, io sono sotto la sua ala protettrice, mentre chiaccheriamo ci fa da sottofondo il vociare di tutti i negozianti. Resto in slenzio troncando bruscamente il discorso,per un po’ lo spettacolo voglio godermelo appieno. Spanish? Ognuno cerca di attirare a se gente conpiacevole invadenza informandosi sul prorpio potenziale cliente. No, no, sorrido e continuo a guardare con lo sguardo enusiasta. Ah Italian! Milano?Roma? e poi ognuno parla con sicurezza della città dove tu abiti, come se l’avessero davvero vista e visitata, con una sicumera divertente, con un fascino sfoggiato e ostentato da far invidia a qualsiasi vitellone nostrano. Yusuf è il proprietario di una delle tante bancarelle, si presenta subito, mi stringe la mano e mi guarda fisso quando gli chiedo ciò che voglio. Si si. This belt, yes. It’s for the “çiftetelli”, danza del ventre. 15 euro, buon velluto. Troppo? E mentre contrattiamo mi accarezza i capelli, mi fa sorridere, è un uomo splendido. Beautiful eyes, for you ten! Troppo, troppo, ancora troppo. Ridiamo. Arrivo a 5 euro ma in realtà ne pago solo 4 di euro, svuotandomi le tasche e ridendo, giuro giuro ho solo questi! Lui fa finta di arrabbiarsi, look look, poggia le mani sul mio bacino lì dove sono le tasche, Daniele mi guarda, lui si che è davvero arrabbiato mentre io continuo a fare la scema. Can you dance for me? Chissà quante volte ha ripetuto il canovaccio con altre turiste. Only in private e rido maliziosa, mentre continua ad accarezzarmi i capelli. No forse non se lo aspettava. But if you’ll give mi a glass of ouzo…E rimane stupito perchè sono seria. E si riprende subito dal colpo. Raki, raki! Mi corregge. Ah già, l’ouzo è solo per i greci. Lapsus freudiano? Geneticamente sono mezza greca, praticamente lo sono molto di più. Intanto ci sono altre persone (suoi amici?fratelli?cugini?) che servono altri turisiti. Daniele è preoccupato ma non gli do più retta. Fra mezz’ora all’ingresso quello con la fontana. Mezz’ora ingresso, fontana, ripeto automaticamente, mentre lui lancia a Yusuf uno sguardo severo. Mi porta in una stanzetta del negozio che si scopre sollevando una tenda, mi spinge poggiando le sue mani sulle mie spalle. Sono stanchissima mi sistemo sui tappeti e sui cuscinoni, lì sembro aver trovato il mio abitato mi tolgo le scarpe e lo guardo curiosa e attenta mentre comincia il rito dell’accensione del narghilè. Versa il rakì in due bicchierini piccoli e poi comincia ad aspirare. You beutiful, You beutiful e mi accarezza mentre beve. Ho la cinta alla vita, fa rumore ad ogni mio movimento. Però ho paura e me ne voglio andare. Armeggio col mio cellulare e faccio uno squillo a Daniele, It’s late dico poco convincente e lui si fa dare due baci sulle guance e mi regala delle fotografie. E degli accendini. E mi lascia il suo indirizzo, me lo scrive mentre sono io a fumare il narghilè. You beautiful, good girl.
Mi chiedo cosa sarebbe successo se non avessi avuto quella paura, così stupida, paralizzante, e così legittima. Guardava i miei piedi Yusuf, probabilmente avrebbe cominciato così, accarezzandoli. Lo vedo, sfila le calze e massaggia le caviglie. Un’altra boccata dal narghilè e poi il suo profumo così intenso sempre più vicino al mio viso, per sentire addosso il suo respiro, caldo ed eccitante. Accarezza le dita, ci avrebbe versato sopra il raki? Lo avrebbe leccato, succhiato dito per dito, lambendo con le sue labbra unghia per unghia. Che avrebbe fatto Yusuf? La gamba? Gli sarebbero piaciute le mie gambe? Le avrebbe assaporate accarezzando il polpaccio, veloce verso il ginocchio per ridiscendere di nuovo al tendine come una specie di danza. Io avrei chiuso gli occhi, indolente, sicura. Avrebbe sfilato i miei pantaloni, desiderdanomi, facendosi desiderare. Ti arrapo Yusuf? Ti piaccio? E’ buona la mia pelle? Chissà com è bello sentire il tuo bacino fra le mie cosce, aprire le gambe, aspettarti dentro. I miei capezzoli grandi e scuri diventano due bottoncini durissimi fra le tue mani. Sì ti prego, mordili, stringili. Dimmello Yusuf, dimmelo di nuovo, you beautiful, you beautiful, urlalo, fammelo credere, fammi credere di essere stupenda, fammi sentire la tua troia. Chiudo gli occhi e ti stringo il bacino, si così, così ti prego, non fermarti ora. Good? Good? Si forse mi avresti chiesto questo, e forse avrei sorriso per questo tuo chiedere virili conferme. Come avrei fatto a risponderti se non abbracciandoti ancora e supplicandoti che lo volevo di nuovo, again, again please. Forse quei dolci.Quelle specie di gelatine. Come si chiamano? Ne avresti messo uno in bocca e mi avresti baciato così, con le tue labbra e il sapore appiccicoso di rosa. Me l’avresti leccata? Sì, ti prego leccamela, Yusuf. Ti spingo la nuca verso di me, i ricccioli neri sparpagliati sul mio bacino, no, non ce la faccio, basta basta, mi fa impazzire la tua lingua, sì aprimela così con tutte e due le mani, mettici la lingua dentro e leccami, mordimi, riempiti, voglio colarti in bocca e rimanerci un bel po’. Ti darei il mio culo, te lo darei per fartelo rompere, per aspettarti dentro, per sentirti scoppiare così, sì sì dai, più forte dai, si toccami davanti, toccami, toccami, aprimi. Lo senti quanto sono bagnata? No, non mi fai male, o meglio mi piace, mi piace tutto, fottimi sempre più forte, si, csì, scoppiami dentro, ti voglio, ti voglio ancora, again please. Accarezzami ancora Yusuf, mi piace farmi guardare nuda da te, mi piace stare su quei tappeti e fra quei cuscini, ed io ti piaccio? Leccami ancora, leccamela tutta.
Sì, voglio bere di nuovo, versami un altro po’ di ouzo. Si, scusa hai ragione, rakì. fantasticato da DolcaMorgana | il mio blog | alle 14:55 | commenti (8)
lunedì, aprile 18, 2005
La fine d'agosto. Era verso la fine dell'estate quando Donatella era venuta ad abitare nell’appartamento accanto al mio. Finora aveva vissuto in una villetta in affitto, molto signorile, l'aveva scelta per ritrovarsi con i suoi amici, organizzare feste. La sua casa era il punto di riferimento di un gruppo di amici che contavano nella società, poi il suo uomo l'aveva lasciata per tornare dalla moglie e lei improvvisamente si è ritrovata sola. Le visite degli amici si erano fatte sempre meno frequenti e non avrebbe avuto più alcun senso continuare ad abitare una casa troppo grande, troppo vuota per lei. Così aveva cercato un piccolo appartamento in città. Che Donatella fosse un poco originale l'avevo capito quasi subito quando la vidi telefonare mentre si masturbava. Da quella volta però non l’avevo più rivista per un paio di settimane. Poi qualche giorno fa ho sentito suonare alla porta, era lei: "Ciao Davide, disturbo? Ti ho cercato un paio di sere fa, ma avevi il telefono occupato e il cellulare spento." "Si è vero, mi dispiace ma avevo un brutto raffreddore, sono andato a letto subito dopo cena e ho staccato telefono e telefonino" - "Avevo due biglietti per il concerto e pensavo ti sarebbe piaciuto passare una serata insieme" "Mi dispiace moltissimo, ma se siamo ancora in tempo potremmo utilizzarli venerdi prossimo" - "Va bene, credo che la tournee ci sia fino a sabato. Però adesso avrei bisogno di un amico che venisse questa sera ad aiutarmi. Dovrei appendere i quadri alle pareti. Per il momento sono ammucchiati sul pavimento del soggiorno, non so se riusciremo ad appenderli tutti, questo appartamento mi sembra così piccolo anche se poi ci sono quattro stanze" - " Se per te va bene ci possiamo vedere dopo le nove" - " Direi che va benissimo, facciamo... dopo le 9. Per il momento ti ringrazio, ciao Davide" - "Ciao Donatella a questa sera". Alle nove di sera, come stabilito mi trovavo con la valigetta degli attrezzi in mano davanti alla porta dell’appartamento di Donatella. Come al solito la porta di casa era socchiusa, suono al campanello e vedo Donatella venirmi incontro. Ci salutiamo, lei mi invita ad entrare, mi mostra le altre stanze, poi ci sediamo sul divano per qualche minuto a parlare. Quindi dopo aver deciso dove appendere i quadri iniziamo a piantare i chiodi. Per ogni quadro che veniva appeso Donatella mi raccontava la sua storia, da chi l'aveva ricevuto, in quale occasione glie lo avevano regalato, il valore affettivo e l'urgenza di vederlo appeso dal momento che non avremmo sicuramente finito in una sola sera. All'improvviso vedo Donatella che viene verso di me con qualcosa che non è un quadro, si tratta di uno specchio veneziano, con un sorriso mi chiede di prendere un gancio robusto per sistemarlo in camera da letto sulla parete, sopra un antico comò. Visto il valore del mobile e degli oggetti che si trovavano sopra chiedo di poggiarli momentaneamente sul letto. L'ultimo oggetto che prendo tra le mani è un libro dalla rilegatura rossa e le scritte dorate, molto voluminoso ed elegante. Dopo averlo afferrato, istintivamente leggo il titolo sulla copertina restando un po’ sorpreso: 'Dizionario Erotico'. Inutile dire che da quel momento ho cominciato a farmi mille domande: "Come mai teneva quel libro con disinvoltura e bene in vista nella sua camera da letto? Lo teneva sempre li oppure ce l'aveva messo quella sera? Voleva mandarmi un messaggio ben preciso oppure l'aveva semplicemente dimenticato sopra il comò?" In ogni caso l'ho preso con le mani porgendoglielo come qualunque altro oggetto. Mentre lei l'afferrava come si fa con le cose preziose, notavo un leggero rossore sulle sue guance. Dopo aver sistemato lo specchio chiedo di poter usare il bagno per lavarmi le mani, il quesito del 'Dizionario Erotico' non mi abbandonava un istante, chissà cosa stava passando per la mente di Donatella. Poi sento la sua voce: "Davide, quando hai finito di lavarti le mani vieni qui in soggiorno, direi che per questa sera ci siamo già stancati abbastanza". Entro nella stanza e Donatella, seduta sulla poltrona vicino l'angolo, mi chiede di sedermi indicandomi il divano di fianco al piccolo tavolo. Poi all'improvviso mi fa una domanda inaspettata: "Che idea ti sei fatto due settimane fa, la prima volta che ci siamo conosciuti?" - "Ho pensato di avere di fronte una ragazza di trentacinque anni, indipendente, sicura, con cui era piacevole conversare su qualunque argomento" - "Tutto qui? E del mio trucco tutt'altro che leggero, il rossetto molto acceso quasi volgare sulle labbra?" - "Ho sempre pensato che per una donna truccarsi sia soltanto un modo per farsi notare, per essere più desiderabile. Per il resto è solo una questione di gusti. Non ho mai giudicato una donna soltanto dalle apparenze" Mentre Donatella continuava a farmi domande notavo che i suoi capezzoli si erano induriti, tanto da sollevare la leggera stoffa della camicetta di cotone. Poi mi ha detto di avere dei segreti della sua vita privata, tali da non poterli rivelare neanche alla sua migliore amica. Dell'attrazione che provava verso gli uomini, soprattutto quelli maturi. Tanto da ritenere me anche troppo giovane nonostante avessi sette anni più di lei. Più Donatella parlava più i suoi capezzoli sollevano il profilo del suo seno, ormai mi stavo eccitando solo ad ascoltarla. L'espressione del suo viso era alterata, quasi innaturale, ho fissato per un istante la sua bocca, le labbra che si muovevano, i due piccolissimi nei sulla destra tra il labbro superiore e il naso. E' incredibile come a volte certe piccole imperfezioni rendano più seducente la bocca di una donna. Ormai mi stavo eccitando al punto che sentivo dolore dai testicoli, non riuscivo più a starmene seduto. Mi sono alzato e ho continuato ad ascoltarla restando in piedi mentre il mio cazzo già bello duro si faceva notare dai jeans che lo imprigionavano come una tortura. La bocca di Donatella era più eccitante di qualsiasi stimolo visivo, la sua voce era di una sensualità irresistibile. In quel momento la mia fantasia ha cominciato ad andare oltre ogni possibile realtà. C'era in me il voglia di mostrargli fino a che punto aveva stimolato il mio desiderio. Ma il buon senso e la ragione tenevano a freno ogni mia mossa. Poi, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, ho abbassato la lampo dei pantaloni estraendo come un frutto maturo il mio sesso, turgido, imperioso pulsante di desiderio. La reazione di Donatella è stata quasi sorprendente, ha infilato una mano nei miei pantaloni, alla base del pene e carezzandomi delicatamente i testicoli con la mano si è avvicinata con viso alla cappella rossa e gonfia ed ha ingoiato quasi completamente quel bastone di carne nella sua bocca. Era un cazzo l'oggetto del suo desiderio, era quello che gli mancava, probabilmente in quel momento lo avrebbe succhiato a chiunque. Ha cominciato a farmi un pompino quasi con foga, il mio cazzo era ormai nella sua bocca e lei gustava ogni millimetro di quell’asta lucida e durissima.Poi lo ha fatto uscire continuando a bagnarlo con la lingua per tutta la sua lunghezza, sembrava che volesse misurarlo. Poi nuovamente affondava la bocca fino quasi a sfiorarmi i coglioni, non pensavo che una bocca potesse accogliere completamente un cazzo come il mio, forse più lungo di altri. Sentivo sul glande, ormai ingrossato come la cappella di un fungo, il calore incredibile delle sua lingua mentre lo faceva scivolare fino all'inizio della gola. La nostra eccitazione era diventata incontrollabile, mentre mi pompava ha cominciato a spogliarmi, slacciandomi completamente i pantaloni e facendoli cadere fino a metà delle caviglie. In quel momento, sentendomi improvvisamente nudo, quasi fosse un segnale, come avessi sentito il desiderio di concludere il suo gioco erotico ho sentito l'irrefrenabile voglia di godere nella sua bocca. Donatella al primo getto caldo di sperma ha per qualche istante fermato il movimento della sua testa, in attesa del secondo violento getto del mio seme, poi l'ha ingoiato con incredibile disinvoltura leccando la punta del cazzo fino a succhiarne l'ultima goccia. Ho scostato la sua bocca dal mio sesso per baciarla e le nostre lingue hanno iniziato una schermaglia di colpi con le punte, si intrecciavano, si cercavano. Ci frugavamo nelle nostre bocche. Ho cominciato a baciarla sul collo ma lei intanto stava cercando di sfilarsi la gonna sollevando le natiche e frugando febrilmente sul suo fianco sinistro dove si trovava la lampo di chiusura. E' restata per un attimo a cercare il gancio della gonna poi spazientita l'ha arrotolata fino ai piedi chiedendomi di strappargliela di dosso. L'ho subito accontentata lasciandogli solo le mutandine di pizzo nero. "Sul letto Davide, andiamoi in camera da letto" L'ho sollevata dalla poltrona e dopo pochi passi l'ho lasciata cadere sul letto facendola sobbalzare sulle lenzuola. Nella camera da letto di Donatella tutto era ispirato all'erotismo. Letto d'ottone, armadio veneziano, abat-jour orientali, mobili intarsiati. Quella stanza sembrava ispirata al Vittoriale di D’Annunzio, tutto pareva insolito, anche l'arredamento, però quando Donatella fu completamente nuda su quel letto, illuminata dalla debole luce blu di un abat-jour, credetti di non aver mai visto prima una scena così erotica. Le sue cosce pallide sembravano di un colore irreale così come i suoi seni e i capezzoli che svettavano imperiosi in mezzo a due corolle rosa scuro. Non immaginavo avesse quelle mammelle. Il corpo di Donatella era il massimo che un uomo potesse desiderare, nonostante lei non fosse molto alta aveva un fisico da sogno. Non ho mai visto un'altra donna starsene nuda, su un letto con la stessa disinvoltura mostrata da Donatella. Ogni sua movenza sembrava studiata come se si trovasse su un set cinematografico. Il letto era per lei il suo luogo preferito, lì si sentiva come una gatta nella sua tana. Si era distesa sul letto e girata leggermente su un fianco, aveva allargato le cosce piegando le gambe e mettendo il piede sinistro accanto all'altra coscia. Sembrava quasi una posizione già studiata in precedenza, poteva offrire il suo sesso ai miei baci mentre lei affondava il suo viso tra mie gambe. Era una sorta di 69 dove ciascuno poteva vedere il proprio sesso mentre veniva eccitato dalle carezze dell'altro. I peli ricci e scuri che circondavano le grandi labbra erano corti, quasi avesse per quel boschetto la stessa cura che aveva per i suoi capelli o le sopracciglia. Ho iniziato a giocare con i suoi peli arriciati, poi con il pollice e l'indice ho schiuso quel fiore di carne insinuando la mia lingua nella sua fessura, mentre con l'altra mano, dopo averla inumidita nei suoi umori ho iniziato con movimenti circolari dei polpastrelli ad eccitare il suo buchino. Intanto Donatella si stava dedicando al mio cazzo. Dopo aver fatto scendere verso il basso, stringendola con la mano, la pelle che copriva la cappella aveva iniziato a leccare il glande indugiando sulla punta con la sua lingua umida ed avvolgente. Io intanto continuavo a leccare la sua fica, avevo come l'impressione di nutrirmi di lei dei suoi umori, tanta era l'abbondanza del suo miele. Poi Donatella si è tolta da quella posizione appoggiandosi con la schiena sui cuscini del letto e allargando al massimo entrambe le gambe aiutandosi con le mani. Sembrava quasi volesse avvicinarsi con la bocca per quanto possibile alla vagina. Se avesse potuto l'avrebbe leccata anche lei. Intanto io alternavo i colpi della mia lingua passando dalla fica al culo dove avevo già infilato un dito. Donatella osservava, gemeva, poi con la mano ha cominciato a sfregarsi le grandi labbra e delicatamente il clitoride con un movimento lento, circolare. Ormai aspettava solo di ricevermi dentro di lei. Ho sollevato le sue gambe, poggiando le caviglie sulle mie spalle poi ho puntato il cazzo ormai turgido e teso contro il buco del suo culo. Ma lei con un gesto improvviso, l'ha afferrato con la mano indirizzando all'interno della sua rosa carnosa. Poi ha cominciato a muovere il bacino scegliendo il ritmo della penetrazione. I suoi occhi guardavano fisso nei miei, aveva uno sguardo appassionato, i suoi occhi scuri erano di una sensualità incredibile, mentre le sue mammelle si muovevano ad ogni mio colpo di reni. Poi ho sentito nuovamente la sua mano che afferrava la mia verga e dopo averla sfilata dalla fica la indirizzava facendola entrare completamente nel suo culo. Era lei a condurre il gioco, sembrava rispettasse una sequenza anche nelle penetrazioni. All'improvviso ha cominciato a dire frasi sconnesse: "Fottimi... spaccami il culo... non credevi fossi così troia? Dai..più forte…" A questo punto ho afferrato le sue natiche con entrambi le mani, l'ho sollevata dal letto accelerando il mio movimento dentro le sue viscere, il mio cazzo entrava ed usciva da quel turbine caldo. Poi al culmine, rendendomi conto di quanto fosse troia Donatella, ho sfilato il cazzo dal suo culo, schizzandogli due getti di sperma sul suo viso. Donatella aveva ormai perso ogni controllo e incurante che il mio uccello fosse appena uscito dal suo culo, lo ha ingoiato con la sua bocca fino alle palle succhiandolo e leccandolo con avidità incontrollabile. Avrebbe voluto ricominciare ma ormai si erano già fatte le due di notte e alle sette doveva presentarsi al lavoro. fantasticato da cortese-mente | il mio blog | alle 23:27 | commenti
mercoledì, aprile 13, 2005 fantasticato da Eva_eva | il mio blog | alle 23:55 | commenti
martedì, aprile 12, 2005
2°parte Si sentivano come isolati dal resto della gente che girava incuriosita...sia dalla mostra che da questi due corpi che incuranti di tutto e di tutti...si sfioravano intimamente...erano in un mondo tutto loro...non vedevano le persone che li circondavano...occhi negli occhi...mani che fremevano alla ricerca del corpo dell'altro,Paolo si stacco e con gli occhi e con le labbra mimò il bisogno di solitudine,di stare in un luogo appartato dove potevano conoscersi...lei fù ubbidiente,lo prese per mano e lo trascinò al bagno... fantasticato da Eva_eva | il mio blog | alle 17:29 | commenti
sabato, aprile 09, 2005
La ragazza della porta accanto. Nel mese di luglio a Comacchio fa molto caldo e alle tre del pomeriggio, quando sono in ferie, preferisco starmene disteso sul letto al fresco del mio appartamento. Quel sabato pomeriggio mi ero appena addormentato quando venivo svegliato all’improvviso da un chiacchiericcio femminile. Sentivo che proveniva dall’appartamento accanto al mio, era una voce di donna. Ho subito pensato che probabilmente stesse parlando con qualcuno del palazzo di fronte. Mi sono affacciato alla finestra ed ho visto che però non c’era nessuno né sui balconi né alle finestre. Ma allora perché quel tono di voce così alto? Scocciato e anche incuriosito mi sono infilato i pantaloni e le ciabatte per andare a chiedere alla scocciatrice se potesse abbassare un po’ il suo tono di voce. Stranamente la porta di casa della mia vicina era socchiusa e dalla voce non sembrava neanche fosse lei. Infatti quando poi mi sono avvicinato alla porta, dallo spiraglio aperto, ho visto che si trattava probabilmente della nuova ragazza delle pulizie. Dalla voce doveva essere veneta, si capiva chiaramente da alcune frasi dette ogni tanto in dialetto. Ho bussato alla porta ma lei, di cui vedevo soltanto le gambe perché seduta sul divano, continuava imperterrita nella sua conversazione. Probabilmente stava parlando con un uomo, l’argomento del discorso infatti era una festa dove avevano trascorso insieme la serata. Ho leggermente spinto la porta cercando di vederla in viso e con mia grande sorpresa ho scoperto che mentre telefonava si stava carezzando in mezzo alle gambe. La leggera minigonna a pieghe bianca era sollevata, il perizoma nero scostato dalla mano e potevo vedere il suo boschetto di peli scuri arricciati dove affondavano le dita. Sono rimasto qualche minuto in silenzio dietro la porta, indeciso su cosa fare. Mi ero eccitato, avevo il cazzo gonfio e indurito che faceva fatica a stare nei pantaloni. Poi ho sentito che ha chiuso la telefonata continuando però ad accarezzarsi la figa e ora che anche l’altra mano era libera aveva cominciato a palpeggiarsi il seno infilandola sotto la leggera camicetta gialla. Ormai dovevo prendere una decisione o andarmene, visto che aveva smesso di telefonare, oppure entrare. Il mio cazzo ormai era diventato duro e rigido come un bastone. Senza fare rumore ho aperto lentamente la porta cercando di sorprenderla mentre si masturbava e con mia sorpresa ho sentito la sua voce: "Sbrigati ad entrare e chiudi la porta". Improvvisamente mi sono accorto che mi aveva visto attraverso lo specchio appeso sulla parete di fronte. Senza smettere di carezzare il suo corpo mi ha sorriso e fissato con gli occhi. Lo sguardo languido e libidinoso di quella ragazza era chiaramente un invito a scoparla. Senza dire una parola mi sono avvicinato, ho abbassato la lampo dei pantaloni mostrandogli il mio cazzo in tutta la sua bellezza, già teso e duro a pochi centimetri dalla sua bocca. Lei alla vista di quel bastone di carne si è passata la lingua vogliosa sulle sue labbra inumidendole poi mi ha afferrato il cazzo come fosse il cono di un gelato ed ha cominciato a leccarlo delicatamente sulla punta. Lo ha avvolto girandoci attorno alla cappella la sua lingua bagnata di saliva, poi continuando a leccare è scesa verso le palle mentre con le dita continuava a massaggiarlo lentamente per tutta la sua lunghezza. La sua bocca era calda e umida ed il mio cazzo duro e lucente reagiva con contrazioni della cappella e dei muscoli ai suoi baci, era duro e gonfio come non mai. Le labbra morbide e carnose di quella ragazza mi stavano facendo raggiungere vette di un piacere sublime mai immaginate, il suo viso era di una bellezza erotica sconvolgente. Il mio cazzo continuava ed entrare e uscire dalla sua bocca, la sua lingua stava leccando ogni millimetro della mia asta, lo inghiottiva poi nuovamente fuori riprendeva a leccare a pompare a succhiare. Sentivo che ormai stavo per raggiungere il culmine del piacere del godimento, ormai avevo un solo desiderio sborrare, svuotarmi, riempire di sperma la sua bocca. E finalmente con una contrazione incontrollata dei muscoli uno schizzo di sperma usciva all’improvviso raggiungendo la sua faccia, le sue labbra, subito seguito da un secondo poi da un terzo schizzo. Le sue leccate improvvisamente si facevano più furiose, fameliche, avide del mio seme caldo e gustoso. Leccava e inghiottiva tutto quello che sapeva di me. Continuava a baciarlo lo strusciava sulle sue guance, sul collo sui seni, sui capezzoli turgidi e diritti. Poi si è sfilata la minigonna e tolta la camicetta, si è sdraiata languidamente sul divano e si è girata di spalle su un fianco mostrandomi uno spettacolo inatteso. Aveva un culo stupendo, le più belle natiche mai viste. La sua pelle era solo leggermente abbronzata e le sue cosce morbide e armoniosamente rotonde rendevano lo spettacolo che avevo di fronte unico e sconvolgente. Delicatamente mi sono avvicinato a lei, l’ho arrarezzata, poi ho afferrato le sue natiche stringendole e palpaldole con entrambe le mani, sentendo la morbidezza dei suoi glutei riempirmi i palmi delle mani…ho iniziato a leccare con la punta della lingua il suo buchino, scuro e stretto, inumidendolo con la mia saliva. E senza staccare per un attimo la mia lingua dalla sua pelle sono sceso sulle labbra umide e carnose della sua fica. Il suo miele colava sulla mia bocca, sulle mie labbra, sulla mia lingua. Bevevo e leccavo i suoi umori. Continuavo a leccare, su e giù dal culo alla fica girando la punta dura della lingua intorno al clitoride ormai gonfio ed eccitato. Poi ho preso il suo clitoride tra le labbra e ho cominciato a succhiarlo. Senza staccarmi un attimo premevo forte la lingua contro il suo clitoride metre succhiavo, succhiavo. Anche le sue dita avevano cominciato ad entrare e uscire dalla sua fica, scivolavano nel suo miele e rovistavano l’interno della sua vagina. Il suo respiro si era fatto più affannoso e profondo, la bocca era spalancata come quella di una cagna in calore. "Scopami! Voglio il tuo cazzo…scopami". Sono entrato dentro di lei, il mio cazzo è scivolato nella sua fica, calda e avvolgente. Ho cominciato a scoparla sentendo il calore della sua vagina bollente sulla cappella. Il mio cazzo scorreva deliziosamente dentro di lei mentre la sua testa sbatteva sul divano da tutte parti, si aggrappava ai cuscini, si girava verso di me continuando ad eccitarmi ed incitarmi. I suoi orgasmi si susseguivano inaspettati e violenti facendogli perdere ogni ragione. Non avevo mai visto una donna godere così intensamente mentre scopava, sembrava incredibilmente irreale quello che stava succedendo, ma lei era li sotto di me ed io continuavo con colpi di reni sempre più forti, sempre più decisi a fare entrare, uscire poi nuovamente entrare il mio cazzo sempre più in fondo nella sua fica. Poi le ho fatto cambiare posizione, chiedendogli di girarsi supina e con le gambe aperte in modo che potesse vedermi mentre la prendevo. La mia attenzione però è nuovamente tornata al suo buchino, la mia lingua umida ha ricominciato a leccarlo e le mie dita a penetrarlo a frugare dentro, mentre lei riprendeva a strapazzarsi la fica con la mano muovendo delicatamente le dita attorno al clitoride per poi infilarle nella fessura delle sue labbra rosa e carnose, mentre io desideravo, volevo il suo culo. Con il cazzo, ormai teso a massimo, ho cominciato premere la punta sul suo buchino già umido finché l’ho sentito cedere, allargarsi, dilatarsi per accogliermi dentro. Lo sentivo stringersi sulla cappella poi cedere, finché la mia asta è entrata completamente dentro il suo culo ed ho sentito il calore bollente delle sue viscere mentre le dita della sua mano entravano ed uscivano dalla sua fica. I suoi seni sobbalzavano ad ogni mio colpo di reni, il mio ritmo si era fatto man mano più sostenuto e il mio cazzo scorreva sempre più in profondità dentro di lei. Poi la sua voce: "Spaccami, riempimi, sborrami dentro…voglio sentirti godere dentro di me". La mia reazione è stata quasi immediata, i miei glutei si sono contratti, ho sentito il mio sperma uscire dai coglioni percorrere il canale interno del mio cazzo e riempire il suo culo mentre con le mani stringevo i suoi fianchi verso di me premendo con forza il suo corpo contro il mio bacino. Poi mi sono sfilato da lei schizzando le ultime gocce di sperma sul suo viso, sui seni, sui capezzoli, che lei ha spalmato come fosse una crema idratante sul suo corpo, sulla sua pelle di seta morbida e burrosa. Poi l’ho guardata, le ho sorriso e le detto: "Ciao, io sono Ivan, abito nell’appartamento della porta accanto. Sei stata fantastica" – "Ciao Ivan, sono Donatella la nuova vicina, anche se mi piace scopare non sono la…ragazza delle pulizie. Però puoi passare a trovarmi quando vuoi, sei stato superbo". fantasticato da cortese-mente | il mio blog | alle 16:07 | commenti
mercoledì, aprile 06, 2005
Ornella la mia donzella. Appena entranti nella stanza ti ho presa in braccio e lasciata cadere sul letto facendoti sobbalzare sulle coperte. Mi sono abbassato i pantaloni e un attimo dopo stavo già spostando il tuo perizoma nero per infilarti le dita nelle labbra rosse del tuo bocciolo già umido del tuo miele. Il tuo viso è rosso, accaldato, mentre con le braccia cerchi un appoggio dietro di te. Avvicino la mia asta turgida e lucente ai petali della tua rosa carnosa. Le labbra rosse della tua fica si schiudono alla pressione della cappella che poi strofino sul tuo clitoride gonfio ed eccitato. Ti mordi le labbra quando inizio a scoparti, sempre più forte. Il tuo respiro si fa affannoso, niente mi ferma quando decido di volerti. Sento la tua voce che mi supplica di scoparti, ti liberi della camicia e il tuo seno comincia sobbalzare al ritmo dei miei colpi. Con movimenti circolari delle dita ti masturbi mentre io ti infilo il mio cazzo sempre più in fondo e con le dita ti penetro anche dietro. Voglio anche il tuo buchino, come l’ultima volta quando ti ha presa da dietro. Poi sento che anche tu desideri finalmente quello che volevo. Sollevi le natiche e ti giri per guardarmi quando punto il mio pene turgido e lucente dei tuoi umori contro il tuo culo. Inizio a spingere, ti allargo le natiche con entrambe le mani e il mio cazzo teso e durissimo comincia a scivolare dentro di te. La penetrazione anale è quella che ti fa perdere ogni controllo, cominci ad ansimare sempre più forte. Poi cambio posizione e ti faccio sedere sul bordo del letto, ti sollevo le gambe riprendendo a scoparti nel buchino, in modo che possa vedere anche la tua mano bagnata del tuo miele mentre affonda nella tua fica. Mi sfilo e avvicino la mia asta alla tua bocca, l’accogli tra le tue labbra, inizi a leccarla girandoci attorno con la lingua. Ti soffermi sulla punta, mentre con la mano accarezzi i testicoli. Lo senti pulsare nella tua mano, è duro e caldissimo. Lo spingo dentro la tua bocca e lo lasci entrare piano, scivola lentamente, fino in fondo alla tua gola. Mentre è nella tua bocca inizi a succhiarlo, lo abbracci con la lingua e con le labbra. Lo fai scivolare fuori e poi lo accogli nuovamente nella tua bocca, ricominci finché non sento che sto per venire. Vorrei fermarti, sento di essere al punto di non ritorno, ma ti lascio continuare finché con una contrazione improvvisa dei muscoli un getto atteso e violento ti riempie la bocca e la gola di sperma. A quel punto lo afferro con la mano e te lo porgo da leccare. E tu lecchi avidamente, lo strofini sulle tue guance, suoi tuoi seni, sui capezzoli bruni e diritti. Riprendi a leccare, poi ti guardi i seni bagnati di me, sei bellissima, mi piace vederti nuda con la tua pelle e la bocca bagnati di me. fantasticato da cortese-mente | il mio blog | alle 19:19 | commenti (1)
martedì, aprile 05, 2005
SPINE SULLA PELLE 1° parte Francesca amava da sempre Royo e le sue illustrazioni piene di piacere e dolore e che mescolavano sensazioni alterne nel pubblico che le osservava... Ad un certo punto Fra si accorse di essere osservata...di avere attirato l'attenzione di un uomo,vestito di grigio...dagli incredibili ed impenetrabili occhi azzurro...lo vide avvicinarsi con passo felpato...lo stava esaminando bene...corpo asciutto,bocca che ispirava peccaminosi pensieri,infatti li avvertiva nel profondo,desiderava succhiare bramosamente quelle labbra...un lampo di desiderio che la stupì e la spaventò...si sentì come un animale intrappolata nella gabbia di una pantera,che sinuosa si muoveva verso di lei... Preso da un impulso ingovernabile...tirò la mano verso di sè e lei presa alla sprovvitsa si ritrovò schiacciata a lui...si chinò sul suo collo e velocemente fece guizzare la sua lingua su di esso,questo sorprese Francesca,ma non era indignata da quel suo gesto anzi si sorprese a sorridere e a desiderare ben altro da quell'uomo così ammaliante,non si sentiva così da mesi e con suo enorme stupore,contraccambiò,avvicinò le labbra all'orecchio di Paolo e prese a succhiare il lobo...* fantasticato da Eva_eva | il mio blog | alle 13:22 | commenti (4)
venerdì, aprile 01, 2005
La mia lingua scende lungo il tuo ombelico... ci gioca... lentamente. Riprende a scendere, raggiunge il monte di venere... lo sfiora, millimetro per millimetro... poi scende, si allarga... non è ancora il momento di dedicarmi al tuo sesso. fantasticato da JMS | il mio blog | alle 15:31 | commenti
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