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lunedì, marzo 28, 2005

 

“E i bicchieri eran vuoti/ e la bottiglia infranta/ e il letto spalancato/ e l’uscio era sprangato/ e tutte le stelle di vetro/ della felicità e della bellezza/ lucevano nella polvere/ della stanza mal spazzata/ ed ero ubriaco morto/ ed ero fuoco di gioia/ ed eri ebbra vivente tra le mie braccia.”

Fiesta- Jacques Prévert

 

Giorgio è una specie di sfida persa in partenza. Non sono così stupidamente vanagloriosa da poter pensare di piacere a tutti e che tutto possa davvero girare intorno a me, ma lo ammetto mi piace “provarci”, insinuare nei discorsi un pizzico di malizia e godermi i consensi alla ricerca di continue conferme. Giorgio lo conosco da tanto, amici in comune, in comune la passione per il ballo, serate insieme, una faccia pulita e simpatica, un bel modo di porsi. Una sera con un po’ di alcool di troppo addosso ho cominciato a toccarlo e a scherzare così, mi ha riportato a casa dicendo che non era il caso di continuare, che dovevo dormirci su, che avevo bevuto troppo facendomi sentire infinitamente una stupida ed il colpo di grazia è arrivato con il suo “sei una bellissima ragazza…il problema non è che non mi piaci tu…è che non mi piacciono le ragazze”. L’ho odiato profondamente per un po’,per fortuna ho fatto in tempo ad accorgermi che così mi stavo solo comportando come una bambina che si impunta prorpio sul giocattolo che non può avere, che la mia era solo una fottutissima paura di perderlo visto che spesso uso il sesso per legare a me le persone , che questo mio modo di fare non aveva a che fare con l’ “amicizia” che tanto sbandieravo parlando di lui. Per fortuna a volte ci pensa qualche divinità ad illuminare il mio cervello e a darmi un pizzico di maturità.

Anche stanotte dormiamo insieme, mi piace stare nel lettone con lui, dormiamo abbracciati, con la mia gamba in mezzo alle sue. Stavolta però dovrò accontentarmi del divano, ho alzato le spalle e sorriso appena me lo ha detto, ma la motivazione è più che valida: finalmente posso conoscere Antonio, il suo nuovo ragazzo, collegare un viso a tutte le descrizioni che mi ha fatto di lui, e ogni volta che mi dice che è innamorato lo prendo in giro. Quando arriviamo a casa siamo tutti e tre distrutti, Antonio mi prende in braccio e mi porta così sul letto, mi spoglio davanti a loro senza nessun imbarazzo, con i loro occhi addosso per qualche secondo che poi fingono indifferenza , ho addosso solo i miei slip quando mi infilo una magliettona che Giorgio mi ha lanciato addosso, accompagnata da un “…e copriti scema!”. Chiacchieriamo un altro po’, mangiamo biscotti seduti sul letto e poi mi spengono l’abat jour che c’è vicino al mio divano, schioccandomi un bacio a testa e scompaiono nella camera da letto, praticamente attaccata a dove sono io.

-…e dai che sta dormendo!

Il silenzio si dissolve subito, risate complici, riesco benissimo ad immaginare…No, non dormo ancora nonostante la stanchezza.

-…e sù!Che poi la svegliamo…!

Che bello che è Giorgio, mi fa un indicibile tenerezza sapere che in qualche modo si preoccupa per me ma la sua titubanza è destinata a durar poco. Incominciano sussurri di gemiti, parole che fluiscono eccitate, infilo una mano nei miei slip e stringo il cuscino fra le gambe, adducendo come scusa a me stessa il fatto che è “impossibile non sentirli”. Penso che dovrei dormire e fare in qualche modo finta di nulla ma la mia curiosità morbosa mi spinge quasi automaticamente ad accucciarmi vicino alla loro porta che sembra lasciata socchiusa quasi volontariamente e lì i loro gemiti si fanno più coinvolgenti. E rimango a guardare i loro splendidi corpi che si stagliano perfetti ed uniti nella penombra, Antonio è steso su di Giorgio che gli stringe la testa fra le gambe, entrambi hanno il pene dell’altro in bocca ma sembra stiano seguendo due ritmi diversi. Antonio che è su lo fa velocissimo, appoggiandosi con il peso delle sue labbra sul cazzo di Giorgio, che invece oltre alla bocca usa le carezze delle sue mani, ma lo fa molto più piano. Per un attimo mi sembra di poter incorcia re il suo sguardo, di vedere il suo viso soddisfatto vicino alla porta, ma non mi lascio contagiare dalle meccanicazioni della mia mente. Sono seduta sul tallone in ginocchio, mi piace sedermi così quando sono eccitata, comincio a toccarmi, a sentrmi bagnata mentre sento che uno dei due dice all’altro “Succhiamelo più forte!”…ed io come se fossi presente lì, in quella stanza, in quell’amplesso comincio a succhiamri le dita bagnate. Antonio si alza, entrambi scendono dal letto ed è Giorgio a poggiarsi contro il muro “…mettiti a pecora, dai!”. Non riesco a staccare gli occhi da loro e quando Antonio mi scopre nella mia posizione non sembra sorpreso ma mi sorride complice. L’ipotesi di alzarmi è andarmene non è assolutamente contemplata, mi stringo un po’ nel mio cantuccio, immobile, eccitata. I movimenti di Antonio sono duri, forti ma presto i suoi colpi di reni sembrano fluire sempre più velocemente dentro Giorgio. Aspetto un “segno”, non voglio esser di troppo, il loro amplesso mi sembra così intenso e perfetto, mi accarezzo, continuo a toccarmi ma Antonio si ferma, mi sembra di non riuscire a reggere questo silenio calato all’improvviso almeno finchè lui non mi sorride di nuovo. Scivolo nella stanza, togliendomi la magletta, mi accuccio sotto di Giorgio che invece rimane perplesso, lo guardo, visto da sotto sembra ancora più grande ed immensamente bello. Comincio a prendere il suo cazzo in bocca e Antonio ricomincia ad incularlo, lo accarezzo, gli sfioro le palle e scivolo ancora più giù così da poter sentire con la mia mano gli affondi del cazzo dentro di lui. Lo succhio e dopo averlo accarezzato tutto come per riconoscerlo comincio a fargli anche una sega, lui si piega verso di me, si protende tutto abbassandosi come se non ce la facesse più, mi stacca da lui e mi accarezza le spalle quasi bloccandomele e il suo seme mi finisce in faccia. Antonio ha aumentato il suo ritmo fino all’inverosimile, eccitato per quanto ha visto, arriva dentro le viscere del suo compagno di cui intanto mi sto prendendo cura, continuando a succhiare. Si stacca da lui quasi subito e mi trovo davanti al viso due cazzi da baciare, lo faccio piano, intontita, e loro non spingono molto, come se , appunto, fossero solo baci. Anche Antonio mi sembra più bello ora, mi bacia in bocca, affonda la sua lingua dentro e quandop si avvicina Giorgio a noi entrambi mi lambiscono le guance, affamati dei loro odori. Si siedono entrambi sul letto con le gambe aperte, ho voglia di loro, ho voglia di essere penetrata, ma non ho il coraggio di chiederglielo, mi sembrerebbe di rovinare qualcosa. Resto ancora in ginocchio per terra e finisco di leccare il cazzo di Giorgio mentre l’altro mi guarda e dopo avermi carezzato i capelli e baciato la  testa si stende a pancia in giù facendo finta di essere piombato in un sonno profondo. Anche Antonio mi accarezza mentre è seduto sul letto ma le sue sono carezze più dure, che non lasciano spazio all’affetto ma sanno  farmi eccitare ancora più. Mi stringe i capezzoli mentre sono in ginocchio con la testa fra le sue gambe a leccargli le palle, io gli accarezzo le gambe e le caviglie e quando mi stacco dal suo bacino comincio a leccargli i piedi, con la lingua che scorre in ogni dito, la mia saliva che lo bagna e lo eccita mentre o anocra in bocca il suo seme e quello di Giorgio.

-…ma voi non avete fame?…oh, io vado a comprare dei cornetti!

Il primo a palrare è Antonio. Strano che le prime parole che si dicano siano così banali. Sorrido, si in effetti un bel po’ di fame ce l’avrei anche io. Giorgio emana un rantolo assonnato. Guardo Antonio che si veste, sempre accucciata nella mia posizione ai piedi del letto, come se non dovessi farmi notare, come per non dare fastidio e solo quando esce mi trascino vicino a Giorgio, la mia gamba fra le sue. Il suo cazzo che è diventato di nuovo duro ma rimaniamo in silenzio e fermi e ci addormentiamo come abbiamo sempre fatto.

fantasticato da DolcaMorgana | il mio blog | alle 18:59 | commenti (7)


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venerdì, marzo 25, 2005

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oggi questa è per l'immagine del peccato...

(foto: Natalia Sidorenko)


fantasticato da iperio | il mio blog | alle 10:35 | commenti (3)


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lunedì, marzo 14, 2005

 

Intorno alla vita mi mise la cintura- sentii scattare la fibbia- poi se ne andò, da imperatore- ripiegando la mia intera esistenza- senza fretta, come un duca farebbe con l’atto- che lo riveste di un regno- da quel momento il mio ruolo è segnato- faccio parte per sempre della nuvola.

Non così lontana, tuttavia, da non venire- al richiamo, a compiere le minute dure fatiche- che segnano il percorso degli altri.

 

E di tanto intanto a sorridere- alle vite che si chinano, interessate alla mia- e gentilmente la invitano a entrare- ma io non posso accettare l’invito,-non sapete dunque per colpa di chi?

 

Silenzi-Emily Dickinson

 

Faccio “l’amante”. O la “mantenuta”, che dir si voglia. Sono i suoi “scusami tesoro, sai, i pazienti…”, le cene con i colleghi, i suoi convegni alle volte. Sono anche i suoi “era un emergenza, era una chiamata importante ma per fortuna è andato tutto bene” quando arriva di sera all’improvviso. Oltre ad una splendida casa mi ha regalato uno strano ed ovattato equilibrio. E’ routine la mia ed è anche una strana e patetica attesa della sua chiave nella toppa. A volte i suoi ritardi sono semplici scuse per pensare che cose incredibilmente angoscianti, ingigantirle a dismisura nella mia mente finchè non mi manca quasi il respiro, come se mi piacesse farmi del male. A volte invece giro per la casa e mi scruto severa ad ogni specchio, mi guardo, mi compaccio, ritocco il trucco così maniacalmente perfetto, mi sistemo addosso uno dei completini che mi ha regalato, mi crogiolo in queste idee facili, stupide, inconsistenti e mi lascio cullare. E’ piacevole avere idee così facili.

A volte quando viene di notte lo sento arrivare ma faccio il suo gioco, cerca di non farsi sentire mentre sguscia nelle camere ed io faccio finta di dormire ancora. Mi piace fargli credere che siano state le sue mani a svegliarmi, mi abbraccia da dietro scostando un po le coperte, mi morde le orecchie, si impiglia nei miei capelli e mi carezza il viso forte cosi che io possa baciargli le mani, succhiandogli le dita. Oppongo qualche timida resistenza, frasi sconnesse e assonnate mentre mi gira facendo aderire la mia schiena alle lenzuola con il suo peso sul mio corpo. E se non volessi? Rimango ferma mentre i suoi baci sembrano soffocarmi, mi sfila la magliettina con forza, non togliendola tutta ma bloccando le braccia nelle maniche e lasciando il mio viso intrappolato nel cotone per non farsi guardare. Scuoto la testa, allontano il bacino, con una zampata mi toglie i pantoaloni del pigiama no no ti prego, lui è li che mi stringe forte il torace, sollevandomi un po’ . E’ sopra di me, mi stringe le tette, le prende a piene mani e mi succhia i capezzoli mentre mi struscia sulla fica il ginocchio, lo spinge come se volesse penetrarmi, mi fa male sul clitoride duro, mi vorrebbe aprire, grido, grido più forte. Mi scopa forte come se mi odiasse, facendosi sempre più spazio nelle mie gambe che tento inutilmente di serrare, poggia la mano sul mio mento, spingendolo in alto, il palmo spinge sulla gola e mi impedisce di deglutire, non urlo più, finisce di togliermi la maglietta strappandomela quasi, gli piace vedere nei miei occhi la paura ora. Lascio che si svuoti dentro di me, urlando come un animale eccitato, le sue dita infossate nel mio bacino e poi sentrie il suo seme che mi cola addosso. Dopo una sua strana risata liberatoria, “tesoro sei fantastica”, lo sento che armeggia in bagno con le luci, con l’acqua del rubinetto che scroscia mentre io mi raggomitolo su me stessa come se non fosse ancora venuto a trovarmi, come se la gola non mi raschiasse e come se non ci fosse a bruciarmi fra le gambe quel calore eccitato.

A volte quando viene da me non mi saluta neanche, porta addosso i segni della stanchezza della sua giornata, a volte mi chiedo se si è stancato davvero o fa così solo per ammansirmi. Non gli faccio domande, non lo ammorbo con la mia gelosia, ci penserà dopo sua moglie, a me non è dato sindacare sulla sua vita ma mi va bene così. Resto in silenzio anche io, mi stendo accanto a lui e gli accarezzo il petto, sbottonandogli la camicia giusto un po’. Gli stringo le mani, gli bacio la barba sempre così curata e mi lascio sfuggire un sorriso pensando che ora è lui, nonostante il suo corpo “piazzato” e la sua grossa ossatura a sembrarmi una bambola. Non si ribella se comincio a massaggiargli le mani con le mie creme, inizio a limargli le unghie o se dopo avergli accarezzato a lungo i piedi gli mordicchio il tallone e comincio a tagliargli anche quelle, cominciando dall’alluce. Si può comprare anche l’affetto? Sorride stanco ora ed io sorrido di rimando. Non è presunzione la mia, è consapevolezza che basta poco per farlo eccitare, per cambiare le carte in tavola e sentirlo col cazzo duro per un seno che si scopre, per la mia finta indiffrenza mentre mi prono col sedere per aira, vicino a lui, per i miei “stiracchiamenti” ammiccanti, per le mie moine di donna che “ci sa fare”. A volte mi chiede supplicando se gli piaccio e mi fa una gran pena, sono io ad odiarlo ora, rivedendo la mia insicurezza da succube in lui. In quei momenti mi implora di prendere uno dei tanti “giochi” che mi ha regalato ed io obbedisco e lo accontento scegliendo fra i vibratori il cazzo più grosso ed il più nodoso. Quando è a pecora gli lecco il culo come lui fa con me quando ha volgia di prendermi da dietro e comincio a penetrarlo nelle viscere. Gli piace essere insultato, stringe fra le mani il cuscino per godere appieno della sua punizione, ammutolito ed eccitato mentre prendo a schiaffi la sua schiena. Affondo le mie unghie, tiro la sua carne verso di me, lasciando segni rossastri che poi cominciano a sanguinare. Godo per il suo dolore, godo nel vederlo così diverso da come vuole apparire, mentre continuo a spaccarlo gli salgo addosso a calvalcioni, mordendogli la schiena e il collo. Il suo seme sulle lenzuola aumenta la mia eccitazione, l’amplesso non è finito, lo voglio in bocca ora e dopo averlo succhiato lecco anche le sue ferite. Mi chiudo in bagno a chiave mentre lui rimane ancora un po’ sul letto, mi infilo nella doccia finchè non so che se n’è andato di casa, non lo voglio guardare mentre va via.


fantasticato da DolcaMorgana | il mio blog | alle 12:48 | commenti (3)


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martedì, marzo 01, 2005

 

Lei era quasi svestita/ e grandi piante indiscrete/ contro i vetri protendevano le foglie/ maliziose, vicino, vicino.

Seduta sulla mia poltrona/ seminuda, giungeva le mani/ Al suolo rabbrividivano di piacere i suoi piedini sottili sottili.

Io guardavo un piccolo raggio/ vagabondo, color di cera, /sfarfallare nel suo sorriso/ e sul suo seno, come mosca al roseto.

Le bacia le caviglie sottili. /Lei proruppe in un dolce riso brutale/ che si sgranava in modulazioni argentine, /una graziosa risata di cristallo.

«Prima sera»-Rimbaud

 

E’ la tua femminilità ad affascinarmi, non potrei mai essere gelosa o entrare in competizione con una donna che sa attrarmi così tanto. Mi piace come sai scherzare, come sai uscire dagli stereotipi di chi «ben pensa», come giochi e come sai adeguarti mettendoci sempre del tuo.

-Sai cosa mi piacerebbe?…un cazzo di vetro!

La tua felice affermazione ci ha fatto scoppiare dalle risate e poi abbiamo glissato sul discorso, con uno zapping mentale incredibile sulle fantasie che abbiamo in comune. Poi però ci abbiamo pensato entrambe, o meglio, sono sicura che lo abbia fatto anche tu, mentre nella mia testa rigirava una catena di «perché no?!». Perché no? Alla fine nessuna risposta mi ha convinto a tal punto da poter mettere un freno ai nostri giochi.

-Allora un’altra bella chiacchierata quando ce la facciamo?-maliziosa, adorabile, stronza. Il fascino di chi sa di avere il coltello dalla parte del manico, di una padrona a cui non si può resistere.

-Stasera esco dalla palestra tardi, mi aspetti no?-tono di voce un po’ più alto e concitato del solito, mi sento una stupida a mostrare tanto entusiasmo.

Sai accogliermi da te con la strana complicità di un’amica, mi piace l’atmosfera che c’è nell’aria e anche quel pizzico di imbarazzo di chi è li, ed è pienamente consapevole delle proprie libidinose aspettative e sa di essere totalemtne ricambiato in curiosità ed eccitazione.

-…e se il cazzo di vetro te l’avessi portato davvero?

-Vedere, vedere!…sai com è…sono peggio di San Tommaso…finchè non tocco…-Risate da caserma, che bella che sei…

E’ una specie di provetta, lunga, liscia, trasparente,grande. Non perdi tempo, la tocchi e poi cominci subito a leccarla, con gli occhi chiusi, assaporando il vetro, affossando le guancia con forza come se il pompino lo stessi facendo a me. Ti tiro indietro i capelli, li accarezzo e poi stringo fra le mani le tue tette, pizzicando i capezzoli e il tuo seno così duro, ora…Mentre succhi cominci a spogliarti, la camicia che si pare sul seno ed i pantaloni scesi giù, il tuo corpo così curato e l’intimo mi eccitano e mi confermano che sì, ti piaccio…e questo è semplicemente quello che volevi anche tu…

-Aspetta..ho un’idea…!-la tua risata benchè dolce non promette nulla di buono…

Mi acquatto sul divano, sfilandomi la gonna e il perizoma, mentre ti aspetto comincio ad accarezzarmi, eccitata per la scena di prima ed immagino di averti di nuovo, davanti a me.

-Ah bene!..vedo che non perdi tempo!…aspetta prova con questo…

Il cazzo di vetro ora è riempito d’acqua…la consistenza ora è ancora più eccitante…dentro sì, mettimelo dentro ti prego. Il vetro tocca le labbra e comincio ad urlare, è bollente…acqua calda stronza!…ma fai finta di non esserti accorta di nulla e cerchi di penetrarmi così, per “bloccarmi” usi le tue carezze, i tuoi baci sul collo e sul seno…stringo i denti e ti aspetto dentro, non appongo resitenze per un po’…e poi ti riblocco dai polsi quando mi sembra di scoppiare…no davvero…mi fai troppo male…

-…e si però…ora che hai disobbedito alla tua padrona pensi di passarla liscia così..?…ecco…ora mi fai un bel ditalino…e tu non ti toccare…

Sempre più sicura della tua influenza su di me, ti stendi a tua volta sul divano e finisci di spogliarti. Sono bagnatissima e lo sai, ci giochi su questo, sai che mi fai impazzire…e quando mi alzo mi fa malissimo la fica, la sento bruciata e bollente…e gli umori mi scivolano sulle cosce…e non ho mai voluto così tanto farmela leccare…ma no, non si può…c’è la mia pdrona e ci sono i suoi ordini…

Comincio con due dita, di colpo come so che ti piace, ci guardiamo, ti guardo, non riesco a toglierti gli occhi di dosso mentre ti vedo eccitata e vedo il tuo seno che si solleva, il respiro rompersi…Sei bagnata come me, una mano comincia a spingerti dentro mentre ci ho infilato il terzo dito…l’altra ti carezza ovunque, violenta, frenetica…dici che ce la fa anche il mignolo dentro?…

-Troia continua…continua…-mi inciti per quest’attimo di titubanza…

Ti bacio, infilandoti la lingua dentro e quando c’è anche il pollice a premerti dentor, complice il tuo eccitamento non ti do modo di gridare….Le tue mani, che hai sempre tenute tese sulla testa, come se legate da una corda immaginaria ora affondano nella mia schiena, con le unghie che graffiano le spalle…è una supplica?Mi chiedi di fermarti?…no, non hai il coraggio lo so…un piacere così profondo, così intimo non l’avevi mai provato…e a provarlo ci sono anche io con te, che so quando possa essere bello, so qunato faccia male e quanto tutto sia così infinitamente dolce…Ti sento tremare, urlare, ridere forte per l’orgasmo, vorrei rimanerti ancora un po’ dentro…con tutta la mano, ma forse sarebbe pretendere troppo…Lo sguardo ancora eccitato ma di chi cerca di riprendere il controllo della situazione. Ti stringo forte, mi stringi, sento il tuo seno che si schiaccia contro il mio, la tua mano che mi carezza, ora e solo ora mentre il tuo viso è sulla mia spalla…sembra quasi un “grazie”…

fantasticato da DolcaMorgana | il mio blog | alle 20:52 | commenti (6)


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