|
|
||||||||
|
|
..::_fAntASie_eROtike_::..
lunedì, gennaio 31, 2005
Il letto d'ottone fantasticato da cortese-mente | il mio blog | alle 22:41 | commenti (5)
fantasticato da Eva_eva | il mio blog | alle 19:05 | commenti (1)
La liceale (stralcio) Mi inginocchiai in mezzo alle sue gambe divaricate, le sollevai le ginocchia afferrandola sotto il sedere, entrai in lei come un martello ben conscio del fatto che dovevo sopperire con la potenza alla diminuita grandezza di quello che adesso accoglieva in mezzo alle sue gambe, non è uno scherzo prendere il posto di due banane affiancate e, se volevo che mi sentisse, dovevo darmi da fare con colpi di reni bene assestati che le facessero dimenticare in fretta la dilatazione di pochi momenti prima. Colpi irruenti si susseguivano ravvicinati, ad ogni affondo le sollevavo il sedere saldamente tenuto tra le mie mani per riuscire a sprofondare ancora più dentro lei, continuai così fino ad un altro suo orgasmo sincronizzando i colpi delle mie reni con i movimenti del suo bacino, venne stavolta mordendosi le nocche della mano mentre con l’altra si pizzicava furiosamente i capezzoli, venni anche io uscendo da lei e irrorandole la pancia e le tette con il mio caldo liquido, fiotti di bruciante passione che si spargevano sul suo corpo sporcandola del mio godimento. Trovate tutto il racconto sul mio blog ... fantasticato da Kokkino | il mio blog | alle 06:27 | commenti (2)
domenica, gennaio 30, 2005 Come ti vorrei sentire sul mio corpo...anche adesso...ho voglia di aprire le gambe per te...ho voglia di sentirti entrare piano...per poi spingere fino a farmi gridare...perchè lo sai che sei grande...e grosso...il tuo sesso è enorme,mi riempie completamente....mi sento quasi bloccata...sono sotto di te,il peso del tuo corpo sul mio...sento i tuoi battiti,sento i fremiti di piacere...vorrei muovere i miei fianchi,tu lo sai...mi prendi dai fianchi mi stringi a te...mi fai rotolare...adesso sono su di te...il mio respiro sul tuo.....la mia bocca sulla tua...i miei seni schiacciati contro il tuo petto......inizio a muovermi su di te....sono bagnata da morire....il tuo grosso sesso...duro e caldo scivola dentro il mio...mi muovo piano...salgo e scendo...il mio sesso inghiotte il tuo....inizio a ruotare i miei fianchi...gioco un pò solo con la punta del tuo sesso...ti piace...eh?....Lo so...che ti piace...perchè hai quello sguardo...quegli occhi verdi profondi che mi rapiscono...la tua bocca...la tua lingua tra i denti....sei il Mio bastardo...e lo sai....continuo così...fammi vedere che cosa sai fare....fammi tua...ho fame di te.... fantasticato da LaMela | il mio blog | alle 21:33 | commenti (2)
[continua] A tavola battutine, sguardi complici che si alternano ad una ridicola ed ostentata indifferenza propria di chi sa di “averla fatta grossa”…per poi ritornare a giocare, a far incrociare di sfuggita gli sguardi, a soprendere i suoi occhi insistenti nella mia scollatura, a ridere chiassosamente e complici di sapere tutto e praticamente nulla di chi ti sta accanto. E poi di nuovo silenzio, ci evitiamo e ci concentriamo sui nostri piatti per poi far scivolare la mano sul suo inguine, invogliandolo, soprendendolo. -Tutto bene vero?-i miei genitori.Sì, sì certo tutto benissimo, rassicuro. C’è chi si trascina in macchina stanco e satollo, cercando di mantenere un briciolo di elegante parvenza. C’è il “dopo festa” organizzato dagli sposi in una discoteca. Sì, certo. Ovvio che a me va di andarci, mamma. -Non vi preoccupate, l’accompagno io a casa dopo…e le sto attento io!-lui tranquillizza i miei, con una faccia di bronzo impressionante. In macchina, ci dileguiamo dalla chiassosa comitiva di festaioli e cambia strada, accellerando con uno sguardo d’intesa. Ci fermiamo in un albergo fuori dal centro, mi stringo nel cappotto e corraimo verso la reception. Documenti e piccole formalità della stanza, il mio atteggiamento sbucato da non so dove di quella che “sa come si fa”, sicura e maliziosa, per poi ritrattare tutto in ascensore mentre mi spinge verso la parete e mi morde il collo. -…sai…è la prima volte che…bè, sì…in un albergo… -Oh santo cielo!…ma con che gentaglia sei uscita?!-ride di gusto, compiaciuto per il suo savoir faire e poi mi trascina fuori. La chiave che gira e lui che mi abbraccia, mi è addosso ma stavolta coem per rassicurarmi, con ogni sguardo mi chiede premuroso come va, finchè non mi sciolgo completamente e i miei baci hanno perso ogni paura e si fanno sempre più affannosi. Mi fà stendere sul letto mentre lui si stende su di me, facendo scivolare giù le spalline del vestito, mi accarezza le tette a piene mani e ci struscia sopra i palmi aperti finchè i capezzoli non mi diventano durissimi. Mi sfila gli autoreggenti e mi liscia la pelle delle gambe, mi stringe i polpacci e inanella le dita sulla mia caviglia, massagiandola, con una strana e generosa pazienza, mi stende le gambe e accarezza i miei piedi, li massaggia e guarda il mio sorriso beato -…poverina, torturata dai tacchi! I suoi gesti hanno perso quella concitazione immediata, del nostro primo “assalto” ma non per questo sono meno eccitanti, anzi la sua tranquillità, il suo “saperci fare” che esce da tutti i pori mi elettrizza. E aspetto. Comincia a succhiarmi l’alluce, lo guardo mentre mi succhia prendondomi il piede dal tallone…comincio a muovere il bacino verso di lui, a sollevarlo, a scuotere la testa sul cuscino come ubriaca. -Aspetta! Me lo dice in un modo assolutamente irresistibile, di chi sa cosa fare per amplificare ogni sensazione. Continua a farmi il pompino al mio dito ma con una mano sfila giù gli slip, fa scorrere il cotone lungo tutta la gamba e mi guarda, mentre mi divarica le gambe. Lo guardo supplice, non fermarti,ti prego ti prego ti prego…Mi lascio divaricare le gambe , mi lascio annusare e accarezza gli umori che mi sono colati sull’inguine, mi fa poggiare i piedi sulla sua schiena e le sollevo quando comincia a leccarmi la fica. Movimenti lunghissimi, decisi, mentre mi apre con la pienezza delle labbra, infila tutta la lingua dentro come per un bacio, e poi mi pare di più, ancora di più come se mi volesse spalancata sul suo viso e mentre mi preme dentro le sue mani spingono dietro le ginocchia e bloccano ogni impercettibile tentativo di porre resistenza. Guardo quel che fa di me, come si “serve” di me, tutto va oltre le mie aspettative, non avrei mai pensato che si potesse farlo “così”…Ti prego, ti prego, ti prego, continua la mia lamentevole supplica e si alza all’improvviso, mi guarda eccitata e si avvicina alle mie labbra, mi fa leccare tutta la mia eccitazione dagli angoli della sua bocca e dalle barba, mi stringe sollevandomi la schiena. -Vuoi di più vero?! Sì, sì, ti prego, sì…non ho la forza di urlare come vorrei, escono solo gemiti… Mi lascia sul letto, ne approfitto per sfilare completamente il vestito, bloccato sul bacino e mi metto a pecora, poggiandomi alla ringhiera del letto mentre continuo ad aspettarlo. Il frigobar che si apre, lui che si avvicina e mi viene da dietro con dei cubetti di ghiaccio in mano.Sono la tua troia lo sai?…non volgio nulla ora che non sia farti fottere da te…e voglio farmi fottere così, voglio che mi prendi da dietro, ti guardo supplicante ed infinitamente porca. Aspetto di nuovo. Il ghiaccio scorre sul mio buchetto, un grido, non lo aspettavo, il freddo mi paralizza e mi fa male…Non è finita vero? Il cubetto è quasi sciolto, smussato, me lo hai strofinato per bene sul culo facendomi quasi piangere ma no, non è finita…mi morde il collo e me lo lambisce con la lingua, tremo, tremo e urlo quando il cubetto me lo infila nella fica, terribile, sì davvero terribile, lì che il calore del mio orgasmo mi stava quasi paralizzando…e poi comincio a muovere il bacino verso di lui, verso il cazzo che mi offri da dietro, non te lo aspettavi che questa piccola troia potesse godere anche così vero?…O lo sapevi, sì immaginavi quanto avrei goduto per il dolore, per un dolore così sottile, affilato e paralizzante…La fica mi sembra scoppiare ora, complici anche i movimenti delle tue dita, il ghiaccio si è completamente sciolto dentro…Scopami, scopami così prendimi da dietro, prendimi forte e fammi male, è la tua piccola troia che ti supplica, che gode ad ogni affondo del tuo cazzo. Sborrami dentro, stringimi,stringimi più forte…Ma le mie grida sono sempre più confuse e ancora una volta il suo volere…mi gira e col cazzo in mano finisco col fargli una sega, mi avvicina il viso alla sua capella finchè non si appoggia alle mie spalle, e mi guarda fisso godendosi il mio faccino da piccola porca pieno della sua sborra. fantasticato da DolcaMorgana | il mio blog | alle 16:12 | commenti (1)
sabato, gennaio 29, 2005
La studentessa di psicologia (barzelletta) fantasticato da Kokkino | il mio blog | alle 11:53 | commenti (3)
mercoledì, gennaio 26, 2005
fantasticato da Eva_eva | il mio blog | alle 21:59 | commenti (2)
domenica, gennaio 23, 2005
[…]Chissà cosa Giovanni ne pensò!/ Ma quanto fece…ognun l’avrebbe fatto./ Con le labbra la mano ringraziò, /poi, vergognandosi di quel suo atto, / in dolore la gioia trasmutò-/ chè un nuovo amore è timido all’impatto./ Ella arrossì, e cominciò a tremare-/ ma non le venne fatto di parlare
Ah Platone, Platone, col domincio/ delle tue astruse e astratte fantasie/ di puro hai lastricato lenocinio/ più strade che non faccian le bugie/ di vati e romanzieri.[…]
Giulia sospira ancor (non ha più voce), / né c’è più posto ormai per te, ragione./ Lacrime spande, ed è cosa atroce,/ che ha putroppo, però, la sua cagione./Ma chi può amr, senza la doppia croce/ portare di rimorso e tentazione? /Lottò ancor (poco), e molto si pentì/ e ansando”Non consento”, consentì. Don Juan-George G. Byron
Sin da piccola mi è sempre piaciuto andare alle feste con i miei genitori, gli ambienti “da grande” mi hanno sempre intrigata fin all’inverosimile…e ora mi ritrovo sempre più spesso a fantasticare su alcuni amici di mio padre e sui loro quarant’anni ben portati, che mi parlano con cortesia, teneramente, trattandomi con una dolcezza ambigua da padre e da amante. No, davvero, non mi pesa venire con voi a quel matrimonio, lo dico sorridente a mamma e comincio ad agghindarmi, come se non aspettassi altro, con il trucco un po’ più marcato del solito per la soddisfazione di prendermi qualche tacito sguardo torvo di mio padre un po’ geloso… E’ strano che a volte, fra tantissima gente si possa focalizzare l’attenzione su particolari apparentemente insignificanti, su una persona, una sola persona che all’improvviso sembra zoomata, proiettata fuori dallo sbiadito scenario in cui gli altri si muovono da comparse…I capelli corti e brizzolati, i modi decisi e quasi forzati di chi ha passato molto tempo a lottare contor la timidezza, un sorriso rassicurante…Si avvicina verso me e mio padre e lo saluta con un sorriso sfacciato per poi passare a squadrarmi -…ma che bella figlia!…Hai un faccino dolcissimo te l’hanno mai detto?…sembri uscita da qualche quadro di madonne… -…e basta a farle complimenti che alla fine poi ci crede!-taglia corto papà strizzandomi l’occhio per farmi scoppiare in una risata-piuttosto, siete al tavolo insieme no?!Attento a fare gli onori di casa… -…e sì.la gioventù l’hanno messa tutta da una parte!Che ci vuoi fare!?…non preoccuparti che la sorveglio io…eh eh! Sono sola con lui ora e continua con i la sua “sviolinata” ma stavolta è più convincente… -…e poi hai tanta di quella malizia negli occhi che sembra possa schizzar fuori da un momento all’altro… Non perdo tempo a smentire, continuo a sentirmi piacevolmente assediata mentre il suo sguardo si sofferma qualche secondo in più del dovuto sul seno e poi continua col suo inerrogatorio…Ci sediamo accanto, in modo fintamente provvidenziale, si chiacchera con gli altri e poi il ghiaccio è completamente rotto, complice una concitata euforia generale e il suo essere così sfacciato…Al contrario di molte mi piacciono i “marpioni”, la loro allegria, quel voler provare a tutti i costi che se non è troppo volgare da infastidire e se non si è troppo ipocriti per non ammetterlo, fa solo un sano piacere, lusinga, mette voglia di giocare…Lo penso mentre la conversazioni si infittisce di allusioni sessuali sempre meno implicite per poi tornare a parlare di altro,totalmente altro coem se nulla fosse…E lui si alza e va a fumare ed io mi alzo e lo seguo impudente vicino al caminetto che c’è nell’altra sala… -…i tuoi non lo sanno vero? -eh?!…-lo ammetto, i pensieri stavano già cominciando a viaggiare troppo in fretta e la domanda mi soprende..e solo dopo vedo la sigaretta che mi sta allungando. -…i tuoi non sanno che fumi no?-mentre mi butta un po’ di fumo in faccia… -No, no…non lo sanno…sapessi quante cose non sanno… Ridiamo di gusto, lui mi stringe come se avesse trovato una complice e poi schiaccia il suo corpo contor il mio mentre respiro il suo dopobarba ,il mio naso sul suo collo mentre spingo il bacino verso il suo… -…eh no eh,così poi mi arrapo! -E non va bene?-flauto con la vocina più maliziosa che ho… -…e poi mi vien voglia di scoparti! -…ma io voglio il tuo cazzo!- realizzo quello che dico solo dopo che è uscito dalla mia bocca e poi lo sento al rallentatore nella mia testa…ecco, ora si che l’ho fatta grossa penso. Mi trascina verso il guardaorba scordandosi ogni minima parvenza di discrezione, si sistema dietro la porta e mi spinge verso i cappotti -Lo vuoi eh?!…lo vuoi?….-la voce è secca e insistente, e no…davvero non so resistergli Gli occhi aperti, la sua boccacontro la mia, una bocca dura e calda, con un leggero fremito che la percorre,le labbra si schiudono e le lingue si muovono, imperioso e abile, troppo abile…Prende le mie tette a piene mani, le stringe e me le comprime nei suoi palmi, come se volesse strapparmi il vestito ed io gli morod le labbra, gli succhio il collo come per segnarlo per tutta la serata. La sua cerniera che scende veloce, armeggio con il suo uccello che è duro da far paura, mi scappa un gridolino di ammirazione e comincio a giocarci, mentre lui mi tormenta la bocca…Mi bacia le dita ed io le passo bagnate sulla sua cappella, tocco solo la punta e poi lo prendo tutto in mano, lo stringo in un pugno e comincio a fargli una sega mentre sospira, geme continuando a leccarmi le labbra…sono attentissima, si parlava a tavola molto signorilmente di quanto fosse difficile per una donna fare una sega dega di questo nome e ho l’infantile pretesa di farlo ricredere…Stringo il suo cazzo semrpe più frte e ne aumento la velocità mentre lui continua a stringere le mie tette come per aggrapparsi… con l’altea mano graffio un po’ le palle con le unghie e poi lì, un po’ più in fondo, dove quasi comincia il suo culo, spingo forte e continuo a tenere il suo cazzo in mano che all’improvviso mi smebra scoppiare…Fiotti di sborra sulla mia mano e mi guarda un po’ imbarazzato quasi per scusarsi…Mi piaci da impazzire sai?…e lo fisso mentre mi lecco la mano, eccitatissima e a lui sembra di impazzire di nuovo… -Dobbiamo tornare a tavola mi sa… -…e penso anche io! E giù una risata da bimbo che ha appena fatto qualcosa di proibito -…e poi ti faccio vedere cosa sa fare questo vecchietto! [continua..] fantasticato da DolcaMorgana | il mio blog | alle 22:41 | commenti (2)
Pubblico qui due miei racconti, "Legàmi" e "Legàmi 2" già messi sul mio blog tempo fa, spero mi perdonerete per la lunghezza e se vi stufo con cose magari già lette ma in realtà tengo moltissimo a questi due racconti, un po fuori dal comune ma davvero molto "sentiti" da me. Se per caso non li avete letti vi prego di essere pazienti e provare a perdere un po di tempo, ovviamente se l'argomento non è di interesse, io non sono un medico e sicuramente non vi obbligo a leggere. Buona domenica Legàmi In effetti ho sempre sospettato che in me ci fosse qualcosa di un pochino diverso da quello che si usa definire il “comune senso del pudore”; in effetti non è che mi ritenga “diverso” in senso letterale, semplicemente ho una innata voglia per la sperimentazione e per tentare nuove strade e nuove sensazioni ed emozioni. Sono sempre stato attratto da quella parte del sesso che si può, a torto o ragione, definire “dark side”, sta di fatto che la conobbi in una chat, lei era spigliata, difficilmente definibile in poche parole, mi piace pensare che sia solo una ragazza che ha il coraggio di dire e fare quelle cose che magari tante pensano ma che ben poche purtroppo decidono di mettere in pratica. Capisco benissimo che le ragazze abbiano un tipo di sessualità più cerebrale rispetto agli uomini, la fantasia aiuta molto e non credo assolutamente alla castità e purezza di animo di cui tante pretendono di ammantarsi, quelli sono pensieri che avevo tanti anni fa, ho avuto modo di ricredermi su tante cose nel corso della mia vita, una di queste è sicuramente la mia idea che le donne lo facessero più per piacere del loro ragazzo che per il proprio, mai idea fu più sbagliata. Ad ogni modo andai a trovarla, era una calda giornata estiva, arrivai a casa sua con qualche difficoltà visti i lavori in corso in alcune strade che dovevo percorrere ma comunque alla fine arrivai da lei, parcheggiata la macchina suonai il campanello, mi accolse nell’ingresso vestita con un abito estivo prettamente da casa, nulla di estremamente provocante e sensuale ma, vista anche la temperatura decisamente estiva, neanche qualcosa che potesse coprirla più di quanto fosse strettamente indispensabile; ci sedemmo in salotto, in un angolo spiccava il computer su cui aveva passato lunghe e bellissime ore parlando con me tramite la tastiera e la web cam, bevemmo il caffè, una delle più grandi invenzioni dell’uomo dopo la ruota in quanto sempre e comunque ti può levare dall’impaccio dei primi minuti, anche la ruota in effetti ha molti pregi, ma credo che il caffè resti comunque meglio della ruota per svariati motivi, non ultimo il fatto che se una ruota ti sale sul piede fa male mentre il caffè sul piede al più ti brucia un poco. Insomma, bevemmo questo caffè e poi ci sedemmo al computer, lei mi fece vedere alcuni suoi servizi fotografici, molto eccitante stare li seduto accanto a lei vedendola posare nuda negli scatti mentre la potevo vedere vestita e sorridente al mio fianco, nessun falso imbarazzo, arrivare a capire che il proprio corpo è una cosa bella è il primo passo verso l’autostima e il saper vivere bene con se stessi e, per arrivarci, non è necessario essere delle top model, basta solo crederci intimamente; un bel corpo, senza un bel cervello che lo sappia far muovere è come un fiore di plastica su una torta alla panna, credi di tenerti la parte più bella per la fine mentre in realtà ti accorgi che quello che credevi dolce zucchero si rivela essere dura e cattivissima plastica. Presi il coraggio a due mani, le baciai il collo mentre mi stava facendo vedere alcuni scatti di lei legata e bendata stesa su un letto, la sensualità di quelle foto era decisamente inebriante, il pensiero folle di possesso derivante dall’immaginarla completamente alla mercè di qualcuno, il reale potere di esercitare qualsiasi tipo di fantasia su un corpo legato esposto ad ogni sorta di cose si decidesse di fare, la sottomissione estrema derivante solo dalla più cieca fiducia nel partner al quale, estremizzando, si mette la propria vita nelle mani; mi sorrise guardandomi, solo poche parole, mi disse solo “te la senti?”; annuii, volevo fortemente provare le sensazioni date da un rapporto che va oltre il sesso spingendomi a scrutare la mia anima attraverso un rapporto di totale sottomissione in cui, nella realtà dei fatti, non e’ il dominante ad avere il comando ma sempre e comunque il dominato. Si alzò, mi prese per mano e mi condusse in camera da letto, mi tolse la camicia lasciandomi a petto nudo, mi fece cenno di mettermi sul letto, tolte le scarpe rimasi solo con i pantaloni addosso e mi inginocchiai al centro del letto mentre lei prendeva alcuni metri di robusta corda, mi disse di mettere la mani dietro la schiena, ubbidii immediatamente e lei mi legò i polsi, non tanto stretti da farmi male ma nemmeno così debolmente da potermi liberare, un lembo di corda rimase un istante penzoloni, lo prese e lo passò intorno alle mie caviglie, in pochi istanti mi trovai a guardarla, io inginocchiato sul letto, polsi e caviglie legati insieme mi costringevano a restare immobile ed inginocchiato sul letto in precario equilibrio; si mise davanti a me, si alzò con le mani il vestitino, solo quel tanto che le bastava per arrivare al perizoma, ebbi una fugace visione di lei che velocemente si sfilava l’intimo e mi si avvicinava; mi costrinse con due dita ad aprire la bocca e mi infilò dentro il perizoma che si era appena sfilato, prese dal vicino armadio una sciarpa di seta e me la legò intorno al viso per bloccarmi in bocca il sapore dolce delle sue mutandine, mi ritrovai quindi inginocchiato, polsi e caviglie immobilizzati e assolutamente impossibilitato a parlare o urlare, uscì dalla stanza lasciandomi in quello stato. Passava il tempo, sentivo nell’altra stanza i rumori di lei che faceva qualcosa, io potevo solo guardare me stesso riflesso sul grande specchio davanti al letto e cercare di intuire cosa lei stesse facendo, i minuti scorrevano lenti mentre cercavo di mantenere il precario equilibrio che mi permetteva di restare almeno inginocchiato sul letto, fossi caduto di lato non avrei più potuto rialzarmi. Alla fine la vidi rientrare nella camera, era vestita solo di un semplice perizoma nero, neri stivali a coscia che lasciavano intravedere il disegno arabescato delle autoreggenti nere, niente reggiseno, vidi i suoi piccoli e bellissimi seni avvicinarsi al mio viso mentre si inginocchiava di fronte a me sul letto, per un solo istante mi trovai con i suoi capezzoli a pochi centimetri dagli occhi poi con gesto improvviso e violento mi diede una spinta sulla spalla, caddi carponi sul letto, sdraiato ma costretto dalle corde a tenere una posizione prona; sciolse il nodo che aveva fatto alla sciarpa dietro la mia nuca, mi girò il viso affinché potessi guardarla, con le dita prese un lembo del perizoma che mi riempiva la bocca e lo tolse, si chinò su di me e sentii la sua lingua violentarmi la bocca cercando la mia lingua, un bacio che suggellava intima complicità ma anche un gesto di totale espressione di padronanza da parte sua, io ero lo schiavo, nulla che io potessi pensare le avrebbe impedito di disporre del mio corpo come meglio credeva; interruppe il bacio, prese il perizoma bagnato dei suoi umori e della mia saliva e lo usò ancora come un bavaglio, schiacciato a viva forza nella mia bocca, un attimo dopo anche la sciarpa era tornata al suo posto per impedirmi di sputare la stoffa che mi impediva di parlare, unica differenza, adesso la sciarpa mi passava anche sopra agli occhi. Ora ero bloccato in quella posizione assurda, il viso chiuso nella sciarpa, immobilizzato, muto e cieco, potevo usare solo l’udito per cercare di capire cosa stesse succedendo; la sentii che stava aprendo l’armadio iniziando a cercare qualcosa nei cassetti. Il tempo scorreva lentamente, steso sul letto iniziavo a sentire lievi dolori alle braccia ed alle gambe costrette in quella innaturale posizione, lei uscì dalla camera due o tre volte, sentivo che stava preparando qualcosa senza avere la minima possibilità di capire cosa stesse in realtà facendo, alla fine rientrò nella stanza, sentii il materasso che si spostava sotto il suo peso mentre saliva sul letto dietro di me, sciolse le corde che mi legavano le caviglie, immediatamente allungai le gambe per sciogliere i muscoli, ormai iniziavo a provare vero dolore alle ginocchia e poterle distendere mi diede un sollievo indicibile, solo un istante di riposo però, con gesti rapidi ed autoritari mi sfilò i pantaloni e mi divaricò le gambe legandomi le caviglie alle sponde del letto, adesso ero legato a gambe aperte, indosso solo i boxer, le braccia, legate per i polsi erano rimaste sotto la schiena incastrate tra me e le lenzuola; mi prese per le spalle tirandomi su, equilibrio assolutamente precario, con le gambe aperte non riuscivo a tenere il busto eretto ma lei, inginocchiata adesso dietro di me, mi aiutò piantandomi un ginocchio tra le scapole mentre scioglieva i nodi dei polsi, distesi le braccia, anche per loro un attimo di libertà, appena il tempo per sgranchirmi le giunture e lei tolse il ginocchio dalle scapole facendomi ricadere con la schiena sul letto, mi riprese i polsi e mi legò ancora, questa volta a braccia aperte, ero praticamente nudo ad esclusione dei boxer, gambe e braccia spalancate e legate al letto, assolutamente immobilizzato senza poter parlare o vedere, un silenzio surreale ammantava la camera mentre lei si alzava dal letto, l’unico rumore che sentivo era il mio respiro leggermente accelerato, le uniche sensazioni fisiche che provavo erano quelle date dalle corde che mi bloccavano i movimenti. Un freddo intenso sul petto mi colpì come una pugnalata facendomi sobbalzare, mi aveva bagnato con una spugna intrisa di acqua gelida e ci misi alcuni istanti a rendermi conto che il rumore che sentii subito dopo era quello di una bomboletta spray di fredda schiuma da barba che si stava riversando sul mio petto; la spalmò accuratamente e quindi iniziò con perizia a depilarmi con un rasoio, non che io sia peloso via ma comunque qualche pelo lo ho e lei stava provvedendo amorevolmente a liberarmene. Terminò il lavoro in pochi minuti, mi asciugò e ripulì con quello che pensavo potesse essere un asciugamano e ritornammo alla situazione precedente, silenzio assoluto, immobilità coatta, restavo in curiosa attesa per capire cosa sarebbe successo. Non dovetti attendere molto, la sentii uscire dalla camera e rientrare quasi immediatamente. Deliziosa sensazione, non potevo vederla ma capii in un istante che la sua lingua mi stava premurosamente leccando i capezzoli, prima uno e poi l’altro donandomi sensazioni di lieve delizia che partiva dal mio petto irradiandosi per tutto il corpo, la sua calda saliva mi umettava le piccole areole provocandomi un sorriso di beatitudine nascosto dalla sciarpa che mi teneva il suo perizoma ben piantato nella mia bocca. Fu solo un attimo di delizia, un dolore intenso mi prese i capezzoli, all’improvviso aveva poggiato due cubetti di ghiaccio sulle areole provocandomi un freddo glaciale che si trasformò quasi subito in un caldo bagnato, strane sensazioni da il ghiaccio su punti così sensibili del corpo, sentii i suoi polpastrelli che mi solleticavano i piccoli capezzoli adesso inturgiditi dal ghiaccio bollente, alcuni altri colpetti di lingua per farmi riprendere e poi ancora una intensissima sensazione prima ad un capezzolo e poi all’altro, non potevo vedere ne urlare ma ci pensò lei a dirmi che cosa aveva fatto, mi aveva attaccato due mollette dello stenditoio ai capezzoli. In realtà il dolore non era così forte come pensavo, le intense sensazioni che stavo provando erano più cerebrali che fisiche, quello che mi era sembrato dolore, dovuto in gran parte alla sorpresa di quanto mi stava facendo, si stava trasformando in tangibile eccitazione mentre un pizzicorio partiva dai miei capezzoli per scivolare verso il basso, passando per lo stomaco per arrivare al mio sesso che iniziava a prendere forza e vigore. Sentii le sua mani scivolarmi sul petto, prese le mollette e le mosse un poco, senza permettere che allentassero la loro stretta ma tirandole piano per provocarmi ulteriori brividi a metà tra il dolore ed il piacere fisico, sentii poi le sue mani scivolare verso il basso, sfiorarmi la pancia e lambire i boxer per poi tornare su lungo i fianchi, insistette un poco sotto le mie ascelle prendendosi il piacere di farmi rabbrividire ancor più di quanto non stessi facendo quindi portò le mani sulla sciarpa liberandomi gli occhi e permettendomi di tornare a vedere. Vidi il suo viso sorridente, rividi i suoi bellissimi piccoli seni, lei era ancora inguainata nel perizoma nero, non aveva più indosso gli stivali a coscia ma aveva ancora le nere autoreggenti, ebbi un lieve sussulto, aveva anche un paio di grosse forbici da sarta in mano. Le grosse forbici che aveva in mano mi diedero un brivido, la vidi poggiarle sul mio petto, le punte mi graffiarono leggermente mentre faceva scorrere il freddo metallo verso la mia pancia, scivolò sempre più in basso facendo una leggera pressione per farmi sentire assolutamente inerme; tenevo la testa sollevata per poter vedere cosa avrebbe fatto, vidi e sentii una delle punte entrare sotto i boxer e in un lampo le taglienti forbici compirono il loro dovere, i boxer si trasformarono in un istante in uno straccetto da polvere mentre con pochi colpi di forbice finiva di denudarmi completamente. Strano gioco, magari avrei dovuto aver paura ma non ne avevo assolutamente, apprensione si, ma paura no davvero, avevo la certezza che nulla poteva accadermi se non cose bellissime, mi rendevo conto, ad ogni istante che passava, che era lei al mio servizio e non viceversa, lei provava sicuramente emozioni forti ma non forti quanto quelle che mi stava donando, nello strano e perverso gioco delle parti, io, la vittima, ero invece colui che più traeva delizia e intima eccitazione, il vero strumento del gioco era lei, io l’attore principale con al mio servizio una splendida “spalla” che sapeva gestire il gioco nel migliore dei modi per darmi piacere senza nulla o quasi chiedere in cambio. Ormai le mollette attaccate ai capezzoli mi stavano facendo veramente male, emisi un lieve mugolio, lei mi guardò e poi le staccò gentilmente dal mio petto passandomi quindi la calda ed umida lingua sulle areole violacee e segnate dal morso di quegli improvvisati strumenti di tortura e piacere, sciolse anche la sciarpa legata dietro la mia nuca e mi tolse il suo perizoma dalla bocca per potermi baciare sulle labbra, lo fece con gli occhi aperti e sorridendomi radiosa mentre mi carezzava gentilmente il petto ancora arrossato dalla depilazione forzata di poco prima. Dolcissima mi sussurrò se andasse tutto bene, non dissi nulla, annuii e basta, inebriato dal palmo aperto della sua mano che sentivo scivolare piano sul mio petto verso il basso, la vidi sorridermi ancora mentre sollevava appena la mano e sentii le sue unghie lasciarmi un bruciante solco sulla pelle mentre proseguiva verso il mio inguine, emisi un flebile lamento e lei durissima mi disse che se non stavo zitto avrei assaggiato ancora il suo perizoma, il mugolio morì immediatamente sulle mie labbra che ancora sentivano il dolce e morbido profumo della sua lingua; mi graffiò tutta la pancia scendendo in giù, i solchi lasciati dalle sue unghie sulla mia pelle non erano abbastanza profondi da farmi davvero male ma lo erano a sufficienza da lasciare il segno come fossero una serie di binari diretti verso il centro del mio piacere più torbido, sentii la sua mano afferrarmi e iniziare a muoversi piano carezzandomi fino a farmi tornare ad una consistenza decisamente mascolina, le mie gambe, ancora divaricate e bloccate dalle corde alle caviglie tremarono leggermente mentre lei iniziava a carezzarmi lo scroto tirandone leggermente la pelle trattenuta dai sui polpastrelli, una serie di piccoli pizzicotti che mi diedero la certezza che il peggio, o il meglio, dovesse ancora arrivare. Si inginocchiò al mio fianco, anche lei a gambe divaricate, mi afferrò con la mano destra per i capelli tenendomi sollevata la testa affinché io potessi vedere lei e quello che stava facendo, la sua mano sinistra lasciò il mio sesso e si diresse sicura verso il suo pube, vidi chiaramente che, a rallentatore, l’indice e il medio della sua mano sparivano dentro di lei muovendosi piano, lei aveva fatto in modo che vedessi bene quello che stava facendo e io, estasiato, vidi le due dita uscire da lei bagnate dei suoi umori, mi tenne ancora la testa ben sollevata mentre la sua mano tornava verso le mie gambe aperte, sentii un leggero bruciore mentre mi rendevo conto che le sue dita, umide di lei, stavano violando i recessi del mio intimo, contrassi quasi involontariamente i muscoli ma lei con voce perentoria mi intimò di rilassarmi se non volevo che facesse di peggio e, mentre lo diceva guardò il letto al suo fianco, seguendo il suo sguardo mi accorsi che poggiato sul letto c’era un grosso vibratore color carne. Mi imposi di rilassare i muscoli e lei, dopo essere rimasta con le dita dentro me per alcuni istanti, le sfilò lasciandomi immobile a sentire i messaggi che il mio corpo mi stava inviando, il bruciore provato prima stava gia passando quando lei tornò ad occuparsi del mio scroto, mi lasciò andare all’improvviso la testa che ricadde sul cuscino, la sollevai appena in tempo per vedere che aveva ripreso in mano le due mollette mollette e che, unitamente a delle altre che aveva li vicino, si accingeva ad attaccarle al mio scroto; metodicamente prendeva un lembo di pelle e attaccava una molletta poi un altro ed un altro ancora, persi il conto ma credo ne avesse attaccate almeno sei o sette quando si ritenne finalmente soddisfatta del lavoro fatto e prese a carezzarmi ancora il sesso riportandolo ancora una volta ad una certa consistenza. Contorcendo il collo cercai di vedere che cosa stesse facendo con la mano che adesso aveva libera, la vidi prendere il grosso fallo di gomma e la vidi che se lo appoggiava al suo sesso, con lentezza quasi esasperante lo vidi sparire quasi completamente dentro di lei che non aveva comunque smesso di carezzarmi scivolando con fermezza con la mano sul mio pene, aveva gli occhi chiusi e un sorriso beato dipinto sul viso, anche lei doveva essere molto eccitata e presa da quello che stava facendo anche se continuavo io ad essere l’attore principale, lei era solo la regista di un momento della storia della mia vita che sarebbe probabilmente rimasto indelebile nei miei ricordi. Estrasse dal suo corpo il dildo bagnato come prima lo erano le due dita che aveva usato per violentare i miei più intimi recessi, le mollette attaccate al mio scroto mi mordevano la pelle iniziando a farmi veramente male quando lei, sogghignando, avvicinò il vibratore a quella parte di me che fino a quel giorno nessuno aveva mai provato a stuzzicare, ne sentii la punta sfiorarmi e fare una leggera pressione, non sufficiente da aprirsi la strada dentro me ma abbastanza intensa da farmi capire che sarebbe bastato poco per entrarmi dentro come prima era entrato dentro lei. Lasciò il grosso fallo di gomma in quella posizione usando una mano per mantenerlo premuto contro il mio mai profanato pertugino mentre lei, con movimenti felini, si spostò accostando le labbra al mio sesso; mi baciò sulla punta irrigidita mentre abilmente con la mano libera mi toglieva le mollette dallo scroto. Il dolore provocato dalle mollette veniva alleviato dal morbido tocco delle sue labbra che scivolavano intorno al mio sesso ma veniva acuito nello stesso momento dal rude e duro tocco del vibratore sempre puntato contro i miei recessi più intimi, quasi un monito a stare buono se non volevo provare a sentirmi donna in un solo istante. Con amorevoli cure le sue labbra mi portarono in pochi momenti quasi al culmine fermandosi all’improvviso non appena si rese conto che stavo per esplodere il mio piacere nelle sue labbra; restammo li, immobili a guardarci, io con una muta implorazione sul viso perché riprendesse ciò che aveva interrotto, lei quasi sadicamente sogghignando mi guardava restare li in sospeso, legato ed immobile, con gli addominali contratti per mantenere sollevato il bacino e semplificarle il suo lavoro su di me. Non lo finì, si sollevò in piedi sul letto scavalcandomi con una gamba, adesso era li, in piedi sul mio viso, spettacolo di una bellezza sconvolgente, il suo sesso, completamente depilato mi sovrastava ed occupava tutta la mia visuale man mano che lei scendeva piano su di me piegando le ginocchia, vidi le sue labbra avvicinarsi alle mie, si accomodò sul mio viso cavalcandomi come fossi una comoda poltrona, l’interno delle sue cosce aderiva perfettamente alle mie guance, si teneva con le mani allo schienale del letto mentre io schiudevo le mie labbra penetrandola leggermente con la lingua ed iniziando a ricambiarle il bellissimo favore che mi aveva appena fatto, mulinavo la lingua dolcemente dentro e fuori da lei, il suo monte di venere incollato al mio naso mentre gocce della sua rugiada bagnavano le mie labbra mischiandosi alla mia saliva. Si sollevò leggermente, annaspai per un istante cercando di sollevare il volto per continuare a baciarla ma non riuscivo più ad arrivarci, avrei voluto strappare le corde che mi impedivano i movimenti per poterle prendere i fianchi e costringerla a risedersi sul mio viso; prese il vibratore e me lo appoggiò con la base sul mento, tenendolo fermo con una mano tornò a scivolare verso il basso con il bacino, si fermò un solo istante per sentire la dura punta lambirle il suo piccolo orifizio minacciandola così come prima aveva minacciato il mio, su solo un istante, una volta puntato nella giusta direzione tornò a sedersi su di me lasciando che il fallo artificiale la penetrasse dietro, un centimetro dopo l’altro aprendola e sprofondando in lei; mantenne salda la presa con una mano mentre vedevo lo spettacolo a pochissimi centimetri dagli occhi, riuscii a vedere chiaramente alcuni spasmi dei suoi muscoli dello sfintere dilatato da quell’oggetto che le stava scomparendo dentro. Terminò di sedersi, adesso il dildo era quasi completamente dentro di lei, io avevo di nuovo le sue dolci ed umide labbra a portata delle mie labbra e della mia lingua, non dovette dire nulla, ripresi a sfiorarla con la lingua con seducenti movimenti alla ricerca del suo punto più caldo, lambendolo succhiandolo e leccandolo quasi come potesse sfamarmi, sentivo che anche lei iniziava ad avere le prime avvisaglie di un potente orgasmo quando di scatto sollevò il bacino, in un solo gesto si alzò ed estrasse l’oggetto da dentro lei, non era ancora venuta, ne avevo la certezza assoluta; la guardai con sguardo interrogativo e lei mi sorrise ancora una volta dicendomi che se non ero arrivato io all’apice non era giusto ci arrivasse nemmeno lei. Sciolse i nodi che mi legavano al letto, un pò perplesso a dire la verità rimasi un poco a massaggiarmi i polsi e le caviglie, nudo ma senza alcun imbarazzo per la mia esposizione alla sua vista, come del resto anche lei, nessun falso pudore, nessuna vergogna, quello che era successo tra noi andava molto oltre il mero rapporto sessuale tra due persone, eravamo complici di una esperienza al di fuori di quei canoni standard che normalmente vengono accettati da tutti senza batter di ciglia. La abbracciai, ci baciammo dolcemente e fumammo una sigaretta stando vicini per sentire il calore dei nostri corpi, per un attimo ebbi la selvaggia voglia di afferrarla e possederla ma fu solo un attimo, se lo avessi fatto sapevo che avrei rovinato tutto per sempre. La guardai amorevolmente, socchiusi le labbra e le dissi solo: La prossima volta tocca a te. Ci rivestimmo per andare a pranzo fuori, mi rimisi i pantaloni senza nulla sotto, i miei boxer erano uno straccetto tagliuzzato e strappato ai piedi del letto, sulla porta di casa, mentre lei la stava già chiudendo a chiave, mi fermai un momento dietro di lei, mi chinai infilandole le mani sotto la gonna, le sfilai il perizoma fino alle caviglie, lei capì e sollevò prima un piede e poi l’altro per permettermi di toglierlo completamente, va bene andare a mangiare fuori ma, se io ero senza intimo, non vedo il motivo per cui lei lo dovesse indossare, il suo perizoma lo avrebbe avuto indietro solo al nostro rientro a casa; ridendo me lo infilai in tasca mentre ci avviavamo alla macchina.
Legàmi II
Nel piccolo ristorantino c’eravamo solo noi e un paio di altre persone, sedute in tavoli diversi ed assorte a leggere il giornale mentre attendevano le ordinazioni fatte, mi misi a sognare la mia lei che si metteva in pose seducenti per far capire ai due che non indossava l’intimo, potevo notare le occhiate che le lanciavano di sottecchi e mi scoprii orgoglioso di essere io il fortunato seduto al tavolo con lei, mangiammo un poco, a dire il vero quasi la dovetti costringere a prendere anche il secondo, bevemmo il caffè e ci avviammo all’uscita, pochi minuti di macchina e stavamo gia rientrando nel suo appartamento, come promesso tolsi il suo perizoma dalla mia tasca e le restituii ciò che le avevo sfilato uscendo di casa. Mi sorrise e lo appoggiò sul tavolino mentre si sedeva melliflua sul comodo divano, musica a basso volume di sottofondo, la serranda quasi del tutto abbassata lasciava passare solo pochi raggi di sole, mi misi vicino a lei ma non abbastanza vicino da farle capire quanto in realtà la desiderassi, restammo li a goderci il torpore provocato dal pranzo e dalla atmosfera che si era creata nel salotto, poca luce, musica, quasi un ipnotico momento che invogliava al sonno; mi riscossi prima di cedere a Morfeo, la guardai, ci sorridemmo in silenzio e vidi la sua mano scivolare fino al suo ginocchio, scostare piano la gonna mentre le sue gambe si aprivano leggermente, i suoi polpastrelli che tornavano verso l’alto fino a sfiorarsi il sesso, le sue dita che sparivano ancora una volta dentro lei uscendone lucide di umori, alzò il braccio accostandomele alle labbra, premette sulla mia bocca fino a che non le permisi di mettermele dentro e le succhiai avidamente. Le afferrai il polso, diedi una ultima leccata a quelle dita profumate di lei e poi con decisione le ruotai la mano costringendola a girarsi di schiena per evitare che le facessi male al braccio, mi alzai senza lasciare andare il suo polso, il suo braccio girato dietro la schiena la costrinse ad alzarsi con me e quindi la spinsi con gentilezza ma risolutamente dentro al bagno. Non appena lei entrò in bagno la tenni ancora ferma un istante, il tempo di sfilare la chiave dalla toppa poi le diedi una leggera spinta lasciandola andare, uscii fuori e chiusi dall’esterno la porta a chiave. Mi diressi in camera da letto, trovai tutto quello che mi serviva sparso sui comodini sul materasso e sui tappetini ai piedi del matrimoniale, tornai quindi in bagno rimanendo un attimo a sentire i rumori che provenivano dall’interno, attesi quindi un poco prima di rientrare, dopo pochi istanti sentii che si stava lavando sul bidet, entrai risoluto nella stanza da bagno cogliendola accoccolata a gambe aperte, completamente nuda, mentre si lavava dandomi la schiena; mi avvicinai, mi chinai per baciarle il collo scostando i corti capelli biondi, le afferrai poi le mani portandole le braccia dietro la schiena a mani giunte, lei non si mosse e non accennò alcuna reazione nemmeno quando le scivolai di lato e, sapone in mano, finii di lavare quello che lei aveva lasciato in sospeso, la asciugai con calma, bene attento che l’asciugamano passasse bene dappertutto lasciandola completamente asciutta e quindi la presi per i capelli con decisione ma senza farle male costringendola ad alzarsi. La portai in cucina senza mai lasciarle i capelli, sollevata di peso la feci sedere sul tavolo di cucina, le gambe penzoloni non toccavano il pavimento, rimase ancora immobile in attesa di vedere cosa avevo intenzione di fare e non mi pareva bello farla attendere, mi accucciai in mezzo alle sue gambe, presi una caviglia e la legai ad una gamba del tavolo, stessa sorte immediatamente dopo per l’altra caviglia e quindi mi rialzai, era ancora li a guardarmi con un leggero sorriso, girai intorno al tavolo e la costrinsi a sdraiarsi completamente aprendo le braccia, le legai anche i polsi al tavolo e poi tornai davanti a lei per osservarla, sdraiata e legata, le gambe oscenamente aperte lasciavano le sue parti più intime completamente esposte. Con tranquilla calma mi girai e iniziai a preparare il caffè, attesi che venisse fuori dalla macchinetta ignorandola completamente e dandole la schiena, lo versai e lo bevvi senza dire nulla poi tornai a girarmi verso di lei. Mi stava guardando, due occhi bellissimi fissi su di me, sgranati come solo lei sa fare non dimostravano la minima paura od imbarazzo per la situazione; le girai ancora intorno controllando se i nodi erano ancora ben stretti per impedirle di muoversi pur senza farle molto male, mi chinai un istante sul suo viso, le baciai le labbra sfiorandole appena tenendole il viso tra le mie mani in una carezza morbida e delicata poi uscii dalla cucina e tornai nella sua camera per cercare il suo perizoma che avevo tenuto in tasca durante tutto il pranzo ma che le avevo restituito entrando in casa. Lo trovai immediatamente, presi anche il cestino delle mollette e tornai in cucina, lei immobile, la testa appoggiata al tavolo e gli occhi chiusi, mi sentì arrivare ma non si mosse di un solo millimetro. Con molta calma mi sistemai davanti alle sue cosce aperte, presi il perizoma ed iniziai a spingerlo con un dito dentro di lei per riempirla così come lei aveva riempito al mattino la mia bocca. In pochi istanti il perizoma sparì dentro alle sue piccole labbra, un ultimo piccolo lembo ne veniva ancora fuori ma mi bagnai un dito e lo infilai completamente dentro di lei mentre con la mano sinistra le tenevo aperte le grandi labbra per agevolare il totale inserimento ed evitare che riuscisse ad espellerlo contraendo i muscoli, tornai quindi a girare intorno al tavolo, avvicinai il mio viso al suo, i suoi occhi sempre chiusi e le sussurrai dolcemente se tutto andava bene, il suo totale silenzio ed il suo lieve sorriso mi confermarono che stava bene. Iniziai ad aprire i cassetti della cucina cercando la sottile cordicella che si usa di solito per arrotolare gli arrosti, fui fortunato e ne trovai un rotolo, lei adesso mi guardava incuriosita, i rumori che avevo fatto la avevano costretta a guardare quello che stavo facendo e io non le impedii assolutamente di guardare, per il momento almeno, con la forbice tagliai due pezzi di cordicella lunghi circa un metro e mezzo ed in entrambi, ad un capo, feci un piccolo nodo scorsoio lasciando libero un piccolo anello di circa un centimetro di diametro, aprii quindi il frigo per prendere una lattina fredda, mi avvicinai a lei e poggiai delicatamente il freddo alluminio sul suo capezzolo che, quasi immediatamente, si erse svettando sull’areola per reazione al gelido tocco; tolta la lattina misi il piccolo cappio intorno al capezzolo indurito e tenendolo tra due polpastrelli strinsi il nodo affinché la corda fosse bene ancorata a lei, ripetei la stessa operazione sull’altro capezzolo stringendo il nodo abbastanza da non far scivolare via la cordicella ma non tanto da provocarle dolore presi quindi i due capi opposti delle cordicelle e li fissai intorno agli alluci dei suoi piedi dopo averle piegato il calcagno per sollevarle il piede e controllando che la cordicella fosse ben tesa, questo le permetteva di non esercitare pressione sui capezzoli se manteneva il piede sollevato ma, se si fosse stancata e avesse cercato di rimetterlo in una posizione più naturale, avrebbe tirato la cordicella legata al capezzolo costringendola in pratica a tirarsi da sola tutto il seno. Ancora una volta avvicinai il mio viso al suo per sussurrarle se tutto andasse bene ed ancora una volta mi rispose con un sorriso placido e rassicurante, i suoi occhi, ancora sgranati, mi diedero nuovo impulso a proseguire, ancora memore di quello che lei aveva fatto a me al mattino presi quindi le mollette dal cestino e tornai a sistemarmi comodamente seduto in fondo al tavolo, le sue gambe divaricate davanti a me, il suo sesso leggermente schiuso che lasciava intravedere un piccolo lembo del perizoma ancora saldamente inserito dentro di lei; presi una molletta e la sistemai con calma agganciata a circa metà altezza di un labbro, ne misi una seconda dall’altra parte e poi ne aggiunsi altre due per parte, presi quindi due pezzi di corda e li legai intorno alle cosce all’altezza del suo inguine incastrandovi sotto le mollette; una volta conclusa questa operazione mi soffermai a vedere l’opera e potei notare che le grandi labbra adesso restavano ben divaricate mettendo in evidenza il suo bellissimo clitoride, non resistei e le diedi un bacio proprio li, la mia lingua scivolava a fianco delle mollette che la tenevano spalancata provocandole leggeri brividi che si ripercuotevano sulle sue gambe legate al tavolo, vidi tendersi le due cordicelle legate agli alluci, aveva disteso i piedi e quindi i suoi capezzoli trattenuti dai due piccoli nodi scorsoi erano stati da lei stessa tirati verso il basso provocandole un pò di dolore misto a perverso piacere. Ebbi un istante di tentennamento, la guardai e le chiesi se voleva essere liberata, non sapevo quanto potesse apprezzare il nostro gioco e non volevo assolutamente che si trasformasse in qualcosa che lei non gradiva; mi tranquillizzò con poche parole, andava tutto bene, potevo continuare se lo desideravo perché a lei stava piacendo il mio modo di giocare un poco al di fuori della sfera del bondage in effetti ma non tanto da sfociare nel sadomaso, pratica che onestamente non mi interessa nella maniera più assoluta, infliggere dolore fisico non è nella mia indole e non vorrei nemmeno pensare di fare del male a qualcuno. Proseguii quindi nella mia opera, presi un lungo pezzo di corda, abbastanza grosso e dall’aria decisamente resistente e lo raddoppiai passandolo dietro al collo della mia dolce vittima distesa sul tavolo e facendovi poi un nodo a circa metà lunghezza dopo aver preso bene le misure; tesi bene i due capi della corda facendolo passare lungo il suo busto, sulla pancia di lei e quindi esattamente al centro delle grandi labbra tenute divaricate dalle mollette; tesi la fune costringendola a mantenere sollevato il collo e facendo in modo che il nodo che avevo fatto andasse esattamente a premerle il clitoride, legai quindi ai suoi piedi, come fossero delle staffe i due lembi della corda, nel momento in cui avesse cercato di rilassare i muscoli del collo abbassando la testa, il nodo sarebbe affondato nel suo bottoncino schiacciandolo. Girai davanti al tavolo, le presi ancora il viso tra le mani e la baciai lievemente sulle labbra, le abbassai quindi la testa per verificare la bontà del lavoro fatto e vidi che il nodo le schiacciava il sensibile clitoride provocandole un lieve gemito. Le sorrisi. Lei era legata ormai da quasi tre quarti d’ora e non accennava minimamente a lamentarsi della sua condizione, io ero ancora completamente vestito, lei nemmeno era lontanamente arrivata vicina all’orgasmo eppure qualcosa spingeva entrambi a proseguire il gioco. Mi divertii un poco a stuzzicarle le parti più sensibili e sensibilizzate di lei, mossi piano le corde che le trattenevano i capezzoli con una mano mentre con l’altra tiravo leggermente quella che si era ormai saldamente insinuata nel suo sesso, strabuzzò ancora di più i bellissimi occhi ma non emise nemmeno un flebile gemito, si vedeva chiaramente che la stavo toccando sul vivo ma non so se stesse zitta per spingermi a tirare di più i legami o se lo faceva per non darmi la soddisfazione di sentirla gemere. Smisi di colpo di muovere le corde e tornai ad occuparmi del perizoma, la penetrai con un dito il più profondamente possibile dopo aver scostato i due lembi di corda madidi di umori che le affondavano sulle piccole labbra, il nodo sul clitoride si mosse appena dandole un poco di sollievo mentre estraevo il perizoma molto lentamente, lasciando che lo sentisse scorrere nelle sue pareti vaginali mentre scivolava fuori bagnato come se fosse appena stato lavato; i lembi di pelle delle labbra, costretti a restare divaricati dalle mollette che le mordevano, erano ormai di un colore violaceo, in netto contrasto con il rosa pallido del suo pube, aprii piano una molletta iniziando a liberarle le carni, dopo la prima ne tolsi un’altra quindi anche le restanti quattro, la morbida e delicata pelle portava i segni di quei morsi di fuoco e con molta gentilezza iniziai prima a carezzarla e poi a passare la mia lingua in tutte quelle parti che prima erano state morse e tirate dalla plastica, evitai accuratamente il clitoride, volevo solo farle passare il bruciore e farle sapere che il mio fine ultimo restava quello di restituirle il sottile piacere che lei mi aveva donato al mattino; presi la forbice e tagliai anche le cordicelle che le trattenevano i seni ma non le tolsi i piccoli cappi che le stringevano ancora i capezzoli, doveva aver apprezzato il gesto perché adesso avevo finalmente sentito la sua gola emettere un lieve suono gutturale. Le liberai i polsi e quindi le caviglie togliendole anche la corda che le passava in mezzo alle grandi labbra, rimase ancora li distesa mentre le sue mani andarono a carezzarsi piano i seni prima di scivolare verso il suo sesso ancora violaceo per quello che avevo fatto, mi misi davanti a lei ancora a gambe aperte, le presi le braccia tirandole su delicatamente il busto, mi misi le sue braccia intorno al collo e la tirai su tenendola ben salda con le mie mani sotto al suo sedere, aveva attorcigliato le sue affusolate gambe intorno al mio bacino restando avvinta a me come fosse un’edera, la portai piano fino alla camera da letto e la feci distendere a pancia in giù sul letto iniziando a coccolarla carezzandole le braccia e la schiena fino a far scivolare la mia mano sul solco di pesca delle sue natiche e carezzandole esplicitamente il sesso. Sollevò un poco il bacino, quanto bastava per restare comunque comoda ma per agevolare i miei movimenti con le dita, iniziò a muovere piano il bacino e poi all’improvviso, piena di energie recuperate, si voltò di scatto sedendosi sul letto, ci baciammo e lei mi aiutò a sfilarmi la maglietta di dosso, mi lasciai andare sul letto mentre mi slacciava la fibbia della cintura e mi sfilava i pantaloni, non avevo più l’intimo, preda di guerra delle sue forbici quella stessa mattina, rimanemmo quindi nudi e lei approfittò della mia posizione per salirmi sopra con un movimento fluido da ginnasta allenata; lei era già pronta da lungo tempo, io in quei pochi istanti di sfioramenti del suo sesso ero tornato all’eccitazione e quindi lei molto semplicemente mi si sedette sopra iniziando a muoversi piano tenendo il busto eretto. Iniziai a giocherellare con le piccole cordicelle che ancora le trattenevano i capezzoli, le tiravo leggermente provocandole piccoli brividi lungo la schiena ed eccitandomi in maniera impressionante mentre la sentivo stringermi potentemente dentro di lei usando gli addominali ben sviluppati come fossero una morsa in cui ghermire il mio sesso. Venimmo tutti e due in pochi minuti, ormai era da talmente tanto che eravamo entrambi sul filo di lama dell’orgasmo, ci eravamo fatti talmente tante cose da quel mattino che non potemmo resistere in alcun modo, l’orgasmo giunse potente e liberatore lasciandoci stremati sul letto, lei non accennò minimamente a togliersi da sopra me, si limitò a scivolarmi addosso sdraiandosi su di me e rimanendo stesa con le ginocchia piegate con me ancora dentro di lei; sollevò appena il viso per baciarmi, ricambiai entrando con la lingua nella sua bocca e rendendomi conto che mai prima di quel momento le nostre lingue si erano unite. A volte la vita riserva delle sorprese.
Fine
fantasticato da Kokkino | il mio blog | alle 11:40 | commenti
venerdì, gennaio 21, 2005
fantasticato da Eva_eva | il mio blog | alle 15:12 | commenti (2)
giovedì, gennaio 20, 2005
- con questa luce nn mi concentro... hai uno sguardo da gattina. Inizio a leccarti il collo. Mugoli e la tua mano scende sul mio torace, le tue dita seguono i miei fianchi e si intrufolano nei miei jeans. Adesso te lo mordo il collo e tu nello stesso momento me lo afferri. Con un gesto secco, che mi sorprende, lo stringi dalla base. Con una sicurezza tale che non credevo. Ballavo e sentivo il tuo sguardo addosso prima. Poi t ho presa per mano e ti ho portato in quest'ufficio. Il neon rivela i tuoi piccoli seni bianchi, il tuo sesso giovane. La fredda luce bianca illumina un focoso amplesso, consumato con una mano sulla tua bocca, mentre a pochi metri da noi la cassiera stacca i biglietti per la discoteca. fantasticato da faccia_da_schiaffi | il mio blog | alle 12:10 | commenti (1)
mercoledì, gennaio 19, 2005
fantasticato da Eva_eva | il mio blog | alle 22:49 | commenti
Dover ricercare il piacere..perchè neanche un attimo,uno spasimo venga perso...un brivido lungo la schiena...una mano che si insinua tra le cosce...so che mi vuoi...io ho bisogno di sentirti dentro di me...è una necessità sentirti Mio...sono calda per Te...non ho voglia di aspettare..non mi bastano le tue carezze...voglio altro...vieni ad aprire il tuo scrigno...il tuo tesoro...il Tuo giardino dell'Eden...voglio sentirti godere dentro di me...non voglio che tu sia dolce...voglio sentire dolore...e piacere,mentre mi prendi...fammi male...ora...fammi TUA... fantasticato da LaMela | il mio blog | alle 14:37 | commenti (2)
fantasticato da Eva_eva | il mio blog | alle 00:58 | commenti (1)
martedì, gennaio 18, 2005
...entro nella doccia. Il getto caldo brucia la mia pelle. L'acqua scorre sui tuoi graffi, sui tuoi morsi, leva via il sangue ma aumenta il piacere. Ci passo sopra un dito, lo faccio scorrere e mi viene in mente...Io sopra d te, le tue urla, il ritmo sincopato, frenetico. Dentro d te mi sento un Dio, ti dono il piacere e mi prendo il piacere. A volte invece sono schiavo delle tue labbra, della tua carne calda, schiavo del tuo odore... L'acqua continua a scorrere sul mio corpo, sul mio sesso quasi eretto...ma da solo nn mi diverto... fantasticato da faccia_da_schiaffi | il mio blog | alle 20:05 | commenti (1)
fantasticato da Eva_eva | il mio blog | alle 15:29 | commenti (3)
fantasticato da Eva_eva | il mio blog | alle 11:53 | commenti
domenica, gennaio 16, 2005
Sì PADRONE [seconda parte] [...] poi volta la parola /grave a Maria, ma i neri occhi no: "Io -, mormora,- sì, sentii quel fiore. Sola / ero con le cetonie verdi. Il vento /portava odor di rose e di viole a ciocche. Nel cuore il languido fermento / d'un sogno che notturno arse e che s'era /all'alba, nell'ignara anima, spento. Maria, ricordo quella grave sera. / L'aria soffiava luce di baleni /silenziosi. M'inoltrai leggiera, cauta, su per i molli terrapieni / erbosi. I piedi mi tenea la folta / erba. Sorridi? E dirmi sentia: Vieni! Vieni! E fu molta la dolcezza! molta! / tanta, che, vedi... (l'altra lo stupore / alza degli occhi, e vede ora, ed ascolta con un lungo brivido...) si muore!" “La digitale purpurea”-Giovanni Pascoli
Mi apro la fica con tre dita e lo faccio con forza, esattamente come avrei voluto farmi scopare dal mio padrone dall’inizio della serata per poi fermarmi all’improvviso, ogni volta che il mio piacere sembra devastarmi, esattamente come avrebbe fatto lui quando mi fa penare per l’orgasmo, facendomelo desiderare fino allo sfinimento…Mi guardo nello specchietto dell’auto mentre mi masturbo, guardo attentamente il mio viso eccitato e la mia bocca che geme immaginando che ci sia tu dietro di me…lascio che le mie mani continuino a bagnarsi di umori e poi le spinte dentro si fanno più forti, la voglia incontrollabile e scoppio in un urlo quasi liberatorio per quest’orgasmo tanto atteso …Lecco le dita e continuo a rimirarmi, puttana e vanitosa e quasi non sento lo sportello della macchina che si apre, ho addosso all’improvviso uno sguardo investigatore ed eccitato a cui ricambio con un luccichio di malizia dei miei occhi….un po’ di razionalità e poi la vince l’istinto e la paura e mi butto sullo sportello cercando di uscire…Chi è? Da quanto tempo è qui? Ha visto…tutto?! Le sue mani mi bloccano decise, è come se avesse sentito le mie domande e cercasse di rispondermi…e lo fa, strusiciandomi addosso i miei slip, passandomeli sulla fica fradicia come se volesse asciugarmi per poi passarseli sotto il naso ed annusarli e far giocare la bocca con il cotone, eccitato…Posso solo immaginare ciò che è successo in mia assenza nel ristorante…Chissà, forse lui lo conoscevi già e avevi già organizzato tutto, conoscendo bene le mie voglio ed anticipando le mie reazioni…oppure tutto si è creato da sé, magari lui è passato nel bagno durante il tuo eccitante assalto…fiducia improvvisamente creata, voglia di trasgredire, perversione…non so…così come non capisco questo sensazione devastante che è giusto a metà fra sconsideratezza e la paura più folle e l’eccitazione animale di trovarsi accanto un perfetto sconosciuto che ti desidera, che respira la tua fame di una scopata ed è pronto ad accontentarti… -Che gran zoccola che sei!…-la sua frase scagliata fuori dai denti è detta abbastanza ad alta voce da farmi uscir fuori dal groviglio dei miei pensieri… Nient’altro, raccolgo la sfida ,gli salgo a cavallo delle ginocchia e senza attendere altro inizio a spogliarlo dei pantaloni tirando fuori dalla patta solo il cazzo già bello duro. Non mi stupisco affatto di trovarlo così pronto e mi sistemo in modo da farlo entrare, lo accolgo dentro di me indicibilmente bagnata e calda e lo lascio scivolare fin dentro al ventre…è totalmente al suo piacere che mi dedico e comincio a muovere le anche in un modo magnifico…Lo sento mugolare sprofondato nel sedile implorandomi di continuare così quando inaspettatamente prende forte i miei glutei e stringe le natiche sino a farle male, sì sì mi piace, mi piace da morire… Una figura si staglia più indistitamente attraverso il vetro del lunotto…Eri rimasto fin a quel momento in un angolo del parcheggio e non so cosa ti abbia spinto ora a farti assistere così da vicino al mio amplesso ma questo non mi spinge a fermare in qualche modo il mio piacere ma mi spinge a continuare, a godere ancora di più per una forma di esibizionismo innata e per una specie di graditudine…sì, il mio padrone che mi conosce e che ama giocare mettere freni ma stimolando la mia curiosità, presnete nella passione folle e trasgressiva e a cui non ho mai nascosto la mia passione per il tradimento , il mio bisogno di infrangere le regole del comune senso del pudore e della fedeltà… Urlo il mio orgasmo mentre i miei pensieri volano a te e con le unghie gli stringevo le spalle …simultaneamente il suo seme nel mio bacino, totalizzante ,e costringo il mio bacino che andava sempre più veloce a fermarsi progressivamente…Resto ancora un po’ sopra di lui, finchè non mi scosta, spingendomi via soddisfatto dal suo cazzo e sguscia via dall’auto chidendosi frettolosamente i pantolaoni…attraverso il vetro solo movimenti vaghi, una pacca sulle sue spalle e alcuni frasi confuse e mi accuccio sul sedile mentre il mio padrone entra nell’auto -Mi aspettavo che tu entrassi in macchina con lui…-dico stupidamente per rompere il silenzio. … -Mi hai visto vero? … -Ti voglio…ti voglio da morire…-lo dico continuandomi ad accarezzare la fica, è ancora bagnata e dentor c’è ancora il seme di un altro uomo…è come se il mio padrone mi avesse odrinato di farmi scopare da un altro uomo, umiliandomi quasi ed io ho eseguito… Sbottono i tuoi pantaloni e li faccio scnedere giù incominciando dedicandomi per un po’ solo alle palle che succhio devota, come se non vedessi la tua erezione, come so che ti fa impazzire…vuoi di più vero padrone? -…hai goduto?…ti è piaciuto farti scopare? E mentre me lo urli mi spingi la testa dietro il sedile posteriore, costringendomi a stare a pecora…Un colpo secco, il tuo cazzo dentro al culo fino alla radice, ero eccitata ma questo non mi ha impedito di urlare e di provare un piacevolissimo dolore per il tuo farmi aprire così… -Stronza , stronza, stronza…guarda quello che ti faccio un altro grido, mentre la schiena si inarca -quello che vuoi…fammi tutto quello che vuoi! Sul tuo cazzo poggi anche la mano e sento acnhe la pressione di un dito dentro di me…Aprimi, ti prego aprimi, ti prego…continuo a supplicare questa litania devota e incessate, con i tuoi muscoli dei glutei e della schiena che lavorano sempre più forte, le mani che spingono sul mio collo quasi soffocaondomi nella stoffa del sedile per farmi affondare ancora di più quando la tua sborra mi riempie in culo e una mano, scivolata sulla bocca mi impedisce di urlare di nuovo… Resto ancora un po’ in un tiepido stato di langure, dimenticandomi per un attimo del mio padrone…e lui approfitta della mia posizone per finre di colare il suo seme sui palmi die miei piedi…un sussulto, sa quanto mi piace e mi sembra di impazzire ora che la sua lingua assapora il suo stesso seme e dito per dito scivolano nella sua bocca quasi per ricompensare la fedeltà della sua schiavetta…. fantasticato da DolcaMorgana | il mio blog | alle 18:24 | commenti (3)
Women, Women everywhere and not a mouth to kiss Parafrasando Samuel Taylor Coleridge fantasticato da Kokkino | il mio blog | alle 15:37 | commenti (2)
fantasticato da Eva_eva | il mio blog | alle 10:52 | commenti (2)
sabato, gennaio 15, 2005
Innanzitutto grazie per avermi permesso di partecipare attivamente a questo blog, proprio oggi ho scritto un racconto, lo vorrei dedicare ad un'amica vergine (e non parlo del segno zodiacale) e farle capire che in fondo si sta perdendo la parte piu' bella della sua vita proprio nel momento in cui dovrebbe invece cercare di divertirsi quanto piu' possibile. Spero vorrete perdonare eventuali discordanze dalla realta' ma dal mio punto di vista di maschietto e' molto difficile impersonare una donna che fa l'amore per la prima volta. Spero quindi di piacervi e aspetto comunque critiche e suggerimenti, sempre bene accetti se costruttivi. Buona lettura Una serata come tante Sto li, in un angolo della discoteca, appartata e un pò triste, guardo gli amici ballare, la musica qui non è molto forte, ho finito il mio drink e medito se sia il caso di aprirmi la strada in mezzo alla gente verso il bar, rinuncio, mi assalgono pensieri strani, sono vergine, vorrei fare sesso, lo vorrei davvero ma nulla, ogni volta che trovo il ragazzo giusto questo scappa. La morosa, gli amici, il lavoro, lo studio, ormai con le scuse che mi sono sentita spiattellare potrei tappezzarci la camera da letto. Che sia il mio destino restare vergine tutta la vita ? già mi vedo, zitella inacidita ad osservare dietro alle tende della cucina i ragazzi che passano per strada tenendosi per mano, sento la coppia di giovani che abitano sopra di me darsi da fare tutte le sere, mi guardo allo specchio, cinquantenne sola ed abbandonata dal mondo che non ha saputo trovare un uomo che la rendesse veramente donna. Persa nei miei foschi pensieri continuo ad osservare la gente che balla e ride senza nemmeno vederla, quasi una lacrima di sconforto mi riga il leggero trucco, ripenso a tutte le volte che sono arrivata ad un passo dal fare sesso, ripenso a tutte le occasioni perse per star dietro a uomini che poi non mi hanno voluta, ripenso a coloro che mi hanno voluta ma che io ho rifiutato, continuo a pensare e quasi non mi accorgo del cavallo dei pantaloni ben piantato davanti a me, poca distanza dalla mia bocca; annaspo un istante mettendo a fuoco la vista ed accorgendomi di essere li immobile con lo sguardo fisso sul suo coso nascosto dai jeans, torno in me, sollevo gli occhi, lo guardo. Un ragazzo. Anche belloccio se vogliamo, nulla di che, Russel Crowe non è suo parente sicuramente ma comunque la sua figura la fa, ha due bicchieri in mano, me ne porge uno sorridendo e non dice una parola, lo guardo, accetto il bicchiere e mi scosto un poco per lasciargli lo spazio per sedersi, assaggio il drink, alla frutta, alcolico quanto basta, dolce e leggero al primo impatto ma si sente poi il retrogusto di qualcosa che so già mi darà alla testa. Lo ringrazio, iniziamo a chiacchierare, la tristezza di pochi momenti prima si è sciolta come neve al sole, parliamo del più e del meno, del freddo intenso che c’è fuori, delle serate passate li entrambi senza che mai i nostri sguardi si incrociassero. Alla fine, dopo aver finito i drink mi chiede gentilmente se mi va di accompagnarlo fuori a fumare una sigaretta, maledetto ministro e i suoi divieti, mi alzo immediatamente, anche io ho una voglia matta di fumare, usciamo fuori senza nemmeno prendere dal guardaroba i nostri cappotti, prendiamo il talloncino per poter rientrare dentro dopo e ci uniamo al capannello di viziosi appena fuori dall’uscita, noi, appestati del duemila scacciati fuori per assecondare i nostri biechi vizi, penso un istante alla assurdità della cosa, se voglio posso stare dentro alla disco e drogarmi ma no, la sigaretta fa male, per quella si deve andare fuori con una temperatura che nemmeno i lupi riuscirebbero a sopportare ed infatti, dopo poche boccate sono li che tremo vistosamente, il leggero vestito mi copre e basta ma sicuramente non mi può scaldare; sono li li per dirgli che fa troppo freddo e che voglio rientrare quando lui intuisce e mi propone di salire un momento sulla sua macchina per finire la sigaretta. Ovviamente accetto, ci mancherebbe, troppo freddo ma troppa voglia di fumare un poco; pochi passi e siamo nella sua macchina, un bellissimo SUV nero, enorme, vetri oscurati ed interni in pelle, credo di aver incocciato nel classico figlio di papà e infatti lui conferma, è la macchina di suo padre; accende il motore al minimo, accende il riscaldamento e ci sediamo dietro per stare più comodi, in effetti sono molto comoda e pian piano mi sta passando il freddo. Spengo la sigaretta, per farlo mi devo piegare verso il minuscolo posacenere dislocato da quel bastardo di ingegnere che ha progettato la macchina appena dietro ai due sedili davanti, innocentemente mi appoggio con la mano; Freud avrebbe qualcosa da dirmi, al buio quasi totale ho appoggiato la mano nel posto più sconveniente ma ormai è tardi, arrossisco violentemente quando mi accorgo che la mia mano è proprio li in mezzo alle sue cosce, la scosto immediatamente ma lui con gentilezza mi chiede di rimetterla li, ho un attimo di panico, resto li con la mano a mezz’aria senza sapere come fare, lui mi sussurra un semplice Ti prego; ma si, al diavolo, chissenefrega si vive una volta sola dicono, rimetto la mano li, le mie dita cercano la cerniera, la trovano, in pochi istanti lo ho tra le mani, non so resistere, mi chino e lo accolgo tra le mie labbra mentre sento che cresce sempre di più costringendomi ad aprire bene la bocca per accoglierlo; lui mi carezza i capelli, sento dei lievi sospiri, mi stacco da lui quando con delicatezza mi risolleva il viso e mi dice che non vuole venire così, non sarebbe giusto. Sento le sue mani slacciarmi i pantaloni, sollevo il sedere e lo aiuto a sfilarmeli di dosso, un attimo di panico, guardo fuori, nessuno fa caso a noi, i vetri neri non permettono di vedere dentro e comunque è buio pesto, anche i miei slip scivolano via come per incanto, lui mi solleva una gamba e me la fa poggiare sul grande sedile poi si china e affonda la sua lingua dentro di me; lo aiuto per quanto possibile, lui è chiaramente scomodissimo ma non accenna a smettere di leccarmi con vera maestria mentre si sfila i pantaloni, sto quasi per venire, sento un suo dito che mi entra appena dentro, si blocca di colpo, solleva la testa e mi guarda perplesso. Si, sono vergine, lo dico sorridendo e lui, altrettanto sorridente mi chiede se voglio fermarmi. Non ci penso nemmeno lontanamente, diamine, per un attimo rivedo le immagini pensate prima, me zitella inacidita cinquantenne nascosta dietro le tende di cucina intenta ad odiare il mondo. Mi scivola sopra, in equilibrio precario praticamente spalmato su di me mi bacia, strana cosa, è il primo bacio che ci diamo sulla bocca, la cosa pare quasi ridicola ma cerco di non ridere per evitare di fargli pensare che sto ridendo di lui, lo osservo mettersi il preservativo, un vero funambolo in quella posizione precaria, lo invito a sedersi sul comodo sedile, gli salgo sopra a cavalcioni, prendo il suo grosso coso alla base con una mano e scendo piano con il bacino, sento che la sua punta sfiora il mio inviolato ingresso, premo piano verso il basso, fa male e non vuole saperne di scivolare dentro, resto li, tentennante, non so più che fare, improvvisamente ho paura del dolore, vorrei scappare via, vorrei non essere mai salita su quella macchina, vorrei essere nel mio letto al caldo in compagnia solo della mia mano che mi dona piacere tutte le notti. Chiudo gli occhi e mi spingo verso il basso, lui sussulta, io emetto un gridolino a labbra strette, fa male, devo aver fatto male anche a lui ma adesso sento calore, mi sento riempire completamente, lo sento dentro di me duro e possente, una lancia piantata profondamente dentro che resta immobile in attesa che il dolore si plachi. Sono solo pochi istanti, tutto passato, il male acuto di poco prima inizia gia a diventare un ricordo del passato, inizio a muovere piano il bacino, lo tengo completamente dentro me agitandomi piano, gusto quelle sensazioni nuove e meravigliose, sento il suo pube sfiorarmi il clitoride mentre mi muovo, sento dentro di me quel grosso coso che tante volte ho sognato, mi sento penetrata completamente e nello stesso tempo so di essere io la padrona, non è lui che sta entrando in me, sono io che sto assorbendo lui, lui è mio e solo mio, solo per poco lo so, ma adesso è in mio potere, lui è in me e io decido cosa fare di lui. Mi sollevo un poco, lo sento scorrere dentro me, un pò di dolore lo sento ancora ma sento anche montare in me un orgasmo prorompente, i muscoli delle mie gambe irrigiditi, mi sollevo ancora un poco sentendo che quasi scivola fuori, mi fermo ancora. Lui inizia a muoversi dentro me, punta i piedi sul pavimento dell’auto e inizia a scoparmi con delicatezza, solleva il bacino penetrandomi poi si lascia andare scivolando quasi fuori per poi tornarmi ancora completamente dentro. Con un urlo strozzato in gola vengo, un orgasmo bellissimo ed intenso, un calore che mi avvolge e mi fa vibrare come un violino, una sensazione che mai nemmeno una volta ero riuscita a donarmi con le mie mani, mi accascio su di lui stremata dalla violenza delle sensazioni che ho provato, resto li immobile, il fiato rotto e lui ancora dentro di me, sento che mi fa sollevare e mi fa mettere seduta, mi solleva ancora le gambe e me le apre poi mi sale sopra e lo sento ancora dentro me, questa volta nessun dolore, solo quella strana sensazione di sentirmi aprire delicatamente, lui ricomincia a muoversi piano in me, si tiene sollevato per non pesarmi addosso e mi guarda negli occhi, vedo il suo sguardo scivolare sulla mia camicetta e di istinto le mie mani vanno ai bottoni e la slacciano, non posso levare il reggiseno di pizzo ma posso sollevarlo, lo faccio e le mie tette, decisamente abbondanti, saltano fuori come un regalo, con lui che guarda senza smettere di muoversi dentro di me inizio a pizzicarmi i capezzoli induriti dall’eccitazione. I colpi che mi sta dando diventano sempre più veloci e profondi, adesso sono io immobile a subire i suoi voleri ed i suoi ritmi, mi lascio scivolare dentro alle sensazioni che sto provando, il mio corpo fluttua nell’aria mentre mi concentro sul centro del mio corpo, lo sento stupendamente dentro me, stringo i muscoli del bacino come mille volte avevo sognato di fare, mi muovo al suo ritmo aiutandolo a penetrarmi, sento un secondo orgasmo arrivare, meno prepotente del precedente ma forse ancora più intenso, questa volta arriva da lontano, in punta di piedi quasi, torno a godere ancora una volta mentre con le dita mi strizzo forte i capezzoli e sento lui che si irrigidisce ancora di più e mi entra dentro con foga fino alla base del suo arnese, viene anche lui, appena dopo il mio orgasmo, lo vedo annaspare ed ansimare mentre stringo ancor di più i muscoli per sentirlo e farmi sentire, mi godo quegli ultimi istanti della penetrazione accarezzandone quasi la meravigliosa bellezza dell’atto poi purtroppo lui abbandona il mio corpo. Restiamo li, ansimanti e leggermente sudati, seduti una a fianco all’altro ci accendiamo una sigaretta, lui con delicatezza mi accarezza in mezzo alle cosce sfiorandomi appena con le dita senza dire una parola, finiamo con calma la sigaretta poi ci rivestiamo e torniamo dentro alla discoteca, lui va nel bagno, io torno a sedermi sul divanetto che avevo lasciato prima e dopo pochi istanti arrivano i miei amici; uno di loro mi guarda esterrefatto e mi dice: Ehi ! ma sei rimasta tutta sera seduta qua a fare niente ? Lo guardo, sorrido. Da oggi non rimarrò più seduta in disparte ad aspettare che il mondo si accorga di me, da oggi il mondo sarà mio e la zitella cinquantenne potrà farla qualcun’altra, non io. Dedicato ad una amica fantasticato da Kokkino | il mio blog | alle 22:38 | commenti (5)
Una sfilata di corpi nudi e lucenti, statuari nella loro bellezza, issati in bella mostra sul palco come carne in vetrina, e circondati di sguardi, lingue penzolanti ed erezioni destinate a morire. Sorrisi ammiccanti, sguardi invitanti e capezzoli ritti fanno da contorno alla danza delle membra avvinghiate ad un palo lucido e freddo che contrasta con l'aria bollente d'intorno. Merce, mercato dei sensi, magazzino del piacere la tua pelle profumata e liscia sotto le mie mani e la bocca. il tuo respiro sopra la musica, ancheggiante, danza e si sfrega su un palo di carne, adesso, e lo inghiotte. 50 euro fantasticato da brainstorm | il mio blog | alle 22:29 | commenti (1)
Grazie infinite per l'invito a postare nel tuo blog, lo faro' sicuramente al piu' presto e vedo che qui sono in buona compagnia, alcuni gia conosciuti altri da scoprire come nuovi amici. Grazie di cuore davvero :) Aproposito.. mi sono permesso di mettere un piccolo bannerino sul mio blog, spero ti piaccia ma comunque lo cambiero', lo ho messo solo come segnaposto in attesa di farne uno piu' bellino. Kokkino fantasticato da Kokkino | il mio blog | alle 21:09 | commenti
venerdì, gennaio 14, 2005
piccola nudità imperfetta chi dice che sia la perfezione ciò che scatena il desiderio la passione lussuria fame voglio mangiare i tuoi seni le tue cosce e il pube carnoso affondare in te la mia lingua come spada o come tortura lentissima di piacere preludio al possederti la dove parli prima e dove siedi dopo. fantasticato da iperio | il mio blog | alle 11:11 | commenti (1)
giovedì, gennaio 13, 2005
Voglio un uomo ai miei piedi...voglio un uomo da amare... Presto...lo avrò....!!!!finalmente potrò graffiare la sua schiena... potrò mordere le sue labbra...e succhiare il suo sangue....
fantasticato da LaMela | il mio blog | alle 15:01 | commenti (4)
mercoledì, gennaio 12, 2005
...stesi abbracciati su di un soffice piumone i nostri corpi cercano la pace dei sensi...soffici carezze sfiorano i fianchi correndo sulle natiche e fermandosi su quei teneri solchi che sono sopra di esse...sorridi al pensiero del loro utilizzo...soffi sul mio orecchio e sussurri piaceri proibiti...io sorrido e annuisco maliziosa...mi giro ti bacio la punta del naso e mi siedo a cavalcioni su di te...e con mani delicate ti sfioro il tuo petto caldo...mi chino a baciarlo...e a dedicarmi ai tuoi teneri capezzoli...lambendoli con la lingua...stuzzicandoli...scendere verso l'ombelico e mentre le mie mani prendono in posseso del tuo caldo membro,giocare a nascondino con lo stomaco...mentre lo sento crescere di desiderio...e inumidirsi per il suo fuoco per me...e poi...sorridere guardandolo...e con gesti risaputi aiutarsi a penetrare con esso il caldo ed umido antro che attende voglioso la soddisfazione dei sensi... fantasticato da Eva_eva | il mio blog | alle 00:47 | commenti (3)
lunedì, gennaio 10, 2005
…sì padrone! [continua...] fantasticato da DolcaMorgana | il mio blog | alle 20:25 | commenti (3)
sabato, gennaio 08, 2005
Sono qui...prendimi adesso,fammi male...fammi sentire quanto mi vuoi....sono calda X TE..... fantasticato da LaMela | il mio blog | alle 16:36 | commenti (6)
lunedì, gennaio 03, 2005 MI TOCCATE NEL PROFONDO...ADORO GLI AFTERHOURS...DETTO FATTO...;) Elymania silenzio pornografico risvegliami, raccoglimi hai la rivoluzione in te mi convinci a risorgere gioia sperimentale le tue mani sopra di me l'errore più geniale l'errore più geniale giocattolo vibrante in te cola miele che sa di me hai la rivoluzione in te mi convinci a risorgere gioia sperimentale le tue mani sopra di me l'errore più geniale l'errore più geniale l'errore più geniale in cui cadere cos'hai per me che sa di te? sei la rivoluzione che mi convince a risorgere gioia sperimentale le tue mani sopra di me l'errore più geniale l'errore più geniale l'errore più geniale in cui cadere fantasticato da Eva_eva | il mio blog | alle 23:41 | commenti (2)
lasciami leccare l'adrenalina afterhours fantasticato da AlleGroRaGAzZoMOrTo | il mio blog | alle 17:46 | commenti (6)
Sul piacere -Kahlil Gibran Allora un eremita, che visitava la città una volta l'anno, si fece avanti e disse: Parlaci del Piacere. E lui rispose dicendo: Il piacere è un canto di libertà, Ma non è libertà. E' la fioritura dei vostri desideri, Ma non il loro frutto. E' un abisso che esorta alla scesa, Ma non è profondo né alto. E' un uccello in gabbia che si alza in volo, Ma non è lo spazio conquistato. Sì, francamente, il piacere è un canto di libertà. E io vorrei che lo intonaste in tutta pienezza, ma temo che a cantarlo perdereste il cuore. Alcuni giovani tra voi ricercano il piacere come se fosse tutto, e vengono giudicati e biasimati. Non vorrei né giudicarli né biasimarli. Vorrei che cercassero. E troveranno non solo il piacere, Poiché il piacere ha sette fratelli, e il minore è più bello dello stesso piacere. Non avete udito di quell'uomo che, scavando la terra in cerca di radici, scoprì un tesoro? E alcuni anziani tra voi ricordano con rimpianto i piaceri, come errori compiuti nell'ebbrezza. Ma il rimpianto è l'oscurità della mente, e non il suo castigo. Essi dovrebbero ricordare i loro piaceri riconoscenti come per il raccolto di un'estate. Ma se il rimpianto li conforta, si confortino pure. E tra voi vi sono quelli non così giovani per cercare, né così vecchi per ricordare. E nella paura di cercare e ricordare, essi fuggono ogni piacer temendo di umiliare e offendere l'anima. Ma proprio in questo è il loro piacere. E in tal modo scoprono tesori, sebbene scavino radici con mano tremante. Ma ditemi, chi può offendere lo spirito? L'usignolo offende il silenzio della notte, o la lucciola le stelle? E la vostra fiamma o il vostro fumo mortificano il vento? Pensate forse di poter turbare lo spirito come con un bastone uno stagno tranquillo? Spesso, negandovi al piacere, non fate altro che respingere il desiderio nei recessi del vostro essere. Chissà che non vi attenda domani ciò che oggi avete negato. Anche il vostro corpo conosce la sua ricchezza e il suo legittimo bisogno, e non permette inganno. Il corpo è l'arpa della vostra anima, E sta a voi trarne musica armoniosa o confusi suoni. E ora domandatevi in cuore: "Come potremo distinguere il buono dal cattivo nel piacere?". Andate nei vostri campi e giardini, e imparerete che il piacere dell'ape è raccogliere il nettare del fiore, E che il piacere del fiore è conceder all'ape il suo nettare. Poiché il fiore per l'ape è una fonte di vita, E l'ape per il fiore è una messaggera d'amore. E per l'ape e per il fiore donarsi e ricevere piacere è a un tempo necessita ed estasi. Popolo di Orfalese, nel piacere siate come le api e come i fiori. fantasticato da Eva_eva | il mio blog | alle 13:25 | commenti (1)
domenica, gennaio 02, 2005
X il mio uomo,che usa il sapone invece del bagnoschiuma,che gira con i fantasticato da LaMela | il mio blog | alle 22:56 | commenti
Consiglio di Lettura.... "Facciamo un gioco..."di Emmanuel Carrère.... Una Perversione letteraria.... fantasticato da LaMela | il mio blog | alle 16:55 | commenti (5)
|
|||||||