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mercoledì, gennaio 31, 2007
La Buonanotte.
Domenica sera, il weekend è finito senza che il carico di stanchezza fosse svanito e il riposo solo rimandato, sera fredda e noiosa. Fredda e noiosa. Non del tutto. Non sapevo, non mi aspettavo dovesse tornare, non che ci sia stata un annunciazione, è stata una sorpresa ovattata. Quasi nel dormiveglia, o forse si potrebbe essere anche già nel sogno, quando nel buio della camera mi pare di sentire i passi di piedi nudi sul pavimento, le coperte alzarsi e sentire il freddo toccarmi, freddo sparire quando le coperte si abbassano e percepisco il calore del suo corpo, nudo, avvicinarsi a me. Forse pensa che io dorma, e forse sto sognando, come potrebbe sembrare, i corpi nudi uniscono i propri calori e i respiri si sincronizzano petto su petto, ma non dormo, o per lo meno in questo sogno gradirei non essere dormiente. La mia mano scivola sul suo sedere e fra le natiche, come se dallo destarsi dal dormiveglia mi bacia il collo, allora la mia carezza si fa più decisa palpando senza remore e ricambiando il bacio, baci che continuano sul collo mentre la sua mano scivola sulla mia eccitazione che si è sentita evidente contro il suo corpo. Mi masturba con vigore mentre le lingue scivolano saliva bollente nei nostri palati che assetati vogliono tutto. La sua lingua si stacca dalla mia mentre il gelo della coperta che si alza mi colpisce. La luce della luna o dei lampioni per strada non so staglia la sua silhouette e guardo come spettatore di un sogno mentre queste linee di luce e percezioni di calore si mettono sopra di me e la sua vagina decisamente bagnata e bollente scende sul mio pene che è in maniera imbarazzante è troppo pronto ad esplodere. Si siede velocemente mentre le mie mani velocemente sono sul suo seno e inizia a cavalcarmi impaziente e con forza. Il rumore del letto squarcia il silenzio della notte, respiri e ansimare fanno da tappeto musicale a questo sogno e ricordo, non so. Passano i minuti e le mani si stringono petto contro petto mentre il loro veloce respirare si affianca e minuto dopo minuto sempre con più vigore mi scopa e i gemiti di piacere aumentano l’eccitazione. Senza freno la riempio di sperma come poche volte prima e per pochi secondi tutto rimane fermo, lentamente i respiri rallentano e il suo corpo scivola sul mio ancora con i nostri sessi uniti, allontana le mani da me per rimettere la coperta su di noi, un bacio sul collo e uno sulle labbra e la buonanotte sussurrata…
Il Mio Nuovo blog è: http://percezioni.splinder.com/
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mercoledì, gennaio 10, 2007
-Sdraiati.
Francesca obbedisce e si sdraia. L'inquietitudine che prova nel seguire i suoi ordini si manifesta sulla sua pelle. La seta le accarezza la schiena nuda e stranamente la riscalda, -Alzati di nuovo e sdraiati. Più sensuale questa volta. Francesca si alza. È stanca di questo gioco. Gesti di ogni giorno ripetuti ancora e ancora centinaia di volte fino a raggiungere quella che lui considera la perfezione. Lo odia per questo. Non si era mai sentita così inadeguata come lui riesce a farla sentire. Non aveva mai visto tutte le imperfezioni che si celavano in lei fino a che lui non aveva iniziato a correggerle. -Francesca, sei goffa. Rialzati e sdraiati di nuovo. Continua da ore questo suo giudicarla. Ha le gambe stanche Francesca ma vuole imparare. Soddisfarlo è divenuto l'unico modo di dimostrargli l'amore di cui ha bisogno e che lo tiene in vita. Lei avverte il suo dolore quando si accorge di una sua mancanza. È dolore vero che lo rende infinitamente triste. Lei lo vuole felice. Dopo averlo conosciuto è la sola cosa che conti per lei. Iniziò col modificarle il corpo. Già magra, per compiacerlo Francesca ha rinunciato quasi del tutto al cibo. Le costole in evidenza l'hanno resa ai suoi occhi più bella, la spina dorsale, un lungo concentrato di sensazioni da svelare con le dita. Ha tagliato i capelli per compiacerlo. Scoprendo il cranio. Così lui baciandole la testa le trasmette meglio le sensazioni di piacere che vuole donarle. Unghie lunghissime, perché a lui piace sentirle lungo la schiena quando lei gode della sua voglia. Occhiaie sul volto, perché lui vuole che lei la notte non dorma e che trascriva per lui con la penna le pagine dei libri più belli che lei ha letto. Piccoli sacrfici che la fanno soffrire e che le regalano gioia. Piccoli sacrifici di cui lei sente il bisogno come se fossero la risposta ai suoi desideri. Non usa più il trucco Francesca se non per i seni e le labbra del sesso. Perché Francesca deve essere pronta e bellissima dentro. Dove nessuno può vederla. La sua femminilità deve stare nei suoi gesti. A volte vorrebbe piangere. A volte lo sconforto la coglie. Non si sente adeguata. Non è all'altezza di renderlo felice. Ma lui inflessibile non demorde e le insegna. Con dolcezza le impartisce le lezioni che la renderanno finalmente la donna dei desideri dell'unica persona al mondo di cui le importi qualcosa. Ha imparato di nuovo a mangiare Francesca. E a sedersi. Usa le posate per tutto. E le usa solo con la mano sinistra. Perché una donna che si rispetti è sacrificio che si esterna in ogni gesto, anche il più inutile. Tra la gente si siede alzando delicatamente la gonna e stringendo le natiche. Quando è con lui, siede sui talloni. Non indossa mai scarpe in casa, perché una donna è anche schiava e una schiava cammina a piedi nudi. Tra la gente indossa solo tacchi altissimi che la fanno camminare sulle punte dei piedi. Perché una donna deve essere aggraziata come una ballerina e il sangue che le cola lungo le dita sacrificate è solo un segno di riconoscenza per le cure del suo uomo. Lava i denti 5 volte al giorno, senza gargarismi. Nuda davanti allo specchio con una mano fa forza sul bordo del lavandino nero e si issa in modo da stare tesa anche quando si lava il volto. Poi ogni giorno si mette a 4 zampe nella vasca. E in quel modo si lava l'intimità. Con tre dita si lava all'inteno del sesso. Insaponandosi lentamente e pulendo in profondità. Con due dita si lava dietro, penetrandosi e insaponandosi allo stesso modo. Con la pietra pomice leviga e rende morbidi i piedi che adorna con lo smalto. Ogni giorno un colore diverso. Ogni fine settimana un ricamo leggero e complesso diverso da unghia ad unghia, che di solito fa di notte in modo da poterlo esibire la mattina, quano lui ha appena aperto gli occhi. Un bel tatuaggio dona grazia alle sue caviglie sottili. Il suo primo gesto d'amore: un arabesco che come un bracciale le veste i piedi. I segni delle frustate che le impreziosiscono i glutei, li lenisce con le creme che lui le ha regalato. Che rendono più delicata la pelle e meno facile il cicatrizzarsi dei tagli. Perché sulla sua pelle scura deve risaltare sempre il rosso del sangue. -alzati ancora e sdraiati. Obbedisce Francesca, perché ne ha voglia e perché sa di avvicinarsi ogni giorno di più ad un ideale cui ha iniziato ad anelare insieme a lui. Ogni sacrficio la rende libera. Ogni mancanza la rende più bella. E la sua bellezza adesso non ha paragoni.
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Categoria: sei la mia perversione
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sabato, gennaio 06, 2007
[…]però il viaggiatore che sente/ prima o poi trattiene il suo andare/ e sebbene il dimenticare/ che tutto distrugge/ abbia ucciso la mia vecchia illusione/ custodisco nascosta una umile speranza/ che è tutta la fortuna del mio cuore
Tornare/ con la fronte avvizzita / le nevi del tempo/ argentarono le mie tempie/ sentire che è un soffio la vita/ che vent’anni non sono niente/ che febbrile è lo sguardo/ errante nell’ombra/ ti cerca e nomina il tuo nome/ vivere con l’anima ostinata/ ad un dolce ricordo/ che piango un’altra volta
Volver- Estrella Morente (traduzione), dalla colonna sonora del film omonimo di Pedro Almodovar
Il buon Dio ha creato le scarpe col tacco affinché noi donne non corressimo dietro agli uomini ma ci limitassimo ad ancheggiar loro, davanti. Spiego questa mia filosofia di vita a Ricardo che è venuto a prendermi in aeroporto mentre addita i miei “tacones” e si chiede come sia umanamente possibile che qualcuno affronti un viaggio agghindato come Jennifer Lopez alla consegna dei Grammy. “…Tu e Mireia non potevate che essere amiche!” sentenzia, ridendo. Mireia l’ho conosciuta quest’estate, mentre, entrambe etilicamente molto provate, ci scatenavamo in danze lascive in una discoteca. E dopo averla beccata all’uscita che pisciava in un angolo mi ha scroccato una sigaretta e siamo diventate grandi amiche. Dopo serate passate in divertenti sessioni di caccia all’uccello e dopo aver constatato che sì, esistono davvero donne che riescono a bere quantità inimmaginabili di ogni cosa, purchè contenga alcool (“Faccio l’hostess”- ha anche azzardato a mò di scusa), le nostre vacanze sono finite. Lacrimevoli promesse ed abbracci, nella speranza di poterci rivedere al più presto.
Ed io la mia promessa l’ho mantenuta. Ho approfittato delle vacanze natalizie per staccare un po’ la spina prima di diventare ufficialmente una donna sull’orlo di una crisi di nervi. E sono andata a trovarla. Ricardo è venuto a prendermi al posto di Mireia che in questo momento sta sorvolando Dubai e si scusa da parte sua per non essere ancora fisicamente con me. Squadro questo marcantonio abbronzato e sentenzio fra me e me che non ci sono assolutamente problemi per quest’assenza. Mi bacia la mano e mi porta la valigia, in macchina mi stordisce di musica e di chiacchiere e penso che la mia vacanza non poteva assolutamente cominciare in modo migliore. Mi porta a casa sua dicendo dicendo che fino a sera posso accamparmi lì, e lavarmi, rilassarmi e mangiare, il tutto accompagnato dal classico ma sempre efficace “mi casa es tu casa”. Sotto la doccia penso che non mi dispiacerebbe che mi scopasse. Comincio a toccarmi infilando tre dita dentro la fica di colpo, immaginando il suo cazzo che mi fotte. L’acqua bollente mi scivola addosso, mi faccio cullare dall’acqua e dalla schiuma, continuo a toccarmi la fica mentre mi insapono le tette. Lo sento bussare alla porta. “Tutto bene?”. Sì sì, scusa avevo solo bisogno di rilassarmi un po’ , rispondo imbarazzata mentre afferro un asciugamano. “Dai vieni ti ho preparato delle tortillas di patate”. Mi fiondo in cucina solo con addosso solo l’asciugamano, realizzando solo dopo che ho davvero una gran bella faccia tosta. Ed è Ricardo a scusarsi per me ma sembra anche piuttosto divertito. “Scusa, davvero, non volevo darti fretta…ti ho sentito mugolare e pensavo non stessi bene…” Impallidisco. No no, abbozzo, era solo un po’ di stanchezza del viaggio. “Immagino!” e ride come un bambino, è in piedi dietro la mia sedia e mi bacia il collo. Ride di nuovo. “Sai di buono!” e mi mette davanti un piattone di tortillas “Mangia niña, che mi vengono in testa pensieri strani!”. Rido anche io, cominciamo bene!Più lo guardo e più mi sembra di impazzire, Ricardo è pieno di quel fascino virile che non mi fa capire più nulla…Mi vesto prima di combinare disastri e mi addormento sul divano. E lui, lo sfacciato, si corica dietro di me. Mi abbraccia, e mi riempie di carezze, caste ma non troppo. Struscia la mano sul collo, sul petto, mi stringe ma non mi tocca le tette. Il bacino è suo, lo accarezza dolcemente ma non va più giù. E’ piacevole ma anche un po snervante lo ammetto. La smette solo quando fa finta di dormire mentre sento dietro la mia schiena premere la sua splendida erezione. Restiamo come due bambini così per non so quanto tempo, probabilmente alla fine ci siamo addormentati entrambi. E’ lo squillare del telefono a crocifiggerci le tempie, rompere l’incanto e creare un po’ di sano imbarazzo. Ricardo si alza e grugnisce un “Hola”. E poi comincia a discutere animatamente, fermandosi solo per ridere, con la sua risata chiassosa. E’ Mireia, mi spiega, è appena ritornata e fra un paio d’ore ti porto da lei. Perfetto, penso, il tempo di agghindarmi un po’ e di godermi la compagnia di questo adorabile sconosciuto.
Casa di Mireia è esattamente come lei: bellissima, sfacciata e chiassosa. Per l’occasione riempita di cibo, cerveza e gente fino all’inverosimile “…per darti un bel benvenuto!”, e sorridente e per niente stanca, esattamente come l’ho lasciata qualche mesetto fa. Mi ritrovo a stringere mani e a consumarmi le guance di baci, coppiette accasciate per terra su cuscinoni, musica altissima, chiacchiere che mi stordiscono. Ad un certo punto esausta mi infilo nella sua camera da letto, cerco asilo politico buttandomi sul suo letto, un enorme ed accogliente matrimoniale ora sommerso di giacche e cappotti. Ricardo mi ha seguito e dopo aver chiuso la porta mi scivola accanto. Poggio la testa sul suo petto, per un attimo mi sento protetta, sicura ed è una splendida sensazione. Mi passa la mano fra i capelli. Lo bacio, chissenefregaditutto. Profuma di birra e sigarette, è così stupendamente uomo. Lui comincia ad accarezzarmi, nulla a che fare con le carezze fatte nel pomeriggio. Sono forti, concitate, come se avesse fretta di conoscere tutto il mio corpo, ora, come se non potesse più resistere. Gli salgo sopra, a cavalcioni e mi muovo per sentire il suo cazzo attraverso i suoi jeans. Continuiamo a stringerci e a succhiarci le labbra. Mireia sbuca accanto a noi e ci urla divertita “Porcelloni! Sapevo che vi avrei torvati qui!”. Non ci siamo accorti che lei è entrata. Mi stacco da Ricardo e con un balzo finisco sull’altro lato del letto imbarazzatissima, guardo per terra sperando di assumere lo stesso colore del pavimento. E lei di tutta risposta mi prende il viso fra le mani e comincia a baciarmi. Rimango un attimo interdetta e non riesco ad oppormi quando comincia a strizzarmi piano le tette. Ricardo si è finalmente ripreso ed ora ride come un dannato “…bè…me l’avevi detto che lei ti stava moooolto simpatica…ma non pensavo…”. “Zitto, cavròn”-lo redarguisce- risparmia il fiato e leccamela!”. Magari avrò capito male, penso, infondo il mio spagnolo non è poi così perfetto. E invece Mireia non perde tempo, si sbottona i panaloni e li fa scivolare via, divarica le gambe aspettando Ricardo. Che non si fa attendere: si accuccia a terra e le infila la faccia nella fica. Mireia continua a baciarmi, mi sbottona i pantaloni e mi fa un ditalino, mi infila nella fica il medio e poi pizzica il clitoride, per poi ritornarmi dentro con tre dita e scoparmi forte. La sento mugolare di piacere, la stronza, sono gelosa: Ricardo le sta leccando la fica ed ha cominciato ad aprirle il culo con le dita. Lei continua a masturbarmi, e poi mi abbraccia, mi bacia ed urla più forte. Approfitto del suo orgasmo per sgattaiolare da Ricardo, mettermi a pecora accanto a lui e spompinarlo. Gli accarezzo le palle e schiudo la sua cappella nella mia bocca, per poi cominciare a succhiargli forze il cazzo finche non mi sembra così duro da scoppiare. E’ stupendo, bello grosso e pieno di vene, che gli lecco ed accarezzo tutta bagnata. E lui allora comincia a sculacciarmi il culo, due schiaffi forti mentre grida che lo faccio impazzire. E anche lui comincia a farmi uno splendido ditalino. Mireia si accuccia accanto a noi, beata, gli sfila le dita dalla mia fica e comincia a leccargliele. Stronza! Mi lascia così bagnata che non posso fare altro che saltare sul cazzo di Ricardo e cominciare a chiavarlo. Mi stringe il culo fra le mani e mi lecca le tette mentre io continuo ad andargli su e giù, bagnandogli anche le palle. Mireia mi accarezza la schiena e poi si stende diero e comincia leccarmi il culo. Continuo a scopare Ricardo finchè non mi riempie della sua sborra. Lo abbraccio, adoro il suo cazzo dentro. E poi mi stacco da lui e mi stendo per terra cercando conforto sul pavimento ghiacciato. Mireia è su di lui a leccargli il cazzo e poi finisce per terra accanto a me. Crolla dal sonno chissà quanto avrà bevuto prima.
Cerco i miei vestiti seminati sul letto, Ricardo poggia Mireia sul letto e la copre con i cappotti per non farla infreddolire troppo, mentre lei dorme come un sasso, come se non fosse successo niente. Ricardo mi prende per mano, e mentre usciamo dalla mia stanza, comincia a baciarmi e di nuovo quel profumo “di uomo” mi intontisce. “Eres muy guapa, guapissima” e ride di gusto, adorabile.
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domenica, dicembre 03, 2006
Sono quella che sono/ sono fatta così/ se ho voglia di ridere/ rido come una matta/ amo colui che m’ama/ non è colpa mia se non è sempre quello/ per cui faccio follie/ sono quella che sono/ sono fatta così/ che volete ancora/ che volete ancora da me
Sono fatta per piacere/ non c’è niente da fare/ troppo alti i miei tacchi/ troppo arcuate le reni/
Troppo sodi i miei seni/ troppo truccati gli occhi/ e poi/ che ve ne importa a voi/ sono fatta così/ chi mi vuole son qui
Che cosa ve ne importa/ del mio proprio passato/ certo qualcuno ho amato/ e qualcuno ha amato me/ come i giovani che s’amano/ sanno semplicemente amare/ amare, amare…/ che vale interrogarmi/ sono qui per piacervi/ e niente può cambiarmi
Sono quella che sono- J. Prévert
Mi si è presentata con un forte accento americano, così adorabilmente sguaiato. Ed ho subito pensato che a nessun altra creatura sarebbe calzato così perfettamente il suo nome, Donna, e nessun altra potrebbe mai portarlo in modo più femminile. Eravamo in un locale ed i miei amici, dopo averla vista tutta sola al bancone hanno cominciato con le loro teorie maschiliste sulle “tardone” (…come se poi fosse una prerogativa solo degli uomini e del vino quella di migliorare col tempo!). Si è fatto subito avanti da lei Marcello ( “…una così o è una troia o è una che si è separata da poco, ma insomma, che si faccia pagare o no, non dovrebbe fare troppe storie nel darla via!”), e mi sono gustata da lontano la scena. Lui ha resistito cinque minuti e dopo averla stordita con le sue chiacchiere le ha poggiato una mano su un fianco e poi, convinto del suo successo ha cominciato lentamente a scender sul culo. Lei lo ha fulminato con uno sguardo che, sarebbe stato meglio per la dignità di Marcello, se gli avesse allungato un sonoro schiaffone. Lui è ritornato da noi con in lui masculo orgoglio ferito ed io ne ho approfittato per andare da lei e porgerle delle tardive scuse.
E’ così che ho conosciuto Donna. Ricordo ancora l’abitino azzurro che aveva addosso quella sera, roba da far sudare anche le pietre. Mi diceva di star tranquilla, che gli italiani sono così, dei grandi chiacchieroni con la fissa delle tette, e che in generale gli uomini sono così. Non me la sentivo in quel momento di dover fare l’avvocato del diavolo. Eppure non mi è mai sembrata neanche un minuto una “frustrata” e neanche una che se la tira. Non era rancore quello che le illuminava gli occhi, solo una specie di strana rassegnazione, “ho capito come va il mondo, e scusate se è poco”. Quando gli altri stavano andando via mi ha allungato una cartolina, con un angelo disegnato, “It’s seems so sad!” ho detto guardandolo. Mi ha sorriso lieve ed ha replicato che no, non lo era, è solo uno dei quadri della sua mostra e che le farebbe tanto piacere se l’andassi a visitare. Marcello poi non ha perso occasione per rinfacciarmi che era geloso di me e profondamente stizzito. “Prima impara a trattar le donne e poi ne riparliamo”, ed ho chiuso così il discorso con lui.
Il giorno dopo per curiosità mi sono presentata all’indirizzo che c’era scritto sulla cartolina. Il locale era piccolo ma gremito di gente. E’ stato il silenzio surreale a colpirmi. All’ingresso c’erano delle foto di Donna, lei che cammina su una spiaggia, lei che dipinge, lei che si affaccia da un balcone fiorito. Leggo qualcosa su di lei: la sua vita sembra tratta dal “Libro Cuore”: nata a Seattle, suo marito è scappato di casa, suo figlio è morto durante una tempesta in barca, lei si è salvata. E’ guarita da una malattia ed ha cominciato a disegnare angeli. Purtroppo faccio parte di una generazione a cui hanno propinato disgrazie già nei cartoni animati mattutini e una volta cresciuti, siamo tutti decisamente irritati dal pietismo. Mi guardo intorno diffidente ma poi ammetto che i suoi quadri mi piacciono davvero tanto. Mi sbuca alla spalle e mi abbraccia, come se fossimo due grandi amiche, “Sono così contenta di vederti!”, mi prende per mano e mi trascina a fare il giro dell’esposizione. Ha indosso dei pantaloni ed una mogliettina, tutta di bianco vestita sembra un angelo uscito dai suoi quadri, ha poco a che vedere con la bomba sexy dell’altra sera, ma è innegabilmente, tanto, troppo affascinante. “Sai vorrei dipingere anche te”, mi sussurra nell’orecchio mentre sono affascinata da un angelo con la tunica arcobaleno. Scoppia in una risata cristallina dopo aver visto la mia faccia, evidentemente sbalordita. “Hai qualcosa di angelico…”, bah, Donna, se lo dici tu… “e sento la tua old soul!”. Potrei esser tua figlia, Donna, e dici che ho “l’anima vecchia”? Cosa ci trovi in me, Donna? Cosa vuoi? Le lascio il mio recapito, sentiamoci in questi giorni, sì, sì volentieri, davvero.
E qualche giorno in effetti è passato da quando sono venuta a trovarti, hai pensato bene di chiamarmi proprio stasera. “Sono dalle tue parti, posso venire a trovare te?” con quella vocina da bambina, e quel italiano maccheronico, irresistibile. Trovi sul tavolo resti di una cena cinese presa al take away, una stecca di fondente già mangiata per metà, una bottiglia di Marzemino quasi finita ed un'altra di scotch doppio malto appena aperta. Speravo non facessi troppi commenti sulle mie disastrose abitudini alimentari ed alcoliche, ma te la sei cavata comprensiva con un “Giornata difficile?”. Sì Donna, più di quanto tu possa immaginare. Mi sono accasciata sul divano, senza troppa voglia di stare a fare gli “onori di casa” e ti sei seduta accanto a me. Ho poggiato il viso sulle tue spalle ed hai cominciato ad accarezzarmelo, affettuosamente. Mi hai arruffato i capelli e dato un bacio sulla guancia. Ed hai estratto dalla borsa un blocco dove hai cominciato a buttar giù i tuoi schizzi. Sono rimasta stesa sul divano, a guardarti fisso con gli occhi sgranati. Che bella che sei, Donna. Ti mordi le labbra quando sei concentrata e poi sorridi per dirmi che va tutto bene. Nessun uomo potrebbe resisterti, io non ci riesco! Mi sono persa in questo genere di pensieri e sicuramente li avrai captati tutti. Poggi per terra blocco e matita, “Ma io ti piaccio?”, non riesco a risponderti, non perché non sappia la risposta, ma mi hai preso troppo di sprovvista. E per fortuna non mi dai il tempo di inventar balle, mi prendi di nuovo la testa fra le mani, ma questa volta è per un bacio sulle labbra. Sento il tuo respiro, i tuoi capelli sulla mia fronte, il tuo profumo. Amo la tua lingua, la morbidezza della tua pelle. Continui a baciarmi mentre mi spogli, mi sfili il reggiseno ed io faccio lo stesso con te. Mi sembra di scoppiare, hai delle tette enormi e magnifiche. Le accarezzo con le mie guance, ne succhio i capezzoli e passo la lingua nell’incavo. Le stringo e continuo a succhiarle, sono in estasi. Anche tu mi tocchi le tette, ma sei più dolce, quasi adorante. Mi fai sentire una donna splendida. Lecchi i miei capezzoli e poi scendi giù fino al bacino. Me lo massaggi, mi culli mi sbottoni i pantaloni e me li sfili. Mi scosti le mutandine e cominci a succhiarmela. Anche io voglio succhiartela, Donna, vorrei poter avere un cazzo solo per sborrarti dentro. Prendo la tua fica fra le mani, è bellissima e tutta depilata da sotto. Sopra ci sono degli adorabili riccioli biondi che aggroviglio fra le mani e tiro un po’ mentre ci affondo la lingua dentro. Sei dolcissima e così bagnata. Vorrei passare il resto della mia vita fra le tue cosce e stare sempre lì ad annusartela e berti tutta. Mi dici di girarmi e faccio finta di non sentirti. Ed allora cominci a farmi un ditalino. Hai infilato dentro due dita e le muovi sempre più forte, ci infili in terzo e con l’altra mano mi spingi sul clitoride, lo premi, me lo massaggi. Vengo donna, vengo. Eccoti il mio orgasmo, eccoti tutti i miei umori sulle tue mani. Ti faccio stendere e ti struscio la mia fica sulle gambe, sulle cosce. Allunghi un piede e continui a masturbarmi così, mentre ti sono sopra a leccarti le tette. Allungo una mano e ti scopo così anche io, mentre ti succhio i capezzoli ti ritrovo sempre più fradicia sulle mie mani. Godi angelo mio, voglio sentirti cantare di piacere. Mi fermi e mi lecchi le dita. Io ti lecco l’alluce che sa ancora di me. Mi arrotolo accanto a te. Ti accarezzo la pancia e ti stringo. Incrociamo le gambe e restiamo attorcigliate. Continuo a strusciarmi addosso a te, non riesco a smetterla, sono sempre più eccitata. Ne vorrei ancora e ancora. E tu ricominci a masturbarmi, con il palmo della mano spingi sul mio stomaco, mentre le dita mi fanno scoppiare la fica. Ci siamo addormentate così sul mio divano piccolissimo e mi è sembrato un sogno. Il dormiveglia è solo una scusa per annusarti e stringerti ancora più forte. E dirti che sei mia e bellissima, bellissima e mia, come per convincermene.
Due giorni, dopo mi è arrivato a casa una rosa bianca ed un pacco enorme. E’ la tela che hai disegnato per me. E’ un angelo steso, completamente nudo. Da un lato ha un arco e dall’altro delle frecce. Mi riconosco in quei capelli sparpagliati su un cuscino e in quegli occhioni verdi, sgranati, che sembra stiano ancora aspettando qualcosa.
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domenica, novembre 19, 2006
“Che terribile nottata, sempre sveglio…/senza la presenza benedetta/ del tuo caro corpo accanto a me,/ senza la bocca tua tanto baciata/ malgrado la tua astuzia illimitata/ e l’ininterrotta malafede,
senza la tua bocca tutta falsa/ ma così franca allorché ci penso, che consolarmi sa sotto l’aspetto e sotto la specie di una fragola/-e, buona commedia!- di un parlare/ molto plausibile sicuramente,/
e soprattutto senza il pentacolo/ dei tuoi sensi, senza il miracolo/ unico e molteplice, fiore e frutto, dei tuoi occhi implacabili di strega/ dolci e implacabili alla tua maniera…/Oh, mio Dio, che terribile nottata!”
Canzoni per lei-P. Verlaine
“…forse tu non sai chi sono io!”, dio quanto trovo divertente chi infila questa frase nei suoi discorsi, soprattutto nella fase della presentazione. Ero lì lì per scoppiare in una grassa risata ma hai subito continuato, perorando la tua causa “…se lo sapessi, se sapessi quanto sono importante non faresti così tanto la preziosa!”. Qualcuno dovrebbe spiegare a certi giovinastri dal petto depilato che organizzare eventi mondani non vuol dire essere Senatori a vita o premi Nobel per la pace. “Personalmente penso che tu sia un grande, un grandissimo spocchioso”. Giro i tacchi e subito mi hai tirato un braccio, in modo decisamente poco galante. Mi hai allungato un bigliettino da visita ed un ingresso gratis per quello che prospettano l’evento del secolo. Oh oh oh! Dovrei forse sentirmi onorata? Il fatto è che spesso, in passato, ho scelto uomini interessanti, spesso brillanti, più che dei tori delle grandissime vacche. Ciò che mi attirava era quello che sembrava essere forza, confidenza in se e la loro libertà. E soprattutto le loro tecniche per spogliarmi velocemente. Poi però ho capito che il gioco non valeva la candela ed ho iniziato una cura “disintossicante”. Capiti nel momento sbagliato, ciccio.
La sera dopo un sms. Numero sconosciuto, come testo una lunghissima fila di puntini di sospensione. Per curiosità ho confrontato il numero con quello del tuo biglietto da visita. Proprio non demordi, eh? Rispondo con una serie altrettanto lunga di punti interrogativi. La tua risposta non tarda ad arrivare: “In quello spazio sei autorizzata a pensare tutto quello che vuoi. Mi piacerebbe sapere però cosa hai pensato”. Che palle ‘sti giochetti da asilo. “Ho pensato che chi manda messaggi vuoti soffre di grosse crisi di egocentrismo”. Un altro tuo messaggio, arrivato con calcolato ritardo “Avrei preferito che avessi pensato qualcos’altro. Comunque non sei andata troppo lontana.” Allora sei davvero più grave di quanto temessi! Ho iniziato il mio silenzio stampa, decretando che no, decisamente, non ne valeva decisamente la pena. La situazione mi ha comunque innervosito e non capisco perché, infilo il cappotto sul pigiama e afferro le sigarette, convinta nel farmi una passeggiata per sbollire un po’. Esco dal portone come una furia e la mia testa ha un incontro ravvicinato del terzo tipo con un petto muscoloso. Un paio di bicipiti mi stringono e prima che iniziassi ad urlare come un’aquila sento “Oh, miss preziosa!”. Mi scappa un “Cazzo!Tu che ci fai qui?”. Mi guardi divertito. Ripeto la domanda, in modo più educato ma sottintendendo che ora, oltre che come egocentrico ti avrei bollato anche come maniaco pedinatore. “A quanto pare siamo vicini!”. Che fortunella che sono… “Volevo proprio invitarti a cena…”. Sei anche decisamente inopportuno. Vorrei poterti spiegare che se una donna ha una stima decisamente bassa di te e del tuo Q.I. ci saranno poche possibilità che lei ti dica di sì. Ma poi penso che tutto sommato è una situazione divertente. Miss Preziosa però deve cambiarsi e non ci pensa neanche a proporti di farti salire da lei, quindi resti giù a farti ghiacciare il culo, un po’ di freddo e di attesa agli uomini non hanno mai fatto male. Il risultato di un velocissimo make up è a dir poco sorprendente (è inutile, l’odore del sesso è sempre il miglior afrodisiaco), un abbigliamento da “mi-tiro-ma-non-troppo-e-comunque-non-lo faccio-per te” fanno il resto. Camminiamo un po’ e ci ritroviamo davanti ad un portone. Nessun insegna, nessuna luce, a meno che non sia un ristorante così esclusivo da preferire l’anonimato, dovrei dedurre che per “invito a cena” intendevi qualcosa fatto da te. Mi preparo al peggio, pizze surgelate e gelato in cassetta. Invece scopro che sei un ottimo cuoco e che quando la smetti di darti delle arie sei anche persino gradevole.
Casa tua però è esattamente, come temevo, quella di una grandissima vacca più che quella di un toro. Continua pure con i tuoi esperimenti culinari, ti lascio solo, ti dispiace se sto un po’ sul divano? Il tempo di stendermi e patatrac, crollo a dormire, colpa di queste giornate in cui non ho il tempo manco per respirare. Ecco però cosa succede ad addormentarsi a casa di “conosciuti”: si viene svegliati da una lingua in gola e da due mani che ti strizzano le tette. Con una zampata mi tiri via la maglietta, mi sembra decisamente troppo tardi per obiettare. Però ho cominciato a prenderci gusto a succhiarti le labbra. Profumi di buono. Anche la tua maglietta è via, posso strusciare le mie tette sul tuo torace, magnifico, glabro. La tua pelle sembra ebano,comincio a leccarti i capezzoli e ad accarezzarti il petto. Tu fai lo stesso. E giù via anche la gonna, ho addosso solo autoreggenti e scarpe, altissime, che non sembri intenzionato a sfilarmi. Comincio a frugare con la mano nei tuoi pantaloni, dio se sei arrapato! Ti sono grata per questa splendida erezione, per il tuo cazzo che già mi fa impazzire. E lo prendo subito tutto in bocca e ti accarezzo le palle. Succhio, succhio, succhio. E poi ti bacio la cappella, succhiandone solo la punta mentre ti faccio una sega. “Che gran porca che sei!”. Sì dimmelo, ancora. Ci guardiamo negli occhi, mi piace vedere che ti faccio impazzire. Mi sposti dal tuo cazzo, stavi davvero per scoppiare, se voglio so essere davvero terribile. Mi apri le cosce e mi apri la fica con entrambe le mani, cominci a leccarmela lentamente, prima solo il clitoride, masturbandomi. E poi ci affondi tutta la lingua dentro, mi apri ancora di più e me la succhi. Grido. Ti supplico di scoparmi. E tu mi infili un dito in culo. Per poi farmi girare a pecora e cominciare a sfottermi da dietro. Il buchetto è già così aperto…Mi fai male, mi fai malissimo, giuro non ce la faccio. Ma tu continui, finché il tuo cazzo non è completamente in culo. Muovo il bacino, Mi sembra di non resistere. E mi blocchi, poggiando una mano sulla mia nuca, immobilizzandomi come una cagna in calore, mordo cuscini e voglio piangere di piacere. E con l’altra mano cominci a masturbarmi la fica, facendomela venire più bollente. Non riesco più ad opporre nessun tipo di resistenza, ed arriva il mio orgasmo, paralizzante, un eccitazione fortissima, un interminabile giramento di testa. Mi senti gridare, pregarti di non smettere più, che voglio essere la tua troia. E mi vieni dentro, la tua sborra nelle viscere e mentre mi scoppi dentro cominci a sculacciarmi le chiappe con entrambe le mani. Mi prendi dai fianchi, non mi consenti neanche il minimo movimento e lascio che ti svuoti dentro di me.
Non appena molli la presa mi rifugio immediatamente in bagno, due giri di chiave nella toppa e mi siedo sul cesso. Mi sento intontita e comincio un po’ ad odiarmi. Nulla di male per carità, ma davanti ad un cazzo del genere perdo completamente la testa. Mi infilo nella doccia e passo qualche minuto sotto l’acqua piacevolmente bollente. Quando esco dal bagno ti ritrovo sul divano, addormentato. Ti studio come si fa con un insetto morto al microscopio, la tua pelle sembra meno perfetta, la tua faccia è quella di un ragazzotto un po’ stupido. Gli uomini come te mi stimolano ma solo per poco, non riuscirei mai ed esserti devota. In cucina è pronta quella che doveva essere la nostra cena. Il mio corpo è tutto un piacevole dolore. Raccolgo in fretta i miei vestiti, cerco di ritrovare una parvenza di normalità. Sgattaiolo via senza salutarti, senza lasciare un segno della mia presenza.
Capiti male ciccio, te lo ribadisco. Ora so che non sono più attirata dai tipi come te. Che sapere che preferisco gli uomini che mi spogliano lentamente!
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mercoledì, giugno 21, 2006
NOTTE. FREDDO.
UNA FIGURA SOLITARIA CAMMINA AI MARGINI DELLA STRADA.
OGNI TANTO SI FERMA PER QUALCHE ISTANTE AD AMMIRARE LE VETRINE SBARRATE DEI NEGOZI CHIUSI.
E’ UNA DONNA A GIUDICARE DAL MODO OSCENO IN CUI DIMENA IL CULO MENTRE CAMMINA.
NON E’ MOLTO ALTA E SEMBRA MAGRA MA IL CORPO E’ RACCHIUSO DA UNA SPECIE DI SOPRABITO SCURO CHE NE NASCONDE LE REALI FORME.
HA I CAPELLI NERI, ME NE ACCORGO PERCHE’ QUANDO PASSA DAVANTI A DELLE ZONE D’OMBRA TRA UNA VETRINA E L’ALTRA SEMBRA UN CORPO DECAPITATO CHE CAMMINA.
LA GUARDO MENTRE PASSA DAVANTI ALLA MIA MACCHINA SENZA ACCORGERSI DELLA MIA PRESENZA.
E’ UNA DONNA, ADESSO NE SONO SICURO, NE SENTO IL PROFUMO, CHE SI INFILA ATTRAVERSO IL FINESTRINO APERTO E PIANO PIANO MI STRISCIA ADDOSSO FINO A BRUCIARMI LE NARICI.
E’ PERICOLOSO CAMMINARE DA SOLA PER UNA STRADA DESERTA. DI NOTTE.
PER FORTUNA CI SONO IO CHE LA STO SEGUENDO.
DA QUANDO L’HO VISTA USCIRE DA UN PALAZZO A TRE ISOLATI DI DISTANZA.
PER FORTUNA E’ UNA DONNA.
SCIVOLO LENTAMENTE FUORI DALL’AUTO, SENZA PROVOCARE IL MINIMO RUMORE PER NON SPAVENTARLA. SAREBBE ANCORA TROPPO PRESTO.
CAMMINO LENTAMENTE. POGGIO COMPLETAMENTE LA SUOLA DELLE SCARPE SULL’ASFALTO BAGNATO PER EVITARE DI EMETTERE UN QUALCHE SCRICCHIOLIO CHE POTREBBE ALLONTANARLA.
POSSO SENTIRE GIA’ IL SUO RESPIRO E CAPTARE L’ANSIA CHE LENTAMENTE LE OPPRIME IL CUORE FACENDOLE CONTRARRE I NERVI E DANDO UN BATTITO A QUELL’ARTO DI PIETRA CHE LE DA’ LA VITA.
E’ A POCHI METRI.
DI SOLITO A QUESTO PUNTO L’ANSIA LE FA VOLTARE IN UNO SCOPPIO DIROMPENTE DI ADRENALINICA PAURA MESTRUALE, MA LEI NON SI MUOVE.
SONO A POCO MENO DI UN METRO DA LEI.
SENTO L’ODORE DELLA SUA PELLE, LA PAURA IMPROVVISA E INASPETTATA SCORRERE TRA LE SUE GAMBE.
PRENDO IL COLTELLO DALLA TASCA DELL’IMPERMEABILE CHE TIENE A FRENO LE MIE NUDITA’.
E’ UN SERRAMANICO. GIA’ APERTO PER RISPARMIARE QUEI POCHI SECONDI CHE SEPARANO LA MIA VITA DALLA SUA MORTE.
LE AVVOLGO IL COLLO CON UN BRACCIO E LE PREMO CONTRO IL CORPO LE DUE LAME CHE LA TRAPASSERANNO.
LEI EMETTE UN MUGOLIO DI PURO TERRORE CHE MI FA VIBRARE QUALCOSA ALLA BOCCA DELLO STOMACO CHE TRA POCO MI TORNERA’ SU.
LA MIA STRETTA E’ FORTE, SERVE A TOGLIERLE IL RESPIRO, LA VOGLIA DI LOTTARE. PER FARLE CAPIRE CHE NON PUO’ SCAPPARE. CHE LA PAURA E’ L’UNICA COSA A CUI PUO’ AGGRAPPARSI E L’ULTIMA CON CUI PUO’ FARE L’AMORE PRIMA DI MORIRE.
NON SA CHE CI VORRA’ DEL TEMPO. MOLTO TEMPO.
LA SPINGO VERSO UN VICOLO BUIO.
IL BRACCIO ATTORNO AL COLLO, IL COLTELLO CHE PREME A FONDO LA CARNE TRA LE SCAPOLE.
RITRAGGO LENTAMENTE LA LAMA PER VEDERE IL SANGUE CHE LA PULISCE E NE LAVA IL FILO, PER POI INFILARLA DI NUOVO RIGIRANDOLA NELLA FERITA CON UNA TORSIONE DEL POLSO.
L’EFFETTO E’ SEMPRE SCONVOLGENTE. IL SOPRABITO LE SI INUMIDISCE, IL DOLORE, SOFFOCATO DAL MIO BRACCIO, SI ESPRIME IN UN RANTOLO DEL MIO STESSO PIACERE.
UN PO’ DI BAVA SCARLATTA LE COLA DALLE LABBRA MACCHIANDOMI L’IMPERMEABILE.
SO GIA’ CHE NON ANDRA’ VIA CON UN PO’ DI DETERSIVO.
MEGLIO COLORARLO TUTTO A QUESTO PUNTO.
LA TRASCINO NEL VICOLO E LA SPINGO CONTRO IL MURO UMIDO. LA FACCIO GIRARE PER VEDERLA IN FACCIA.
E’ BELLA. TROPPO. IL CONTATTO DEL COLLO NUDO CON LE MATTONELLE AMMUFFITE LA FA RABBRIVIDIRE.
SO GIA’ QUELLO CHE STA PER FARE E FACCIO APPENA IN TEMPO A SPOSTARMI DI LATO.
DALLA SUA BOCCA GRAZIOSA ESPLODE UN GETTO DI BILE SANGUINOLENTA.
SARA’ PIU’ BELLO BACIARLA ADESSO.
LE PREMO LA LAMA SUL COLLO SORRIDENDO AL SUO TENTATIVO DI RITRARLO IL PIU’ POSSIBILE CONTRO IL MURO, POI AFFONDO DI PIU’ ED UN RIGOLETTO DI VINO ROSSO LE COLA DALL’ESTREMITA’ DESTRA DI UN LABBRO.
LA BACIO PENETRANDOLA CON LA LINGUA PER ASSAPORARNE LA PAURA NON ANCORA ESPLOSA CHE LE E’ RIMASTA IN GOLA.
LE APRO IL SOPRABITO MACCHIATO DI VOMITO E DI SANGUE.
SOTTO E’ NUDA. ANZI NO. INDOSSA UN PENE FINTO D’ACCIAIO INFILATO PER META’ NELLA VAGINA.
LE ESTREMITA’ DEL GLANDE D’ACCIAIO SONO AFFILATE.
MI SFILO L’IMPERMEABILE. E MI FACCIO PENETRARE DAL SUO PENE TAGLIENTE. SENTO LE LABBRA DELLA VAGINA ALLARGARMISI A DISMISURA E COLARE DI DENSITA’.
MI SVEGLIO DI SOPRASSALTO. MADIDA DI SUDORE. HO SOGNATO ME STESSA
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martedì, giugno 20, 2006
Il mio unico pensiero...sei questo per me
-Stenditi per favore
-non devi chiedermi per favore padrone
- ubbidisci su
la vedo sdraiarsi sul letto di fiori che ho preparato per lei. Nuda, nella sua morbidezza di donna. Con le gote rosse che le colorano il volto, nel suo pudore di bambina. Mi avvicino e le porgo la benda nera. Alza leggermente la testa, scostandola dalle lenzuola. Le sue dita sottili accarezzano la stoffa e la avvolgono delicatamente attorno al capo. Quando il collo poggia di nuovo, l'oscurità le dona un sussulto...un brivido che delicatamente le percorre tutto il corpo. lentamente mi avvicino. Siedo a terra, poi mi metto in ginocchio e mi delizio a guardarla. Il mio respiro ogni tanto la tocca...e il suo corpo risponde con imperccettibili movimenti di desiderio. Le punte dei suoi seni si ergono da sole. Senza che le sfiori nemmeno. La pelle scura ha un odore piacevole e al tempo stesso aspro. le mie labbra le sfiorano un fianco...per un attimo la vedo inarcare la schiena...poi un sospiro sembra tranquillizzarla...ed è di nuovo immobile. La mia bocca percorre il profilo dei suoi seni. Prima uno, poi l'altro. La lingua scivola sulla la levigatezza della sua pelle di seta.. le mie mani le aprono le gambe in un invito gentile. L'amore che prova per me le scorre tra le cosce. timidamente lo assaggio per poi assaporarlo con l'intensità del mio viso intero. entro in lei con la lingua, la esploro...bevo l'acre bevanda che il suo corpo ha deciso di donarmi, mentre la sua voce diviene la melodia che accompagna i miei movimenti...
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martedì, maggio 23, 2006
Il risveglio.
Nessun appuntamento preciso. Solo un vago arrivederci e un paio di chiavi. Arrivo sotto casa sua molto presto. Il sole è da poco spuntato e inizia a riscaldare.
Apro il portone e salgo le scale con il solito nervosismo pre incontro. Apro la porta con tutta la calma possibile, entro e chiudo piano ed inizio a spogliarmi. A piedi nudi sul pavimento leggermente freddo percorro il corridoio e sono davanti alla sua camera con la porta aperta.
La finestra è aperta e si sente il calore del sole che inizia a riempire la stanza, lei è sdraiata di lato, vestita della sola maglietta e le coperte coprono giusto le gambe, rimane scoperto il sedere nudo. Mi avvicino guardandola e guardando come il sole si appoggia su di lei. Con la mano le accarezzo il fianco e scendo sulla gamba scostando del tutto la coperta e le do un bacio sulla guancia. Non so se per reazione inconscia o per una voglia di giocare subconscia si mette pancia in alto. Mi perdo un poco sul suo sguardo felice. Le vedo i capezzoli sotto la maglietta e scende il mio sguardo fino al pube rasato. Scalcia ancora un poco per togliersi le coperte dalle gambe e per farsi riscaldare dal sole… o forse per invitarmi..
Mi appoggio delicatamente sul letto, ai suoi piedi e delicatamente la bacio sulle labbra che ha offerto al sole. Le mie labbra umide incontrano le sue calde e lisce. Un bacio appassionato.
Bacio ancora con più vigore, sentendola gemere. Non so se stesse pensando ad un sogno ma i suoi movimenti portarono le sue mani sulla mia testa spingendola più dentro di lei.
Ogni goccia di questa calda rugiada di primo mattino era mia. Ed ogni gemito nostro.
Mi muovo lento e assetato dentro di lei, per bere di lei, facendomi guidare la testa dalle sue mani, e il mio ritmo dai suoi gemiti. Il calore del sole è nulla in confronto al calore che viene da lei e che stiamo creando.
La mia eccitazione è tanta che sento di dover interrompere questo bacio.
Mi alzo e mi faccio avanti, vedo i suoi occhi che si chiudono velocemente mentre mi alzo, come per far finta di dormire ancora. Ad occhi chiusi le nostre labbra si incontrano, a labbra aperte cola il suo sapore sulla sua lingua e un bacio appassionato salda i nostri corpi. I nostri sessi si fanno vicini, una scarica elettrica ci percorre quando i sessi si toccano, ma ancora più forte è quando pian piano inizio ad entrare in lei e spingendo forte con tutto il corpo una volta arrivato in fondo. Vicini come un corpo unico, e un unico movimento che muove il letto e lo fa ballare, con colpi decisi verso il muro.
Apre gli occhi ai primi gemiti decisi, “Buongiorno” mi dice e le sue gambe si legano alla mia vita per poi venir girato di lato e messo spalle al letto, ancora dentro di lei. Da preda a predatore, ora sono io che sento le sue spinte, la sento sopra ed agitata dalla passione. Gambe aperte se ne sta sulle ginocchia e mi tiene le mani sul mio petto mentre mi cavalca.
Colpi forti mi fanno sentire in paradiso, di godimento e passione, e ad ogni colpo un sussulto, uno sguardo, gemiti e urla, una miscela che cresce con l’incedere di questa cavalcata. Metto le mai sui suoi fianchi, come per seguirla meglio, e lei lascia le mani dal mio petto per togliersi la maglia.
Mi guarda con un sorriso tagliente, incrocia il mio sorriso beato e coinvolto e spinge più forte e torna a piegare leggermente la testa indietro e io con lei. Le mie mani scivolano dai fianchi al seno, tenendolo su e palpandolo e stringendolo.
Corpi che danzano e respiri e gemiti che suonano. Mani che si muovono dal suo seno al suo collo per tornare sui fianchi e finire sul sedere e sentire le sue mani che incontrano fugacemente le mie, per graffiarle, accarezzarle, prenderle e perderle, mentre nella maestosa passione di corpi e sesso le sue dita toccano il suo visto coperto dai capelli, toccano il suo seno che salta ad ogni colpo e il mio petto caldo.
Il sole in questi minuti si è fatto alto, come per spiarci e godere con noi, il calore prendere esempio da noi e sentire il nostro sudore. Corpi nudi e pieni di passione e sesso si trovano nell’orgasmo che sta per arrivare.
Le mani sue come per spingermi contro il letto,come per trovare ancora più forze nel suo saltare e prendermi dentro, forte, forte, ancora più forte, dentro, nelle vene, nel cuore e nel pensiero.
Ogni salto è minuzioso nel arrivare appena sotto la sommità per poi scendere con forza fino in fondo, un crescendo che riempie l’aria del sudore e profumi dei due corpi, riempie il caldo mattino della melodia creata. Forte, forte ancora più forte il mio corpo è fermo in attesa del momento, sente arrivare ad ogni colpo avvicinarsi il momento, ad ogni suo gemito, forte, urla, non soffocate, sente arrivare il momento in cui si esplodono i piaceri nel loro apice.
Mi guarda per farmi capire, freno come posso il mio arrivo, forte incede, una corsa a piedi nudi, per raggiungermi e mettere il mio corpo al limite della resistenza. Forte contro di me, dentro di lei, forte ancora, il segnale, le mani che graffiano il petto ed esplode corale l’orgasmo, sentendo il fiume copioso dentro di lei scorrere nel suo orgasmo che diviene mio riempiendomi, e risvegliandomi.
Risvegliandoci.
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venerdì, maggio 19, 2006







guardarti è la mia perversione
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giovedì, maggio 18, 2006
"J'ecris poru une douzaine d'ames que je ne verrai peut-etre jamais, mais que j'adore sans les avoir vues",scriveva Stendhal. Causa problemi di connessione e logistica varia chiedo scusa per il lungo periodo d'abbandono. Ma per fortuna Fantasieerotiche è in buone mani:)
Posto qualcosina, pensieri alla spicciolata, erotici nel senso più lato del termine,giusto per salutarvi:)
C’è una dolcezza giù nella vita/ che non cambierei con niente Di ciò che appartiene al cielo./ E’ quando chissà da che, perché cominciano Tra due bocche estranee sino ad allora/ i miracoli tiepidi dei baci Giuseppe Conte
Il mio “ex storico” mi diceva sempre che puoi capire se una persona ti ama solo dopo averci fatto l’amore. Io non ci credevo, la teoria mi sembrava solo piuttosto divertente. In questi “mala tempora currunt”, fatto per lo più di incontri occasionali, la sua teoria mi è tornata in mente ed ho cominciato a far caso alla velocità con cui ci si riveste per evitare di realizzare che si è con uno perfetto sconosciuto. E che tutto sommato, arrivederci e grazie, potresti anche toglierti fuori dalle palle, ora. Con Marco è stato diverso. Abbiamo dormito insieme. Ed è stato questo ad avermi fregata. L’ho conosciuto ad una festa di laurea, ero gia decisamente alticcia, “andante con brio” quanto basta per risultare ancora più esuberante del solito. Lui che è bello, bellissimo, il cuore che fa un triplo salto mortale vedendolo ed il cervello, quel poco che ne era rimasto che mi diceva che era “impossibile”. Abbiamo parlato di yacht, lui che è un esperto ed io che non ci sono mai salita manco una volta su uno. Eppure la sottoscritta era lanciatissima nella discussione, al punto tale che la sera l’aspirante Onassis ha confidato ad un amico in comune quello che è stato il più bel complimento che mai mi abbiano fatto. “Lei è una persona così intelligente…sa quando star zitta e sa quando parlare…e quando lo fa, lo fa solo con cognizione di causa”. Insomma, ci siamo rivisti. Lascio a lui la scelta di un bel locale e di bella gente. Mi sembra ancora più bello ed io mi sento incredibilmente fortunata ad averlo accanto. Ancora una volta l’alcool è stata la mia scusa per piroettare fra le sue braccia e sussurrargli nell’orecchio che cominciavo già a non reggermi in piedi. Siamo finiti da me. Quando mi sono accasciata sul letto mi ha tolto via gli stivali e ha cominciato a massaggiarmi i piedi, sta bene la mia stellina? Ha acceso una candela che avevo sul comodino ed ha spento le luci. Abbiamo continuato tutta la notte a cercarci, un sonno labile, intermittente, si finiva e ci si addormentava, e ci si svegliava non appena uno dei due realizzava la presenza dell’altro accanto. Penso di aver abusato di ogni sua erezione, gli salivo addosso a cavalcioni non appena, mentre di dormiva, sentivo il suo cazzo spingermi timidamente dietro la schiena. Non so perché quella sera non mi sono ribellata al fatto che dormisse da me. La chiamano “empatia” ma potrebbe essere solo curiosità. Fatto sta che abbiamo continuato a cercarci. Tutte ottime e libidinosissime prestazioni in pista, non c’è che dire. Ma, quando il romanticismo mi pugnala alle spalle, quando penso a Marco, più che alla sex machine sorrido pensando alle notti passate insieme, a come restava avvinghiato al mio corpo e ai baci che mi dava nel sonno, e alla serenità, la sicurezza che quelle notti non sarebbero mai finite. (“You’re just a little, romantic, italian girl!”-ci dava dentro una mia amica di Chicago, come se fosse un’offesa!) -C’è qualcosa di te che non capisco e che mi attrae misteriosamente. Penso che tu sia una gran bella persona. Ma che potresti farmi anche tanto male…-pensavo ad alta voce, testa poggiata sul suo petto, mentre aspiravo boccate di fumo. -Stai correndo un grosso rischio, allora…lo sai?-aria da duro e sorrisino di chi la sa lunga -Penso che ne valga la pena…gli ho risposto scrollando le spalle. Lo penso ancora. Nonostante ad un certo punto se la sia data a gambe levate. Ma come prevedevo, più per egoismo che per cattiveria. Lo stesso egoismo che a mia volta mi spingeva ogni volta a restare a dormire con lui. Lo stesso egoismo che mi impedisce ogni volta di rimanere sola. E per una serie di fortunate congiunzioni astrali ora c’è Roberto. Parlavo dei Clash e lui aveva la cassetta in macchina. Siamo nati lo stesso giorno. Ed abbiamo gli stessi occhi verdi che sembra possiamo entrambi guardarci allo specchio. Dice che sembro Bambi, mentre e alle mie spalle e mi accarezza la schiena, nuda. E poi che sembro uscita da un cartone animato di quelli giapponesi, porno, dove le protagoniste sono scolarette e hanno le tette grosse. Ridiamo come pazzi, mi trovo bene a ridere con lui. A scopare con lui. Dice che il cazzo in bocca mi sta benissimo, “mai visto una ragazza a cui il mio cazzo dona così tanto”, ma secondo me è solo una scusa per continuare a farselo succhiare. E lo faccio, non potrei mai negargli nulla. Potrei quasi innamorarmi di lui. -L’importante è che non ti innamori di me-aria da Jhon Wayne mentre mi allunga una sua maglietta. Era la seconda sera che ci vedevamo e mi offriva ospitalità a casa sua. Cazzo, mi legge anche nel pensiero? L’amore è solo la scusante uterina che gli le donne affibbiano ai loro istinti da zoccola, mi verrebbe da dirgli. Ma sto zitta. E mi godo il suo abbraccio mentre faccio finta di essermi gia addormentata. L’importante è che dormiamo insieme.
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mercoledì, maggio 10, 2006
-Muoviti adesso e non fiatare-
Le sue parole mi schiaffeggiano, il vento mi scompiglia i capelli mentre l'asfalto caldo della strada mi brucia i piedi nudi. ho paura che qualcuno mi possa vedere, così nuda con le mani legate dietro la schiena, col sesso allargato dalle catenelle.
-ti prego- sussurro, e la mia voce arriva da lontano. ho paura e so che verrò punita per la mia impudenza. una scudisciata mi colpisce i seni con violenza, sento il calore del sangue che mi colora la pelle e scivola lungo il mio ventre. arriviamo in un parco. semideserto. lungo il tragitto un paio di ragazzi ci hanno visti e hanno continuato a seguirmi alternando commenti feroci a risate sguaiate e volgari.
Lui mi fa cenno di sedermi su una panchina. il freddo mi entra dentro e spinge le punte dei miei seni a ergersi come non avevo mai visto. mi accorgo di tremare leggermente. le gambe sembrano non volersi fermare. Lui mi guarda in quel modo penetrante che mi fa abbassare subito gli occhi e mi rende debole. poggio un piede sulla panchina, l'altro sulla ghiaia. si avvicina. apre la serratura che mi blocca i polsi. lentamente, come mi ha insegnato, faccio scendere la mano sul mio basso ventre. inizio a carezzare il sesso nudo e liscio. come lui mi ha ordinato. mi soffermo sul clitoride. un tocco leggero e lo sento indurirsi. adesso non devo attardarmi. non vuole che arrivi al piacere vuole solo che mi bagni quanto basta per penetrarmi. Chiedo timidamente il permesso di succhiarmi le dita. Lui non risponde, un altra staffilatasul seno. trattengo appena le lacrime. entro dentro di me con tre dita. e sento dolore. ma le mie espressioni e i miei gesti servono solo a renderlo felice. e mi dipingo sul volto l'immagine di una puttana. fingo di godere e inizio ad ansimare...mentre attorno a noi si raduna una folla di avvoltoi che implorano di assaggiare le mie carni. dura tutto pochi istanti. E' contento della mia umiliazione. mi fa alzare e poi piegare a terra, con il busto e i seni schiacciati sul freddo della panchina. adesso sono merce di scambio. li sento contrattare un prezzo bassissimo. si accontenta di un euro a apersona. e iniziano. uno dopo l'altro. non mi vengono mai dentro. lui non vuole. lui vuole che sia la mia bocca a dargli soddisfazione. il mio culo serve solo per velocizzare le cose. ogni volta la mia bocca si fa ricettacolo della brama e la stanchezza di chi ho davanti. non li guardo nemmeno. con le dita come stessero accarezzando le corde di un'arpa, li scopro e le mie labbra li accolgono. la mia lingua li accarezza e li avvolge. ruotando su di essi e rendendoli più duri. poi la mia bocca fa il resto. li strofino sul palato e contro le pareti della gola. fino in fondo come mi è stato detto di fare. quando li sento vibrare li allontano quel tanto che basta perchè il piacere mi arrivi sulla lingua.e poi lo guardo, ogni volta, e bevo. facendo finta di dissetarmi col nettare che ha deciso di donarmi.
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mercoledì, maggio 03, 2006
-Vorrei che trattenessi il respiro. per me.
voglio guardarti mentre mi regali la tua vita. solo per obbedirmi.
-lo farò-
Poggia il viso sulla mia spalla, le labbra contro il mio collo. la guardo lottare con sè stessa. la sento tremare. le prendo il volto. lo tengo stretto tra le mie mani. lei mi guarda. i suoi occhi mi chiedono pietà. iniziano a lacrimare. li bacio e le dico no col capo. le sorrido come non ho mai fatto...forse perchè in questo momento sento di amarla per la prima volta. Avvicino la mia bocca alla sua e le schiaccio le labbra con le mie. così non potrà aprirle neanche volendo. Le mie dita le premono le narici tenendo chiuso il naso. vorrei accarezzarla...vorrei penetrarla così mentre mi muore addosso... una scossa violenta. un'altra. le catene che le stringono i polsi tintinnano e suonano la più bella melodia che abbia mai udito. è come un orgasmo. chiude gli occhi e non li riapre più.
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martedì, aprile 18, 2006
La Foto
Un gioco nato per fraintendimento. Divertente, pacato, eccitante. Capire male un discorso, iniziare a spedirsi qualche foto, capire cosa di è frainteso, riderci sopra e continuare il gioco. I discorsi in equilibrio fra il detto non detto, come foto con il vedo non vedo, quindi chiari se quelli che parlano si capiscono. Apprezzamenti velati, desideri non sempre celati ma che escono in toni tenui.
Poi una scommessa, in palio una foto,”se vinci tu mi fai la foto, decidi tu come, solo una”. Vinsi.
Lei è Donna, più grande di me, Donna vera, al 100%, scherzosamente dice di aver un fisico da rottamare, come dice al suo istruttore in palestra, ci sta lavorando per essere perfetta come vorrebbe lei, ma anche ora, con curve abbondanti, induce a pensieri peccaminosi e belli.
Arriva il giorno della foto, ma questa volta non sono autoscatti, sarò io l’artefice di un mio desiderio. eccitazione palpabi |